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Visita di Buzzi di Racalmuzzi al cimiterio

Creato il 29 agosto 2011 da Bruno Corino @CorinoBruno

Stanno sempre ad esaltar li morti e mai alcuno che pensi ai vivi e alle tribolazioni nostre, e affogano la penna nell’inchiostro senza mai trovare nu misero aggettivo da dedicar all’intrepida memoria della mia casata, che poi nun è neanche accussì misera se pensiamo a tutta la genìa che mi precedette, sin a risalir al dotto mio trisavolo quello che vendette pe nu bellu gruzzoletto de carlini d’oro nu carbonaio agli austriaci al tempo dei risorgimentali movimenti, aprendo accussì la strada all’ingegno di casa nostra e al mio caro nonno, professore de greco e de latino, liberale incallito e dannunziano senza ideali insino al Ventinove che poi divenne fascista della primm’ora, camicia nera e stivaloni unti ch’avea in bocca sempre belle paroloni, che sapea recitar tutto d’un fiato alle adunanze domenicali di fronte a quelle facce becere di miseri contadini che se lo rimiravano con malcelata cortesia, e se all’epoca il ducere conquistò n’impero nu poco di merito l’ebbe pure mio nonno che educò i giovini alle pubbliche virtù impartendo aissi severa disciplina, e che dir poi di mio padre Corbuzzi di Racalmuzzi?, sempre democristiano, gran risparmiatore, devoto alla Madonna e a san Rocco, apostolo di casa con qualche scappatella, una tantum, al postribolo giusto pe’ togliersi uno sfizio che gli costò caro, morì sifilitico e senza estrema unzione buttato in un’ospedale alla carlona, povero Corbuzzi di Racalmuzzi dalla vita proba che pagò il fio pe’ na’ debolezza de la carne, lui che rispettava tutti li sacramenti e che andava a messa sempre ben vestito si fece travolgere da nu peccatuccio, eccome ci risero sti luridi zoticoni quannu seppero la notizia, ste quattro facce appiccicate in fronte, mastro Peppe, Scimunito, Caca’nterra e lu Scupino, quattro amici che tracannavano vino all’osteria de lu Scumpiscio ogni santu jurno, e che se davano tante arie pecché votavano falce e martello, poveretti, e che gridavano viva la repubblica socialista, pane a chi lavvora, e ora mangiateve pure voi sta terra, polvere eravate e polvere siete rimasti, miserabile gente che manco eravate degne di nomare il nome di Racalmuzzi, che da cinque generazioni dà lustro a ste quattro catapecchie affugate ‘nda stu angolo di mondo, che nun avete mai acconosciuta gloria, ma sulo fatica e suddore, bestie rancide bone soltanto a portare na soma, fetore di umanità, che trapassa a li figlioli, sempre pronti a gridar contro quel gran signore ch’abbita a palazzo chiggi, che c’ha stile soldi e pure fantasia e voi invece nun tenite niente, solo invidia e maldicenza, sti quattro sparacazzi che se credono d’esser i padroni de lo munnu, e sempre pronti a far caciare in piazza, ad organizzar manifestazioni contro il sindaco sfruttatore, a sobillar onesti lavoratori che di politica nun ci capiscano na minchia e che voglion soltanto portare quattro soldi in tasca, e invece no, loro a dire qua bisogna fare sciopero, bisogna pagari li straordinari, tutele sindacali, ma di che ma di chi, annatevi a farmi fottere maramaglia de paese morto, annate a trovar qui i vostri cari estinti e ringraziate chi vi dà lavoro, baciateli li mani al sindaco Scilpoti, che si sarà pure rimbambito pe’ la figlia de Santino, ma per voi resta sempre un gran benefattore.


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COMMENTI (1)

Da  Bruno Corino
Inviato il 29 agosto a 16:10
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oh, mannaggia, mannu mandato in mezzo alle oppinioni ed io che me credea d'esser nato pe' stare in mezzo a li poeti... Buzzi di Racalmuzzi