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Vita da editrice – Elvira Sellerio

Creato il 03 dicembre 2013 da Diletti Riletti @DilettieRiletti
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Di lei, della sua scelta di fare editoria di qualità in Sicilia, per riscoprire la “cultura amena”, Sciascia diceva citando Borgese che un ottimista è un avventuriero. Ed Elvira era ottimista, quando affidò proprio al suo amico la collana La Memoria che doveva lanciare la casa editrice.

E anche molto avventuriera, come si è dimostrata nelle scelte editoriali che hanno puntato sulla sicilianità fuori dagli schemi di molti suoi autori – oltre allo stesso Sciascia, Andrea Camilleri e Gesualdo Bufalino, Giuseppe Bonaviri e Vincenzo Consolo- senza lasciare che questa diventasse una prigione, un regionalismo.

E autentica “perché chi non è autentico non si diverte”.

E anche, secondo le sue stesse parole, una lettrice comune.

Basterebbero queste poche definizioni a dipingere il ritratto di Elvira Giorgianni Sellerio, nata a Palermo nel maggio del 1936, ed insieme abbozzare anche quello della casa editrice da lei e dal marito Enzo fondata nel 1969.

Ma Elvira era anche orgogliosa, sensibile, volitiva e accentratrice, appassionata di monili e di oggetti artigianali antichi, e detestava di cuore i computer e la tecnologia. Amava lavorare in una redazione tutta al femminile, ma aveva pochi fidatissimi consiglieri maschi come Leonardo Sciascia e, anni dopo, Salvatore Silvano Nigro.

In una sola sua frase, il senso della scelta di aprire una casa editrice in Sicilia, fuori dei grandi circuiti editoriali:

Io faccio libri e lavoro per cambiare la coscienza.

L’aspetto estetico del libro, che è poi diventato il primo immediato documento di identità della casa editrice, fu curato dallo stesso Enzo Sellerio: i piccoli libri blu, raffinati e preziosi per qualità ed impaginazione, veri tascabili ma di grande pregio, per un lungo periodo iniziale furono limitati (e chiedo venia per l’aggettivo) ad una produzione ristretta e di altissima qualità, quasi per soli intenditori. Solo nel 1978, grazie alla pubblicazione di L’affaire Moro di Leonardo Sciascia la giovanissima casa editrice e la sua schiva e granitica first lady ottennero il primo vero riconoscimento nazionale: questo portò ad una svolta quantitativa, pur conservando l’interesse per la qualità, le radici artigianali e la ricerca di un prodotto accurato ma economico:

L’errore è credere che un libro sia per pochi: il libro è un diritto per tutti. Le librerie dovrebbero essere frequenti quanto le panetterie; infatti è importante aprire in provincia, favorire la diffusione del libro.

In tutte le sue scelte, Elvira Sellerio non sembra puntare al successo, al best-seller, anzi: “io pubblico libri come se li prestassi” rende bene l’idea dello spirito quasi temerario e rischioso, voltairiano e indipendente, della signora. Non cedere mai se non si è convinti della qualità di un libro, non ricercare l’eccesso, non puntare alla vendibilità, sono i fili conduttori delle sue selezioni. Ma vi è anche una valutazione politica e la consapevolezza della necessità di diffondere la lettura come mezzo per migliorare il singolo e la società:

“La lettura dev’essere un’abitudine, una consuetudine.[…] Borges dice chi non legge è un masochista.”

Appassionata di letteratura di ogni origine, Elvira Sellerio aveva una predilezione per i testi del ‘700 francese, per la letteratura ispanica anticolonialista, i grandi mistici e i polizieschi anglosassoni, favole alla Borges e manuali del Rinascimento. Con grande scrupolosità affermava di leggere tutti i manoscritti di narrativa (ma non i saggi!) e di sceglierli secondo il suo personale gusto, anche contro l’opinione dei suoi “consiglieri”. Leggere era il suo mestiere, la sua passione:

“Io considero il mio lavoro una grande fortuna, è una gioia grandissima riuscire a dividere con altri il piacere della lettura. Certo, è difficile dividere in categorie i libri: i libri si scelgono in base all’utilità e al piacere che può ricavarne un lettore.

[…] Gli editori non dovrebbero scrivere, solo leggere. O, se mai, scrivere in segreto.”

Laureata in giurisprudenza, la signora Sellerio negli anni ha ricevuto una laurea in Lettere honoris causa, un Cavalierato del Lavoro ed è anche stata nel Consiglio di Amministrazione della RAI. È morta nell’agosto del 2010, a 74 anni.

Tuttavia, nel cuore dei lettori, Elvira Sellerio resta la grande dame della piccola editoria, la siciliana che ha fortemente voluto regalare ad ognuno di noi, almeno una volta, la felicità in forma tascabile, racchiusa in una vellutata copertina blu scuro.

 

Le frasi tra virgolette sono estrapolate dall’intervista di Antonietta Meda, trasmessa dalla Radiotelevisione Svizzera, nel gennaio 1993.

 


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