Cloud Nine - Gli occhi degli Oscuri (I parte)

Da Lerigo Onofrio Ligure @LerigoOLigure
Era il quinto giorno di marcia nei cunicoli senza aver incontrato alcun essere vivente, Rods aveva cercato di farli sentire meno soli con qualche chiacchiera da osteria, ma le mappe della squadra erano chiare e non c’era un accesso alla superficie per molti chilometri di cunicoli. Quel giorno Selene si era svegliata un’ora prima degli altri, aveva scritto un lungo rapporto sull’andamento della missione, mentre faceva colazione con una barretta nutritiva iperproteica, aveva fatto un po’ di esercizio fisico ed era andata ad appartarsi in un angolo per espletare i propri bisogni. Tornando al campo vide Larsson avvicinarsi, l’uomo era stato di guardia per primo e di certo doveva essere il più riposato, ma lo sguardo che le lanciò era eloquente persino nell’oscurità di quei tunnel. – Fermati. – le sussurrò afferrandola per un braccio.
Selene lo fissò negli occhi, tentando d’ignorare l’odore dell’uomo per concentrarsi sul suo sguardo – C’è qualcosa che non va? – – Dietro di me, accanto allo spuntone di roccia. – Selene gli afferrò il capo con entrambe le mani, baciandolo con forza e sporgendosi riuscì a vedere una figura trasparente, la figura era appoggiata alla roccia, forse esausta o ferita, ma persino nell’immaginarne le forme Selene comprese che fosse un Oscuro. – Dovremmo farlo più spesso. – scherzò il Colonnello. Non metterti strane idee in testa Matias, non c’è tempo per giocare! Lo rimproverò Selene tornando dove dormivano gli altri. Sospirò, scontenta di aver utilizzato la propria mente per parlare all’uomo. L’aveva fatto solo con Pratt mentre c’era di mezzo l’attrazione fisica e non poteva essere contenta del risultato. Il silenzioso osservatore non aveva accennato a muoversi, rimase immobile anche quando Selene riprese a fare gli esercizi, ma quando anche gli altri agenti si furono svegliati dell’incensato non c’era più traccia. – Sparito. – – Cosa? – domandò Roman sbadigliando. – Rods ci sei? – chiamò Selene, ignorando le domande. – Sono sempre qui, signore. – Selene non riusciva a immaginare come facesse quella donna a essere sempre collegata con loro, nella stanchezza s’immaginò che Rods non fosse reale, ma un programma in grado di attaccare i sistemi dei militari per fornire supporto logistico agli agenti, ma quando le venne chiesto per la seconda volta cosa volesse, Selene s’irrigidì e balbettò un semplice – Haii rilevamenti psionici della zona nelle ultime tre ore? – – Nessuna attività. – – Incensati? – – Li avrei rilevati, Armiere. – ribadì la donna. – Era qui, Rods. – s’intromise Larsson, con una voce fin troppo autoritaria. La donna sospirò come per calmarsi – L’unica traccia psionica rilevabile è quella dell’Armiere Levkova, i dispositivi di occultamento degli Oscuri bloccano anche i sensori psionici. Purtroppo la squadra non è stata equipaggiata per la guerriglia K’Thor. – Larsson fece una smorfia, ma preferì starsene zitto. – Tieni gli occhi aperti. Forse si degneranno di farci sapere cosa è successo loro. – – Ricevuto. – Selene fissò il Colonnello, lo sguardo colpevole dell’uomo era mitigato solo dalla consapevolezza che fosse giusto insistere – Perché gli incensati vi evitano? – chiese, alzando la voce in modo da essere udito da tutti. Selene lo ignorò rimettendo le sue cose nello zaino, non era intenzionata a rispondere al soldato quanto non era intenzionata a dargli altri spunti per spiegargli come funzionavano i servizi segreti. – Selene… – – Matias per ora sei solo un soldato che si è trovato nel luogo sbagliato al momento sbagliato, non credo tu voglia diventare un numero su un rapporto. – spiegò Selene scattando in piedi per fronteggiarlo. L’uomo era esasperato dalla situazione in cui si era andato a cacciare, ma continuava ad andare avanti forse perché gli importava solo di fermare i Mutanti – Che io sia dannato se mi lascerò trattare come un idiota. Perché ci evitano? – Selene distolse lo sguardo, avvampando di rabbia e con un sussurro ammise – Loro sanno che ho un coefficiente psionico elevato e credono che io sia la causa degli attacchi. – – Idiozie. – Selene sollevò lo sguardo su quello del Colonnello – Dici? Sappiamo che i Mutanti sanno riconoscere le tracce psioniche e sembra che io abbia una traccia psionica inconfondibile. – Larsson fece un sorriso amaro – Non hai solo una bellissima traccia psionica. – La battuta fece sorridere Selene, ma la consapevolezza di rendere sempre più partecipe quell’uomo l’atterriva. Sapeva che alla fine della missione al Colonnello Matias Larsson sarebbero rimasti solo dei ricordi frammentati di un team di scienziati impauriti dai tunnel. Per quel motivo stringere un legame con lui era una pessima idea, non voleva soffrire più di quanto non facesse con Pratt. – Preparati, dobbiamo andare. – lo spronò mettendosi lo zaino in spalla. Il Colonnello l’afferrò per un braccio – Puoi dirmelo, ho capito come andranno le cose per me, se mai usciremo da questa dannata trappola! – Selene si liberò con uno strattone – Considerati fortunato allora, se vivrai non ti ricorderai più nulla. – – Mi piacerebbe ricordarmi di te. – Selene scosse il capo – Dovresti sperare di non incontrarmi più. – Larsson ridacchiò incamminandosi accanto a Selene e per un po’ rimase con il suo sorriso stampato sul volto, come se non gli importasse il luogo in cui si trovavano o l’intenzione dei Mutanti di farli a pezzi uno per uno. Selene lo invidiava: gli bastava essere lì con lei e svolgere il proprio lavoro come soldato per sentirsi di buon umore. Forse quest’uomo merita davvero di poter tornare alla sua vita. Se gli cancelleranno la memoria, gli toglieranno tutto, compresa la sua forza d’animo. Aveva già sperimentato la politica del CAO di azzerare i ricordi dei malcapitati che venivano in contatto con gli agenti, era necessario un tale comportamento per mantenere al sicuro decine di agenti e profili pubblici legati all’agenzia. Nelle precedenti occasioni era stata la stessa Selene a indicare le risorse a cui andava riservato un trattamento simile e come coordinatrice dell’intera operazione non poteva ignorare una simile pratica, specie considerata la posizione del Colonnello all’interno della gerarchia militare. Vedremo, prima bisogna uscire da qui tutti interi, solo dopo deciderai cosa fare!

Fare la spia vi sconvolgerà la mente!


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :