Magazine Diario personale

Una seconda opinione (se interessa)

Creato il 07 giugno 2013 da Oggimordo @OggiMordo

Una seconda opinione (se interessa)

Twickenam Stadium

Per una incredibile concatenazione di botte di culo, mi trovavo a Londra nei giorni scorsi e sono stata invitata al concerto organizzato da Chime for Change.
"A quella mega-roba-lì?" Come mi ha detto Padre Mordo, dopo avere visto un servizio al TG1.
Sì, a quello.
Se avete visto i servizi o letto qua e là su internet, sapete le cose fondamentali. Però non credete a tutto quello che vi dicono, per esempio su repubblica.it hanno scritto un articolo farcito di nomi che non si sono visti nemmeno con il lanternino: Ziggy Marley, Cameron Diaz, Kylie Minogue, Katy Perry, Gwyneth Paltrow e Halle Berry. Posso dire che non ero vicinissima al palco, ma queste persone nel front stage non si sono proprio viste.
Invece posso dirvi chi ho visto, e come l'ho trovato/a, se vi interessa.
Il concerto si è aperto con Jesse James, vestita di un pantalone paillettato e un top effetto canotta-tagliata-appena-sotto-il-buongusto. Come si dimostrerà più avanti, il nuovo trend della moda pop è "crisi & less is best", quindi si taglia sempre una parte: o quella sopra o quella sotto. Jesse ha scelto il sopra, dall'ombelico ai capelli. Zac.
E' seguito il benvenuto della padrona di casa Salma-celhofatta-Hayek-Pinault (come si fa chiamare ora), in splendida forma anche se aveva appena finito di festeggiare il suo mesiversario con uno degli uomini più ricchi di Francia a Venezia (tra l'altro con degli ospiti di tutto rispetto: Barbara Berlusconi, Allegra Versace, Margherita Missoni... forse Salma crede di avere ancora 25 anni).
Poi è arrivata Rita Ora, con uno smocking di paillettes ORO, e quando si è tolta la giacca indovinate cosa indossava sotto? Un top sportivo, tipo di quelli che vendono nelle televendite. Come dicevo, bisogna risparmiare.
Poi è arrivata lei. Niente da dire sulla voce delle prime due, e sull'acustica di quel tempio del rugby che è il Twickenham stadium, ma lei è una spanna sopra. Anche se non sei una sua fan, lo diventi. Entra sul palco indossando un meravigliuoso Gucci (sponsor della serata e dell'organizzazione del concerto) verde smeraldo, con tanto di mantello agganciato al collo con dei bijoux che le illuminano il viso pallido. Florence entra in scena al suono degli archi e canta una versione lirica di You've got the love da pelle d'oca. L'impressione che si ha è che lei sia completamente sbeledrita, come si dice a casa mia, cioé svaporata, in un altro pianeta, ma accidenti, che voce. Il delirio pubblico sale di un'ottava.
L'unica star italiana presente era Laura Pausini, e francamente era superflua. Capisco che lei sia l'unica cantante internazionale che abbiamo, ma, siamo onesti, in UK non se la fila nessuno. Ha cantato Io Canto, in italiano, e una versione in inglese di In Assenza di te. Nessuno ha cantanto, a parte il suo onnipresente fansclub. Non lo so, ma io non ho bisogno di un'artista italiana per sentirmi italiana a Londra.
Per di più, ha cantato con il cappotto. E un foulard talmente grande da arrivarle alle ginocchia.
Laura, hai tutto il diritto di non essere in formissima a pochi mesi dal parto, anzi, noi ti ringraziamo per essere una donna normale e non come Belen, però non riesco a credere che non ci fosse una alternativa meno banale. Dopo Florence, hai fatto la figura della pigiamara.

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Laura incappottata


A un certo punto è comparsa questa tizia, di cui non ho capito il nome, ma che oggi mi ritrovo a tutta pagina su Metro: si chiama Iggy Azalea, e il suo nome non compare tra le parole suggerite di Google cercando "Azalea", per cui mi ritengo autorizzata a  non conoscerla. E non è è nemmeno una rap star europea come dice Metro. E' Skipper con una coda di capelli finti da fare invidia a Varenne, le calze a rete color carne, gli stivali delle majorette e una gonna degna di una esibizione di pattini sul ghiaccio, che canta in playback. No comment.
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Saltiamo qualche nome, anche se John Legend e Timbaland hanno fatto salire il livello facendo cantare e ballare lo stadio, per arrivare a Jenny-stocazzo-from the block. Lei ha scelto di dimenticarsi i pantaloni, come nelle sue ultime performance, e di aggiungere un tocco di eleganza con dei cuissardes da cubista. Deve avere letto le recensioni alla sua mise da struzzo rosso (al minuto 2:04), perché si è coperta  il notevole fondoschiena (notevole nel senso che si nota per le dimensioni) con delle frange da guerriera porno. Un esempio di eleganza sopraffina, insomma. Però si può dire tutto, tranne che non sappia reggere la scena. Da piccola provinciale puritana, devo dire che ho trovato alcune mosse a quattro zampe, a mo' di velina, un po' eccessive, per una donna di quarant'anni e due figli. Non ne hai davvero bisogno, per essere sexy, Jenny. E ti ricordo che siamo qui a parlare di problemi delle donne, con queste mosse stai negando il concept della serata.
Infine lei, la padrona di casa, la presidentessa di Chime for Change. Presentata da Salma-hovintoio-Hayek e Frida Giannini, signori e signore su il sipario per Beyoncé. La regina della scena ha tenuto il palco per quasi un'ora, con un medley che andava dalle Destiny's Child all'ultimo album, compresi tre cambi d'abito, un trilione di ballerini ed effetti speciali.
Beyoncé ha scelto la versione no pantaloni, solo coulottes, ma era veramente in forma. Non credete alle foto in cui sembra avere le cosce grosse, se lei ha le cosce grosse, le dita della vostra mano sono più grosse.
Per non farsi mancare nulla, ad un certo punto è arrivato pure JayZ, che l'ha abbracciata e baciata mentre rappava con la stessa naturalezza come se fossero nel salotto di casa loro, per dire quanto fossero a loro agio sul palco. Una macchina da show, questi BeyonceS.

