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Adelaide Roncalli e la Madonna delle Ghiaie di Bonate

Creato il 03 marzo 2012 da Tanogabo

Nel 1944, al Torchio, sottofrazione delle Ghiaie di Bonate Sopra, abitava la famiglia Roncalli composta da un figlio Luigi e da sette figlie: Caterina, Vittoria, Maria, Adelaide, Palmina, Annunziata e Romana (e Federica morta in tenera età). Papà Enrico aveva rinunciato alla vita del contadino e prestava servizio come operaio in uno stabilimento locale. La mamma Anna Gamba, casalinga, doveva crescere con pazienza certosina la numerosa prole.

Adelaide Roncalli e la Madonna delle Ghiaie di Bonate
Adelaide aveva allora sette anni. Era nata il 23 aprile 1937 alle ore 11 al Torchio e battezzata il 25 aprile dal parroco Don Cesare Vitale. Frequentava la classe prima elementare; era una bambina comune, piena di salute e di vivacità, le piaceva giocare.

Nulla faceva presagire fino a quel pomeriggio del 13 maggio 1944 quando le apparve la Sacra Famiglia, che il suo nome avrebbe varcato non solo i confini d’Italia, ma quelli d’Europa.
M
entre il mondo bruciava tra le fiamme dell’odio e delle armi e la guerra sembrava non finire mai, la Madonna, madre di unità e regina della pace, scelse una fanciulla di Bonate, Adelaide Roncalli, per lanciare i suoi messaggi al mondo. Le apparve per tredici giorni in due cicli: il primo dal 13 al 21 maggio, il secondo dal 28 al 31 maggio.

La Madonna le predisse:
“Soffrirai molto, ma non piangere perché dopo verrai con me in paradiso.” “In questa valle di veri dolori sarai una piccola martire…” Ma Adelaide era troppo bambina per valutare subito la gravità di queste parole. Dopo le apparizioni, fu isolata, intimorita, spaventata e tormentata psicologicamente, tanto che alla fine qualcuno, il 15 settembre 1945, riuscì a strapparle uno scritto di ritrattazione che peserà come un macigno sul processo di riconoscimento delle apparizioni.

Il 12 luglio 1946, smentì la ritrattazione che le era stata dettata, riaffermando per iscritto la veridicità delle apparizioni, ma purtroppo non ebbe l’esito sperato poiché il 30 aprile 1948, il vescovo di Bergamo mons. Bernareggi emise il decreto di “non consta” proibendo ogni forma di devozione alla Madonna, venerata come apparsa a Ghiaie di Bonate.

Spostata di qua e di là, contro il suo volere e all’insaputa dei suoi genitori, contrastata, derisa e calunniata, Adelaide portò la sua croce, lontano da casa.

Al compimento del suo quindicesimo anno, ottenne dal vescovo di entrare tra le suore Sacramentine di Bergamo. Morto il vescovo, qualcuno riuscì a strappare l’ordine di farla uscire dal convento costringendola a rinunciare al disegno vocazionale che Maria aveva manifestato su di lei. Questa rinunzia le portò molta sofferenza e le costò una lunga malattia.

Qualunque adolescente sarebbe uscita distrutta da una vicenda come la sua, ma Adelaide era forte e si riprese. Stanca di aspettare che le si riaprisse la porta del convento, decise di sposarsi ed andò a vivere a Milano dove si dedicò con sacrificio alla cura degli ammalati. Passarono gli anni e Adelaide rimase chiusa nel silenzio impostole dai superiori.

Finalmente, avvalendosi dei decreti del Concilio Vaticano II in materia di diritto all’informazione, Adelaide si sentì sgravata dalle proibizioni che le erano state imposte e decise di riaffermare solennemente e ufficialmente, davanti a notaio, la veridicità delle apparizioni.

Il 20 febbraio 1989 dichiarò quanto segue:

“Io sottoscritta Roncalli Adelaide nata a Ghiaie di Bonate Sopra (Bg) il 23 aprile 1937, nel quarantacinquesimo anniversario torno a dichiarare, come già più volte ho fatto in occasioni precedenti, che sono assolutamente convinta di aver avuto le Apparizioni della Madonna a Ghiaie di Bonate dal 13 al 31 Maggio 1944 quando avevo sette anni.
Le vicende da me dolorosamente vissute da allora, le offro a Dio ed alla legittima Autorità della Chiesa, alla quale sola appartiene di riconoscere o no quanto in tranquilla coscienza e in sicuro possesso delle mie facoltà mentali ritengo essere verità.
In fede Adelaide Roncalli
20 febbraio 1989.”

fonte

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Libro sulla veggente di Ghiaie di Bonate

«ECCO LA STORIA DEL “MARTIRIO” SUBITO DA ADELAIDE RONCALLI»

