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Vladimir Jaščenko, campione fragile “Il volo di Volodja”

Creato il 12 giugno 2014 da Simo785

Vladimir Jaščenko, campione fragile

“Biondo era e bello e di gentile aspetto.” Questa citazione dantesca avrebbe potuto calzare benissimo anche su Vladimir “Volodja” Jaščenko, che bello lo era per davvero. E in più era un talento, di quelli che nascono una volta ogni cent’anni. Saltava, anzi volava, e gli veniva naturale di farlo con tutti gli ingredienti per mandare in sollucchero la folla di uno stadio.

La sua carriera è stata quella di una meteora. È comparso quasi dal nulla, in un pomeriggio d’estate del 1977 e ha illuminato il mondo dell’atletica per tre anni, finché è scomparso all’improvviso, quasi nello stesso nulla da cui è sembrato arrivare.

Vladimir Jaščenko, campione fragile “Il volo di Volodja”

La copertina del bel libro “Il volo di Volodja”

Scrivendo “Il volo di Volodja”, assieme a Igor’ Timohin, abbiamo cercato di riportare alla luce tutta la storia di vita di quello che consideriamo il campione più suggestivo e più misterioso della storia dell’atletica. Al termine di una profonda analisi delle fonti degli archivi giornalistici, letterari televisivi e cinematografici, e raccogliendo testimonianze dirette, prima tra tutte, proprio quella di Igor’ Timohin, amico personale di Volodja Jaščenko, abbiamo raccontato non solo i momenti magici dei suoi trionfi, ma anche quelli più tormentati, a seguito del suo ritiro dalla carriera sportiva.

Nell’immaginario collettivo l’esistenza di un campione ha qualcosa di straordinario, e nel caso di Volodja, ha disegnato la traiettoria di un volo, di una parabola: rapida e spettacolare nella sua ascensione, fino a un lungo e tedioso atterraggio su di una normalità che gli era diventata troppo stretta. E sullo sfondo del suo crepuscolo, si stagliano gli stessi ripidi crepuscoli, prima del “ventrale”, lo stile di salto a cui aveva regalato il canto del cigno, e dell’Unione Sovietica subito dopo.

Eppure il suo esperimento di volo non cade nel vuoto. Ad appena vent’anni il campione cessa di calcare le scene sportive, ma continua a vivere una vita piena. Si piange addosso per la gloria perduta, maledice il mondo, la sfortuna e la corruzione degli uomini, conosce la miseria, ma intanto fa tre figli, tanto che oggi sarebbe già nonno, pratica una devozione sacrale per l’amicizia, ed è innamorato di una città, la sua Zaporož’e, che non lo ricambia quanto lui si aspetterebbe e che qualche volta lo tradisce perfino.

Volodja è figlio della sua epoca: la brežnevskij zastoj, la stagnazione brežneviana, ovvero il faccione narcotizzato dell’utopia comunista. Sono anni, durante i quali la massima più diffusa tra la gente è “loro fanno finta di pagarci e noi facciamo finta di lavorare”. Non ci sono soldi, si lavora poco, ci si affatica tantissimo e si beve altrettanto. L’alcolismo è una piaga sociale, ma non suscita una grande riprovazione: è in questo contesto che Volodja comincia a precipitare nel baratro dell’alcolismo. Non combatte più di tanto contro il demone, piuttosto tira dritto per la sua strada, arroccato nelle sue convinzioni e con la sua personalità sempre ben stretta tra i pugni. Si congederà dalla vita a quarant’anni, cieco e consumato da un tumore, spettrale eppure bellissimo nella sua dignità fuori dal tempo.

Alcuni tratti della sua carriera lo fanno sembrare un portabandiera della parte sbagliata. Mentre il mondo dell’atletica si accoda al “fosbury”, lo stile dorsale che ha rivoluzionato il salto in alto, lui riporta alla ribalta il vecchio “ventrale”. Veste in modo moderno, porta i capelli lunghi e ha un’immagine bohémien che lo fa sembrare quasi un divo del rock, eppure indossa la divisa rossa degli “atleti robot” dell’Unione Sovietica. Non a caso, nel 2008, gli Offlaga Disco Pax, nel brano “Ventrale”, dedicato proprio alla sua figura, con un pizzico d’ironia, lo definiranno “un eroe da Terza Internazionale”: un eroe al momento sbagliato, appunto.

Giuseppe Ottomano

“Il volo di Volodja” – Vladimir Jaščenko, campione fragile di Giuseppe Ottomano e Igor’ Timohin

Prefazione di Franco Bragagna, con un ricordo del prof. Carlo Vittori

Edito da Miraggi Edizioni

Uscita: giugno 2014

Prenotabile, con sconto del 30% sul sito di Miraggi Edizioni:

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