1) Gli anni di apprendistato e l’incontro con i simoniani e con il misterioso credente in Turchia (1822-1834);
Peppino, quindi, a quindici anni, convinse il padre a fargli seguire una carriera marittima e si arruolò come mozzo, poi, a 17 anni, si imbarcò sulla Costanza comandata da un italiano, il signor Angelo Pesante. Il suo primo viaggio si svolge a Odessa, Mar Nero, e fino a Taganrog, Mar d’Azov, per il commercio del grano.
A 18 anni, nel 1825, si trova a Roma dove era andato con suo padre con un carico di vino per i pellegrini del Giubileo di papa Leone XII. Questo viaggio a Roma è una rivelazione, ma anche una delusione: la Roma dei papi, è molto diversa da quella che immaginava. Da lì inizia la disaffezione contro i papi e comincia a maturare la sua idea di restituire Roma all’ Italia, ma il destino non sarà molto benevolo con il nostro eroe, per quanto riguarda Roma, come vedremo in seguito.
Nel 1827, a bordo del brigantino Cortese, riparte per il Mar Nero, ma i marinai verranno attaccati da corsari greci; nel mese di agosto 1828, si ammala e viene sbarcato a Costantinopoli, dove rimane fino alla fine del 1831 .
Si integra nella comunità italiana e si guadagna da vivere insegnando italiano, francese e matematica, a dimostrazione che Garibaldi era anche in grado di lavorare con la penna, non solo con l’azione, nonostante la spada prevarrà in tutta la sua vita.
Nel febbraio 1832 riceve il brevetto di capitano e naviga di nuovo sul brigantino Clorinde per il Mar Nero.
Dopo più di un anno di navigazione torna a Nizza nel marzo 1833 e, successivamente, parte per Costantinopoli.
In questa circostanza, con l’equipaggio si imbarcano tra i passeggeri anche tredici adepti francesi di Henri de Saint-Simon, che intendono creare una comunità nella capitale ottomana. Il loro leader è Emile Barrault, un professore di retorica che espone le idee “Saint-Simoniane” a Garibaldi. Questo è un incontro fondamentale per lo sviluppo del pensiero di Garibaldi, che matura il primo nucleo dei suoi convincementi di libertà e di fraternità universale, il cosmopolitismo tra i popoli di tutto il mondo.
In particolare lo colpisce la frase chiave:
“Un uomo che ha scelto l’umanità cosmopolita come patria di adozione, offrendo la sua spada e il suo sangue a favore di tutti i popoli, lottando contro la tirannia, è qualcosa più di un soldato: è un eroe!”
Garibaldi stesso, d’altronde, diventerà un eroe: l’eroe dei due mondi!
La nave, dopo Costantinopoli, prosegue per Taganrog. In una locanda, Garibaldi incontra un marinaio soprannominato “il credente” che espone le idee di Mazzini e della Giovine Italia: idee di repubblica e di unità nazionale; così come della Giovine Europa per l’indipendenza di tutti i popoli che non sono ancora liberi.
Non si sa con certezza il nome di questo personaggio, ma sarà veramente importante nella vita futura del nostro eroe.