I.18 18 (“dimenticami”)
Hong Kong è un microcosmo, la rappresentazione in scala (minore) della società globalizzata odierna. si trova di tutto- dal futuribile all’antiquato, passando per i McDonald’s e le partite della Samp- ma sembra che la vita continui a girare a vuoto, come un cane che s’insegue la coda. la città sembra tinta di nero, scivolata in un calderone d’acqua sporca da cui non sembra aver fretta d’uscire: ma è proprio mettendo in primo piano l’enorme città-stato (?) cantonese che, par contre, si notano gli individui. si tratta perlopiù di vite ai margini, sguazzanti nel malessere, nel caos, nella criminalità, nella semi-clandestinità; che cercando di sbancare il lunario al meglio delle loro possibilità, stritolati come sono nella complessa alienazione che- proprio in quell’ambiente- sembra aver toccato il suo punto di non ritorno.
un cabaret colorato e guizzante, tratteggiato nella cornice più post-moderna del globo, dove si raggiunge appieno la comprensione di termine quali: solitudine, vuoto esistenziale, relazioni superficiali, annichilimento di valori e credenze. la stessa comunicazione, quando c’è (e non è scontata come cosa: vedi il personaggio di Ho), è alterata, disturbata, distorta, pervertita: all’espressione verbale si preferisce la soluzione tecnologica (uso insistito di vhs, telecamere, cellulari), all’apparenza più comoda e soddisfacente, ma che- in ultima analisi- non fa che allontanare le persone le une dalle altre. il senso di malessere che ne viene fuori è un caotico turbinare di emozioni e pensieri che si attorciglia attorno ai corpi come una spirale, che ingloba, inghiotte, mastica.
III.amour toujour
titolo originale: Duo luo tian shiun film di Wong Kar-Wai1995