Nel quadro della vicenda marò, dopo tre anni e mezzo di vergognosi ritardi e umiliazioni, il nostro Governo si è deciso ad attivare l’arbitrato internazionale.
Probabilmente non è considerata una notizia di prima pagina o forse è stata oscurata dalla cronaca riguardante gli attentati terroristici di ieri dell’Isis e dall’emergenza immigrazione. Fatto stà che la novità sulla vicenda marò è stata relegata come notizia di terza o quarta pagina.
E’ molto importante invece sapere che finalmente la situazione dei nostri marò si sta per sbloccare. Infatti, dopo circa tre anni e mezzo di inerzia diplomatica e di trattative deboli e infruttuose da parte di tre Governi, l’Italia assume un atteggiamento più duro nei confronti dell’India. Sarà un arbitrato internazionale a decidere la sorte dei due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati dalla Magistratura indiana di avere ucciso, nel febbraio del 2012, durante un’operazione antipirateria, due pescatori in acque internazionali, all’altezza dello Stato del Kerala, nell’India meridionale.
Responsabilità indiane e italiane nella vergognosa vicenda marò.
Per tre anni la vicenda marò ha assunto contorni grotteschi. Sia per l’accanimento indiano nel volere a tutti i costi la testa di Girone e Latorre, accusandoli inizialmente addirittura di terrorismo e minacciando di condannarli a morte (cosa che fortunatamente è stata poi esclusa) e volendoli trattenere in terra indiana senza neanche avere formulato dei capi di accusa. Sia per l’immobilismo e la debolezza diplomatica vergognosa dei Governi Monti e Letta (al Premier attuale Renzi possiamo riconoscere qualche attenuante, perchè in fondo ha ereditato in corsa la situazione disastrosa dei marò), che si sono sempre piegati ai voleri di una colpevole burocrazia indiana nel nome della conservazione delle relazioni commerciali e politiche tra i due Paesi.
Ennesima presa per i fondelli da parte indiana.
L’altro ieri la Corte Suprema indiana aveva rivisto il calendario delle udienze della vicenda marò e, per l’ennesima volta, ha spostato la data riguardante i nostri fucilieri, portandola dal 7 al 14 luglio. Una data forse non scelta casualmente, visto che il giorno dopo, il 15 luglio, scade il permesso di Latorre che sta seguendo la terapia riabilitativa nel nostro Paese (a gennaio è stato operato al cuore e si trova in Italia per curarsi). Insomma, Latorre quel giorno dovrebbe ritornare in India.
L’ennesimo rinvio, considerato l’ennesima presa in giro, è forse la ragione che ha fatto cambiare atteggiamento a Palazzo Chigi e, visto che i negoziati con l’India sono falliti, l’Italia ha attivato l’arbitrato internazionale e chiesto che Massimiliano Latorre rimanga in Italia e che Salvatore Girone rientri subito dall’India. Una decisione che si doveva prendere molto prima, ma meglio tardi che mai.
Sono passati quasi tre anni e mezzo e forse ne passeranno altrettanti, perchè i tempi da rispettare per un arbitrato internazionale vanno dai due ai quattro anni, ma importante è che i nostri marò rimangano in Italia vicini alle loro famiglie e dove potranno dimostrare la propria innocenza in un giusto processo.
