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Chi ha paura di Mark Zuckerberg?

Da Dher

Chi ha paura di Mark Zuckerberg?

Il re del Web 2.0 è senza dubbio Mark Zuckerberg, discusso e fortunato creatore dell’universo dei social network così come lo conosciamo oggi.

Il suo Facebook, recentemente festeggiato da un film in suo onore, è il sito principe per le attività sociali e vanta collaborazioni illustri che hanno modificato non solo il mondo social ma l’intera rete: l’adozione dei pulsanti “I like“, il matrimonio con Microsoft Bing e l’assorbimento di My Space sono solo i più luminosi tra i colpi d’ingegno dell’ex nerd californiano.
Viene quasi da chiedersi cosa possa egli fare in futuro per migliorare o anche solo diversificare il servizio offerto ai suoi 500 milioni di utenti di tutto il mondo.
E’ presto detto e, citando un vecchio adagio non tutto quel che luccica è oro..


L’ideona del momento del buon Mark è stata quella di acquistare i diritti per l’utilizzo della parola inglese “Face” in modo che chiunque voglia aprire un sito internet o un’attività da profitto con questo nome debba versare ingenti quantità di denaro nelle casse dell’adolescente più ricco del mondo.

L’ufficio brevetti degli USA si è subito impegnato a chiarire che di tali diritti Zuckerberg potrà goderne solo nel campo delle comunicazioni e non in altri settori commerciali ma non ci vuole un genio per comprendere quanto sia importante ed allo stesso modo preoccupante il modo di comportarsi del CEO di Facebook.
Non pago del successo mondiale e di un contocorrente strapieno Zuckerberg vorrebbe anche allungare le sue manacce avide su altri aspetti della vita dei suoi utenti ed anche di chi il suo sito non lo degna nemmeno: dove sta il problema, vi chiederete?
Ebbene, è presto detto.

Guai a far finire il mercato tecnologico, hi-tech e delle comunicazioni nelle mani di un solo individuo. Egli potrebbe diventarne l’assoluto dittatore e pretendere invece di chiedere, imporre invece di offrire.
E se Zuckerberg decidesse di acquistare i diritti anche per la parola Book?
Immaginate un mondo in cui ogni fiera del libro e della carta stampata debba pagare un tot a Facebook per potere utilizzare questa parola anche se si tratta di libri e non di social networking: come vi sembrerebbe?

A me parrebbe un inferno in cui un ragazzino foruncoloso e fortunato dominerebbe su un impero economico straordinario costituito per oltre il 95% non da farina del suo sacco ma delle emozioni di milioni di utenti in tutto il mondo cui l’unico peccato sia stato quello di aver ceduto alle lusinghe di Facebook!


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