Magazine Libri

V) i figli dei marinai

Da Foscasensi @foscasensi
Quando mi sono coricata, la terza notte dell'ottavo settembre trascorso dal giorno della nascita, non avevo dubbi che qualcosa non andasse.
Era la prima cameretta vera dopo due anni di accampamenti e sistemazioni di fortuna, aveva soffitti bassi e una caligine grigia sedimentata sui muri, effetto del riscaldamento a carbone.
Una volta per settimana, Mamma mi portava al catechismo a piedi e mi lasciava sul sagrato in compagnia di una signora senza denti. Avevamo una stanza tutta per noi. Quando eravamo un bel gruppo la donna chiudeva la porta a chiave e si sentiva il sibilo che si fa con la lingua per intimare il silenzio.
La stanza aveva il pavimento rosso e i muri a piastrelle, dentro c'erano una panca e una copia della Bibbia. Al centro pendeva una lampadina a incand
escenza. I rumori di fuori arrivavano attutiti dai muri di sassi.
Al chiuso non potevamo acchiapparci, giocare a rimpiattino o schiacciare formiche. Un giorno una bambina (più adulta di noi, lo si vedeva nell'accenno del petto e nella voce acuta ma armoniosa) prese la bibbia e ordinò di metterci in cerchio. Quando un ragazzino disubbidì lei gli lanciò il libro. Il ragazzino a terra era bianco e aveva poche gocce rosso vivo al lato della testa. Il gioco era il seguente: la bambina leggeva e indicava i prescelti che alla fine mettevano in scena ciò che avevano udito al centro del cerchio.
La bambina cominciò dal Pentateuco: noi la chiamavamo Strilla.
 
Nonostante io sia figlia unica, dormivo in un letto a castello che ci era stato regalato dal parroco che frequentava Mamma. Quello che succedeva nella stanza coi pavimenti rossi mi ritornava la notte in forma confusa, in mezzo alle cimici.
Strilla è in piedi, è altissima sopra la panca e dice che (Gen 19,33) Lot salì da Zoar e andò ad abitare sulla montagna insieme con le due sue figlie. Ora la maggiore dice alla minore, nostro padre è vecchio, viviamo in una caverna e non ci sono uomini per unirsi a noi com'è l'uso di tutta la terra. E così quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore venne a coricarsi con suo padre, ma egli non se ne accorse né quando essa si coricò né quando essa si alzò. La notte successiva anche la minore fece bere del vino al proprio padre e andò a coricarsi con lui.
Strilla ha un vestito leggero per essere settembre, e le gambe sono traslucide e di nervi. Resta in piedi sulla panca, e adesso è così alta così alta, che così immagino che le due figlie di Lot abbiano concepito i primi dei Moabiti e gli Ammoniti, ritte, due diverse in una sola che si divarica su una panca tenendo il dito appena sotto una lingua rugosa di bambino o di vecchio – sconvolta.
Le lezioni andavano avanti. Qualcuno per la noia si accovacciava in un angolo o anche al centro della stanza e dava sfogo ai propri bisogni, ma presto decidemmo di non orinare o defecare nella stanza del catechismo perché nessuno puliva gli escrementi e la volta successiva emanavano un odore terribile. Ciò che facevamo ritornava a me in sogno, ma più di tutto tornava Strilla. La vedevo col mio volto e insieme il suo. Notte dopo notte da bambina si fece maschio, mi visitava con l'identità confusa di una tribù (Gen 49), nuda, lavata nelle vesti col sangue dell'uva, gli occhi lucidi di vino e i denti bianchi di latte. O ancora, la rappresentavo in forma di Neftali, la cerva liberata. Mi chiedeva di fare cose, ne proibiva altre. Mi si offriva in modo impreciso, né io sapevo cosa fare, a parte lasciarmi prendere da una repulsione violenta e insieme il desiderio di premere la mia lingua al suo corpo il più possibile, per sapere che sapore avesse.
***
L'inverno. I bordi delle coperte si sono fatti freschi ed eccitano la peluria sulle cosce e le braccia. Anche adesso che tutto è buio e tutto è sempre tiepido sento pungere lo stesso il freddo fuori, come si è cristallizzato nella brina sugli alberi e l'erba, come il mare impasta aghi di ghiaccio e sabbia sul bagnasciuga.
Insieme alle ciabatte e le pillole per non restare gravida, di Florio di Baldo o di altri, ci sono anche i calzettoni ai piedi del letto. Ancora aspetto le sei in tutto questo freddo del sonno che avvolge il corpo e mi resta solo un punto semicircolare e sbrecciato che è caldo e vivo al lato del dito. In realtà è un taglio procurato dal coltello degli affettati nell'ora dell'aperitivo, dietro al banco del bar.
Ogni sera alle cinque c'è una tavola rosa di olivo cui sopra germogliano verdure e salse, e in trionfo veli sottili di carne drogata di sale e di spezie, sotto forma di carpacci da mangiare col pane. E il sangue è caduto appunto su questi petali morti e insieme pieni di sete, e gli alveoli e i vasi strinati hanno avuto un ultimo guizzo hanno forse ricordato qualcosa, e bevendo del mio sangue si sono fatti per un momento teneri e rosei – prima di essere gettati nel cesto dell'immondizia.
La ferita si allarga se piego l'indice come un sorriso rosso e mi impedisce di fare cose semplici come lavare i piatti. Le sei sono ancora lontane, e il calore che c'è qui, nello scolo dei termosifoni e nel fondo del mio ventre, è troppo poco per scaldare un letto o una casa.
A quanta carne potrei dare il mio sangue, e sistemare tutto quello che respira e ha un funzionamento meccanico – la meccanica del cuore, dei polmoni e dei muscoli. Mentre per i pensieri è inutile, perché essi restano come sono e non si passano l'uno all'altro non si fecondano non si capiscono: si urtano soltanto, e tutto quel che posso sperare è un movimento che ha radici metà nella violenza e metà nel caso. Florio sta rientrando, sento aprire la porta, e so già che stanotte infrangerò le regole e scivolerò nel suo letto.
leggi gli episodi precedenti: il primo, il secondo, il terzo, il quarto

Larraz Brindis 1999 olio su tela cm 175,3x154,9

Larraz Brindis 1999 olio su tela cm 175,3x154,9.jpg




Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

A proposito dell'autore


Foscasensi 751 condivisioni Vedi il suo profilo
Vedi il suo blog

L'autore non ha ancora riempito questo campo

Dossier Paperblog

Magazines