Magazine Diario personale

Com'era profondo il mare

Creato il 05 marzo 2012 da Dallenebbiemantovane

Quando era giovane, mia mamma ascoltava Mina, Battisti, la Vanoni e perfino (lei così moralista) Vasco Rossi.

A mio papà piacevano cose più vecchie: Frank Sinatra, Aznavour, Luciano Tajoli, ma la Vanoni e Dalla li ascoltava volentieri anche lui.

 

Di Lucio Dalla, mia mamma aveva due LP, finiti chissà dove insieme agli altri, e al giradischi che li faceva suonare.

Di uno ricordo la copertina marrone chiaro, dove si vede il pulviscolo solare: l’ho cercata su internet ma non l’ho ritrovata uguale, chissà dove e come il ricordo si è distorto e trasfigurato. La copertina dell’altro, zero.

Quello che so per certo è che le canzoni che avevamo noi erano le sue più belle, le più indimenticabili, quelle che scrisse (a volte con De Gregori) alla fine degli anni Settanta.

Com’è profondo il mare, Futura (che oggi Ligabue cita su un giornale come la canzone che lo aiutò a superare l’incubo di un anno di naja), Disperato erotico Stomp, Stella di mare, Cosa sarà, Ma come fanno i marinai, L’anno che verrà, Anna e Marco...

Scopro solo ora da Massimo Gramellini - che puntualmente, come migliaia di altri italiani celebri e non, in questi giorni ha fatto il suo amarcord dalliano - che la prima volta che incontrò De Gregori gli disse “Cosa sarà è la più bella tra le tue canzoni”. “Ti ringrazio”, pare abbia risposto il cantautore, “ma purtroppo non l’ho scritta io; è di Lucio e di Ron”.

 

Quelle degli anni Ottanta le conosco poco e non mi sento di giudicarle; quelle degli anni Novanta, da Attenti al lupo in poi, le ballavo a volte in discoteca pensando: questo ormai è bollito. Non mi fa impazzire nemmeno Caruso, troppo sentimentale.

Una volta, con i miei, facemmo un viaggio in macchina, stavamo andando in vacanza, o forse una gita in giornata, chissà. Avrò avuto undici, dodici anni.

Di Dalla possedevamo, oltre ai vinili, anche una o due cassette, musicassette, scusate, termine ormai desueto che se questo post lo leggerà un ventenne, per un attimo si fermerà a pensare se parlo di cassette di frutta o cosa. No, le cassette che si inserivano nel mangiacassette e che ogni tanto il mangiacassette se le mangiava e ti toccava riavvolgere il nastro con una biro, alla speraindio. Le rovinava, questo incidente. Una volta mangiate, era difficile che funzionassero di nuovo bene; si distorceva il suono, miagolavano, stonavano.

Parrebbe strano quindi averne nostalgia, ma come sempre l’uomo non ha nostalgia di qualcosa che ha posseduto, bensì del suo passato, della sua infanzia o gioventù che non tornerà.

Eravamo in macchina, dicevo, e io là dietro mi sentivo in imbarazzo. C’erano quei versi di Futura, quando dice muoviti più in fretta oppure mettendoci di fianco / più su / guida tu che sono stanco, e io non lo sapevo con esattezza cosa volessero dire, ma capivo già che c’era sotto qualcosa che non c’entrava molto con l’autoscuola, ma c’entrava molto con quelle cose che fanno gli uomini e le donne, e che i bambini devono far finta di non sapere, anche perché non hanno ancora capito come si fanno o con quali parti del corpo.

Di sicuro facevano finta di niente i miei, zitti zitti, che di educazione sessuale si sono guardati bene dal parlarmi e se non ci fossero stati i romanzi di Judith Krantz e i giornalini per ragazze Dolly e Ragazza In, io sarei ancora alle api e ai cavoli.

Comunque me le ricordo con nostalgia, quelle canzoni, e mi ricordo alla televisione di aver visto De Gregori e Dalla in concerto, e Dalla a un certo punto suonava il clarinetto, con quella canottiera, quel basco sulla pelata, quel tappetino di peli sul petto che in Italia tutti i comici lo usavano come termine di paragone della pelosità.

E che fastidio, poi, quando un’amica di quelle (o quelli) che sanno sempre le cose losche dei Vip, mi rivelò, sosteneva lei, che i due non erano solo amici e che in tournée dividevano anche il camper (che poi, sfido chiunque a dimostrare che se si divide il camper allora vuol dire che si divide anche il talamo), e io ingenua a dire che De Gregori era sposato, e lei più scafata – eravamo già al primo anno d’università – a dire, e allora?, che insomma per me era notizia di un certo livello di scalpore, che uno poteva essere sposato ma anche.

Comunque ci ho creduto poco.

E chissenefrega, finché facevano canzoni così, di chi andava a letto con chi. Ma ci rendiamo conto che questi hanno scritto Ma come fanno i marinai? I marinai affaticati dalla vita piena di zanzare? Che infatti riuscivano a baciarsi fra di loro e a rimanere veri uomini però ?

O che lui ha scritto versi come

Cosa sarà che fa crescere gli alberi, la felicità

Che fa morire a vent'anni anche se poi vivi fino a cento

Cosa sarà a far muovere il vento a fermare il poeta ubriaco

A dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato

Oh oh cosa sarà che ti svegli al mattino e sei serio

Che ti fa morire ridendo di notte, all'ombra di un desiderio

Oh cosa sarà che ti spinge ad amare una donna bassina perduta

La bottiglia che ti ubriaca anche se non l'hai bevuta

Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re

Che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è

Cosa sarà che ti fa comprare di tutto

Anche se è di niente che hai bisogno

Cosa sarà che ti strappa dal sogno

Oh cosa sarà che ti fa uscire di tasca dei "no, non ci sto"

Ti getta nel mare, ti viene a salvare

Oh cosa sarà che dobbiamo cercare

Che dobbiamo cercare

Cosa sarà che ti fa lasciar la bicicletta sul muro

E camminare la sera con un amico a parlar del futuro

Cosa sarà questo strano coraggio o paura che ti prende

E ci porta ad ascoltare la notte che scende

Oh oh cosa sarà quell'uomo ed il suo cuore benedetto

Che sceso dalle scarpe e dal letto

Si è sentito solo

E’ come un uccello che in volo, è come un uccello che in volo

si ferma e guarda giù...


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