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Unità nazionale e deriva populista

Creato il 05 maggio 2010 da Marce982

Unità nazionale e deriva populistaSi fa tanto parlare in questi giorni di Unità nazionale e del 150 anniversario che si festeggerà (forse?) il prossimo anno.

Questo chicchiericcio mi ha dato l’occasione per riflettere sulla politica italiana e sul modo fatto che essa, negli ultimi anni, abbia perso quasi totalmente di vista il suo ruolo nella società. Quella che doveva essere la sua funzione di guida e di governo si è trasformata in una costante ricerca del consenso a discapito dell’attuazione di misure che – per quanto impopolari – si sarebbero rivelate fondamentali per la  salvaguardia dell’interesse pubblico.

Si tratta di una deriva populista che, nel breve come nel lungo periodo, rischia di incrinare l’equilibrio sociale e di lasciare in eredità alle nuove generazioni, che ancora sono tenute lontane delle “stanze dei bottoni”, un Paese allo sbando.

«Al popolo piace questo, quindi glielo diamo», questa è la frase che si sente di più in giro, come se la ricerca del consenso a tutti i costi sia un valore assoluto. Come se l’unica cosa ad avere un peso fosse riuscire a mantenere le proprie posizioni ottenute attraverso chi sa quali stratagemmi e compromessi. Si devia l’attenzione da problemi concreti per sostituirli con argomenti di poco conto che hanno soltanto lo scopo di distrarre l’attenzione e smorzare le tensioni.

Francamente, la ritengo una pratica subdola e molto poco lusinghiera per le nostre intelligenze.

Questo è un Paese in balia dei poteri forti (banche e petrolieri al primo posto) o delle minoranze chiassose e questo avviene a causa di una politica debole, inerte, che non riesce a far rispettare le regole di base, poiché spesso sono i politici in primo luogo a violare le leggi e a farne carta straccia, a farsi beffe delle norme.

Ci sono problemi che andrebbero affrontati con maggiore piglio, cercando di tutelare l’interesse collettivo: contrastare l’aumento del tasso di disoccupazione e degli inoccupati che, soprattutto tra i più giovani, sta raggiungendo livelli altissimi e preoccupanti; sostenere l’istruzione e la ricerca con investimenti sostanziali che possano adeguare l’Italia almeno alla media dei paesi europei; ristrutturare il sistema produttivo che langue alla sbarra e non riesce a svilupparsi, schiacciato dalla concorrenza estera e da uno scarso potere d’acquisto dei salari nazionali; calmierare i prezzi dei carburanti dando una stangata alle compagnie petrolifere che si credono onnipotenti; valorizzare il sistema del terziario soprattutto in ambito turistico, incentivando iniziative eco-compatibili e mettendo in mostra le bellezze del nostro patrimonio artistico e paesaggistico; delegificazione e snellimento dell’apparato legislativo; estirpazione del fenomeno dell’evasione fiscale, soltanto per citare alcuni interventi tra i più pressanti. Insomma, di cose da fare ce ne sarebbero, intanto però si continua a discutere di cose di poco conto alle quali si dà un peso eccessivo con la mira di insabbiare i problemi più gravi. Così si parla a vanvera di federalismo (fiscale?), di intercettazioni (e pubblicazione delle stesse), di giustizia giusta (uno dei più grandi ossimori della storia dell’umanità), di leggi e leggiucole atte soltanto a salvare le chiappe del politico o amico di turno, senza riflettere sulle conseguenze che queste avranno sul sistema.

Credo che dare agli elettori ciò che “vogliono”, invece di quello di cui hanno necessità, sia una scelta deleteria e molto lontana dal ruolo che dovrebbe ricoprire la politica. L’amministrazione dello stato è una cosa seria, lasciarla in mano a incompetenti mina le fondamenta del futuro dell’Italia. Siamo forse l’unica nazione al mondo che tollera l’inefficienza dei suoi funzionari pubblici e della classe politica.

Il dibattito è sterile, demagogico e orientato al caos. Credo che ci meritiamo di meglio.

Stay tuned.

Unità nazionale e deriva populista

www.youtube.com/watch?v=k60i0es8gb0

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