Ho apprezzato che nei video preparati appositamente per la serata, abbia inserito delle immagini della sua vita privata (con la figlia, in vacanza, struccata...), mi ha dato l'impressione di essersi messa in gioco, di averci messo del suo.
Beh, la voce, chevvelodicoaffare, non si discute. Ciliegina sulla torta, l'attacco di I will always love you. Lacrimoni a profusione. Non ha fatto tutto il pezzo perché di Whitney ce n'è una sola, ed è meglio fare un piccolo omaggio che tentare di copiare il mito (anche se credo he a livello di corde vocali, ce la potesse fare benissimo). Furba come una faina, Beyoncé.
A un certo punto della sua esibizione, mi è balenato alla mente che lei potesse essere più giovane di me e sono stata sull'orlo della depressione. Ma mi sono impegnata a cantare All the single ladies più forte e ne sono uscita. Alla fine ho scoperto che ha ben un anno in PIU' di me, fiuuuu, sono salva!
Ad ogni performance canora si intervallano degli attori che leggevano dei messaggi (preparati) sull'importanza dell'istruzione femminile nei paesi sottosviluppati, sulle violenze e sui maltrattamenti che subiamo in ogni parte del mondo. Non riesco a immaginare il senso di inadeguatezza che deve provare un uomo nel leggere la parola "stupro" davanti a un pubblico composto al 90% di donne giovani. Ma forse James Franco e Ryan Reynolds non se ne sono resi conto, a causa del frastuono prodotto dalle grida isteriche del pubblico.
Un'altra che si dovrebbe sentire inadeguata è Blake Lively (prendi due paghi uno con il marito) che ha sorriso a 400 denti per tutto il tempo del suo discorso, che parlava di violenza sulle donne. Sei sul pezzo, amica.

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Blake-era meglio se stavi a casa-Lively


Anche la nonna di Madonna si è presentata per questa incombenza. Vestita di un dolcevita nero e un pantalone a palazzo, dai quali si intuiva una forma fisica strepitosa, la vegliarda ha fatto il suo discorsetto, ma sono certa che nessuno l'ha ascoltata: eravamo tutti troppo impegnati a ricordare la sua vera faccia sotto tutta quella chirurgia estetica. Non posto foto perché anche dei minorenni leggono questo blog, ma le trovate dappertutto.
Il neo più grande della serata è stato l'odore di mutande sporche proveniente dai due cciòvani seduti di fronte a me. Conoscete i luoghi comuni sugli inglesi e la loro allergia all'igene personale? Beh, sono falsi. Ho preso treno e metro, sono stata in mezzo alla calca del concerto e alla folla dello shopping. Nessuno puzzava. Forse gli inglesi non abbondano con il profumo come noi e i francesi, ma giuro che nessuno puzzava. Ci volevano due sedicenni greci a rovinare l'atmosfera. Lui e lei, che ovviamente non conoscevano Simon Le Bon, che usavano il telefono non per fare foto, ma per controllare se erano pettinati, e che ci hanno costretto ad alzarci ogni volta che lo facevano loro, per evitare di restare all'altezza delle loro mutande, evidentemente non tanto spesso mutate. Very bleah.
Dicevo che non avevo bisogno di una cantante italiana per sentirmi italiana. Lo sapevano tutti che ero straniera. Sapete come si capiva che io e la mia collega eravamo italiane?
Dagli abiti firmati? No.
Dal fatto che non eravamo vestite come se fossimo in spiaggia e invece c'erano 9°? No.
Dal fatto che cantavamo in pessimo inglese? No.
...
......
.........
Dal fatto che non abbiamo bevuto.
Ogni persona attorno a noi, non importa chi si stesse esibendo, si è alzata almeno 4 volte: due per il fritto e due per la birra. Per la quale c'erano delle pratiche confezioni da 4 bicchieri portabili, quindi ognuno di loro si è scolato dal mezzo litro al litro di birretta.
A un certo punto le persone che erano con noi ci hanno chiesto:"State bene? Non state bevendo!"
Cioé, erano PREOCCUPATI del fatto che non bevessimo.
Sono strani, questo inglesi.
Tutto sommato è stata una serata divertente, non importa di chi fossi o non fossi fan (più o meno nessuno). Non importa se io e la mia collega abbiamo impiegato 3 ore totali per tornare a Londra, perché non c'erano taxi ("State scherzando, i taxi non arrivano fin qui!" Ma noi pagheremmo! "Non importa!"), salendo abusivamente su un bus solo perché ci salivano tutti ("Da qualche parte andrà") e aspettando un taxi per fare 2 km in città perché le metro erano già chiuse. La serata valeva l'impresa.
Magari la prossima volta torno a Twickenham per vedere qualcosa di serio, tipo il rugby.

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