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Valorizzare cosa?

Creato il 17 novembre 2014 da Patuasia

Quante volte avrete letto e sentito che bisogna valorizzare i Beni culturali, volano per un turismo in crescita? Tante, tantissime volte, eppure i fatti dimostrano quanto poca sia la volontà politica in tal senso. Laurent Viérin ha dato il via alla RESTITUTION che altro che danni non ha fatto: la Porta Pretoria è il testimonial principe della sua azione amministrativa. Ha confermato la tradizione feudale che vede nei rapporti personali il metodo di eccellenza per la scelta di un programma, mai ha dato il via a un progetto politico globale, confidando nell’ausilio di personale competente. Unico assessore che si è mosso in tal senso è stato Liborio Pascale che ha inaugurato una stagione culturale vivace e irripetibile (lo dico per onestà, personalmente non ho avuto buoni rapporti con l’allora direttore artistico Janus). In piccola, piccolissima parte lo ha seguito Ennio Pastoret, poi tutto è rientrato nei gusti e nella gestione personali del politico di turno: la RESTAURATION!

Abbiamo due torri medievali che da svariati anni sono chiuse al pubblico: la Torre del Lebbroso e la Tour Fromage, quando potrebbero essere utilizzate per ampliare l’offerta culturale sia al turista di passaggio sia al valdostano affamato non solo di polenta concia. Perché non sono state messa a norma, quando c’era la possibilità economica per farlo? E la torre dei Signori? E il Centro Saint Benin che cade a pezzi? E il Museo archeologico confinato nel sottosuolo? No, si è pensato all’aeroporto oggi fermo, all’università oggi ferma, all’ospedale oggi fermo… le GRANDI OPERE! E poi mi vanno a proporre Aosta come Città della Cultura europea, ma questi sono schizofrenici! Un città che al presente non ha un albergo a quattro stelle! Vocazione al turismo? Piccola Roma? Cultura alpina? Aria fritta! La verità è che la cultura fa paura, ha sempre fatto paura al potere. Ed è quest’ultimo e la sua conservazione l’unico obiettivo che fa muovere i nostri politici. Il resto è fuffa!

A chi vuole una critica costruttiva (ah ah ah) posso dire, per quello che può servire, che una delle due torri avrebbe potuto essere trasformata in un piccolo, ma ricco museo dedicato all’unico vero scultore del legno che la Valle d’Aosta ha saputo esprimere: François Cerise. La sua collezione personale è meravigliosa, unica nell’arco alpino. Espressione istintiva che va al di là delle convenzioni tipiche dell’artigianato; ricerca spontanea di una verità primitiva e autentica. Niente a che vedere con il folclore tipico della produzione attuale, dove peraltro si riconoscono alcune eccellenze, qui si tratta di scultura. Eppure, nonostante una presunta difesa dell’identità, questo scultore è poco conosciuto, le sue opere si vedono solo all’appuntamento fisso della Fiera di sant’Orso e poi spariscono nei salotti degli acquirenti. Ho avuto l’onore di curare la sua unica personale, che peraltro non è piaciuta al Sommo Capo (allestimento troppo audace e contemporaneo, in fondo si tratta solo di artigianato!). Poi il nulla. Cerise ha anche donato alla Regione una collezione di migliaia di pezzi etnografici: dove sono? La frase valorizzare le risorse del territorio non vi risulta totalmente VUOTA? Altro esempio di follia: il castello di Ussel! L’ho inaugurato nel 1998 con una grande mostra sul barone Bich (12.000 visitatori, record rimasto imbattuto) e ripristinato così i rapporti fra la famiglia Bich e la Regione che erano pessimi. Oggi il castello è chiuso. Il barone si rivolterà nella tomba, eh… già, suo desiderio era quello di vedere realizzato un museo, credo sui movimenti in genere, viaggi, trasporti… il regalo ce lo siamo preso  e pure un bel assegno di 500 milioni di lire, e oggi il portone di ingresso è sprangato! Ripeto: la frase valorizzare le risorse del territorio non vi risulta totalmente VUOTA? Per coloro che vogliono una critica costruttiva: perché non affittare il castello a qualche società o imprenditore che si occupa di manifestazioni culturali? Sono idee che butto lì, ma chi di dovere dovrebbe approfondire meglio le potenzialità da sfruttare. Perché, si dà il caso, che oggi dobbiamo rimboccarci le maniche e dare ampio spazio alle idee, se vogliamo garantirci un livello di esistenza decoroso.

 


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