Sequestrata grazie a una trappola tesa dal parroco. Segregata in conventi di suore, con religiose-arpie alle spalle. Torturata nell’anima, a volte picchiata. Protagonista, suo malgrado, di un finto funerale, avvolta in un sudario e portata al cimitero. Segnata da una visita medica ai genitali in un convento della val Seriana, all’insaputa della famiglia e alla presenza di suore, di un prete inquisitore e di un medico occultista. Sottoposta a tre interrogatori senza difensore in un tribunale di austeri prelati, con toni da Nome della Rosa. Sottoposta a esorcismo perché ritenuta indemoniata. Cacciata nottetempo come una ladra, da un convento dove, adolescente, era entrata per tentare di farsi suora. Tenuta segregata in un albergo di Roma come cameriera. E tutto questo solo per aver osato dire, a soli 7 anni, lei bambina di famiglia contadina, di aver visto tredici volte la Madonna, alla presenza anche di centinaia di pellegrini.
Storia medievale? Fiction fanta-religiosa di Dan Brown? Atmosfere lontane dalla “civile” Bergamasca?
«Niente affatto. E’ il racconto romanzato di una vicenda vera – risponde l’autore del romanzo “Ali spezzate” (157 pagine, ed. Vitanuova), lo scrittore lecchese, Giuseppe Arnaboldi Riva – . La storia del “martirio” subìto dalla veggente di Ghiaie di Bonate, Adelaide Roncalli, dalla fanciullezza fino all’adolescenza».
La cosiddetta “Ustica della Chiesa bergamasca” è stata quindi romanzata per il grande pubblico.
«E’ un romanzo psicologico che ha come protagonisti l’Inquisitore, giovane e brillante insegnante del seminario di Bergamo, e la vittima predestinata, oggetto di un lavaggio del cervello perché era inconcepibile che una contadina povera avesse potuto avere il dono di un’apparizione della Vergine».
Ci tratteggi in breve la trama del romanzo.
«L’incontro fatale con il giovane prete. La guerra, le SS che tentano di rapire la bambina (su ordine di Hitler?), gli intrighi in Curia, l’isolamento del vescovo di allora, le sadiche suore “carceriere”, la ritrattazione estorta dopo un martellante sfinimento psicologico, gli interrogatori del processo farsa a una povera bambina. Sarebbe ora che gli storici locali indagassero su quanto effettivamente avvenne a Bergamo in quegli anni. Mettendo fine a ogni compromesso. I cittadini e i credenti devono sapere.».
Un romanzo che susciterà non poco turbamento tra i cattolici bergamaschi.

Don Cortesi, la bambina veggente Adelaide e il prof. Cazzamalli
«E’ una storia lacerante ma anche educativa: la piccola Adelaide, con un destino straordinario, affronterà un percorso di sofferenza e di durissime prove tanto da diventare una piccola martire come predisse la stessa Vergine. Per diffondere il messaggio di pace e di difesa della famiglia».
La prefazione porta la firma del vicedirettore delle News di Mediaset: Ghiaie esploderà sui grandi media?
«Sì. Canale 5 (ma anche Rai2, nda), si è occupato e si occuperà di nuovo di Ghiaie. Gliene siamo grati».
Un’opera di parte?
«Tutt’altro. Tra le mie fonti ci sono gli atti e le relazioni al processo ma soprattutto i libri di don Luigi Cortesi (poco noti anche tra gli studiosi locali, nda) e del medico esperto di metapsichica Ferdinando Cazzamalli. Io stesso, cristiano praticante, ho sofferto nel ricostruire il clima e la psicologia di parte delle gerarchie ecclesiastiche e quella vocazione a considerarsi elitari, lontani dalla gente. Adelaide è presentata come una bimba-mostro».
Fosse successo oggi, le reazioni di qualsiasi Procura della Repubblica sarebbe facilmente immaginabili.
«Ah, indubbiamente. Ma all’epoca l’abito talare riscuoteva fiducia.».
fonte_____________________

traggo da Wikipedia

… queste apparizioni non furono riconosciute dalla Chiesa di Bergamo: ad oggi è ancora in vigore il decreto vescovile del 18 aprile 1948, firmato dal vescovo Adriano Bernareggi, che emette un giudizio sospensivo: “non consta della soprannaturalità”. I vescovi che si sono succeduti a capo della diocesi di Bergamo (monsignor Giuseppe Piazzi, monsignor Clemente Gaddi, monsignor Giulio Oggioni e monsignor Roberto Amadei) hanno sempre ribadito la validità del decreto del loro predecessore. L’attuale vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, in carica dal 15 marzo 2009, non si è ancora espresso ufficialmente sulla questione Ghiaie e in un’intervista pubblicata su YouTube (canale Bergamocronacatv), prima dell’insediamento, aveva ammesso di conoscere ancora poco l’argomento. In realtà l’attuale posizione della Curia Orobica è confermata come negativa (01/2012).

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tratto da: http://www.tanogabo.it/religione/ADELAIDE_RONCALLI.htm


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