Magazine Psicologia

Come riconquistare la serenita’

Da Pasqualefoglia @pfoglia2

Il successo personale non assicura automaticamente la soddisfazione.

Il cervello va dove portiamo la nostra attenzione e non lascia mai niente di incompiuto.

Uno dei più grandi paradossi della vita: struggersi dal desiderio per avere qualcosa e restare delusi dopo averla avuta!

Corri e ringiovanisci!

COME RICONQUISTARE LA SERENITA’“Pasquale, tu dici che per controllare la nostra mente bisogna studiare, applicarsi, avere la mente aperta e lanciarsi nello studio e nell’azione. Bene, guarda che la storia è piena invece di persone insigni e geniali, con un’intelligenza e cultura superiore, profonda e aperta in ogni campo, con un’attività frenetica, con riconoscimenti ufficiali ad alto livello e che nonostante tutto ciò non erano del tutto felici, per non dire infelici. Mi viene in mente Michelangelo che era costantemente inquieto, Leopardi che aveva letto intere biblioteche, con riconoscimenti nazionali per la sua arte, eppure era disperato e poi il comico Totò, molti filosofi esistenzialisti, molti poeti, pittori instancabili super riconosciuti dal pubblico a livello mCOME RICONQUISTARE LA SERENITA’ondiale, fisici che si sono suicidati e persino insigni psichiatri e psicologi! Anch’io ho due lauree, ho letto e leggo tantissimo, ho molti interessi, amo i miei familiari sinceramente e intensamente e loro adorano me, svolgo una professione nobilissima che mi fornisce anche buoni proventi, eppure per lunghi periodi provo un senso di profonda tristezza, di solitudine e di senso di disperato non senso della vita. Dunque, perché manca la serenità pur avendo praticamente tutto?”

Effettivamente, ci sono tantissime persone talentuose e intelligentissime che hanno ottenuto tutto dalla vita, che sono all’apice del successo e ne sono pienamente coscienti, eppure anziché goderne e sentirsi appagate, hanno una forte inquietudine interiore, una trem

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enda tristezza. Tanti geni e personaggi famosi e di successo sono caduti vittime di sregolatezze di ogni genere – pensa a Diego A. Maradona, Mike Tyson, Elvis Presley, Michael Jackson, ecc. -, come la tossicodipendenza, la delinquenza o il suicidio. Leggendo le biografie di tanti illustri personaggi, anche religiosi, filosofi e psicologi, persino di Sigmund Freud che è stato il fondatore della psicanalisi, veniamo a sapere che hanno sofferto di una forma più o meno grave di depressione.

Quindi, è assodato che il successo personale non assicura automaticamente la gioia e la

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soddisfazione! E dunque, perché a tanta gente manca la serenità? Se la famiglia, gli affetti, lo stato di salute, la sicurezza economica sono assicurati e fuori discussione, che cosa scatena la scontentezza e la depressione? 

Non è facile rispondere a questa domanda. Quindi ci proverò, e saranno i lettori a darmi il feedback.

Come si alterna il giorno con la notte e l’estate con l’inverno, così ogni essere umano, dal più potente al più miserabile, dal più colto al più ignorante, dal plurilaureato all’analfabeta, tutti quanti vanno soggetti alla legge dell’alternanza, ossia a momenti belli e a momenti brutti. Quindi, non c’è assolutamente niente di strano che persino i colossi della psicanalisi quali Freud e Jung e i colossi della spiritualità quali il Dalai lama e il papa abbiano avuto periodi più o meno lunghi e frequenti di depressione.

Cadere e farsi ma

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le, attraversare momenti brutti è un fatto normale, una cosa che capita a tutti, a prescindere dal proprio status. Ma c’è chi riesce a rialzarsi abbastanza presto e chi invece resta nella depressione. Perché alcuni si rialzano velocemente e altri no? Tutto dipende dal proprio atteggiamento mentale.

Il nostro cervello, o se vuoi il nostro inconscio, è uno scansafatiche: o lo alleni o ti frega. Se non impari a ballare, se non impari a muoverti armoniosamente, se non ti alleni per un periodo sufficientemente lungo, non ballerai mai bene. Se l’atleta non si allena a dovere, se non si abitua a resistere allo sforzo prolungato e anche alla frustrazione, non vincerà le gare. Se una persona non è abbastanza allenata per resistere al dolore, se non accetta l’insuccesso e la crisi che ne consegue, precipita nel baratro della… depressione. Il dolore e la tristezza servono a farci desiderare la gioia, così come una giornata di pioggia e di freddo ci fa apprezzare il bel tempo: se non ci fosse il brutto, non sapremmo riconoscere il bello e sentiremmo solo noia. Tutto ciò che sperimentiamo ha uno scopo preciso, tutto è necessario in un dato momento della vita e tutto va accettato.

C’è chi ha una m

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entalità vincente e chi invece ha una mentalità perdente: è questione di ottimismo e di pessimismo. Chi concentra l’attenzione su come fuggire dal dolore, dai dispiaceri, dai fallimenti, non fa che attirare dolore, dispiaceri e fallimenti precipitando nella disperazione o nella rassegnazione. Il cervello va dove portiamo la nostra attenzione e non lascia mai niente di incompiuto. Chi invece si concentra sulla soluzione e la cerca facendosi le domande giuste – per esempio, come posso rimediare, come posso ottenere un risultato migliore -; chi è ottimista, per sua natura oppure perché ha imparato la lezione, guarda al risultato finale anziché lamentarsi inutilmente sulla presunta stoltezza della creazione…. 

Probabilmente la mancanza di serenità che ci colpisce anche quando abbiamo ottenuto tutto dalla vita, o forse soprattutto allora, sta nell’assenza di una psicologia robusta. Una persona abbastanza resiliente invece, che ha imparato a sopportare il dolore e le frustrazioni mettendosi continuamente in gioco, ha imparato che ogni cosa ha un ciclo naturale fatto di picchi e di depressioni (come le crisi economiche), sa che ogni fenomeno (vitale e non vitale) ha un andamento sinusoidale, perciò sa come riconquistare la serenità dopo un momento di sbandamento. Ovviamente c’è chi recupera meglio e chi no, chi si riprende prima e chi dopo, e anche chi, purtroppo, non riesce a riacquistare le energie e l’ottimismo rimanendo a lungo depresso.

Chi non accetta i momenti no della vita non fa che concentrarsi sulla negatività, sul buio, sulla notte, sulla

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tristezza, sulla mancanza di serenità e perde la creatività e il buon umore; e finisce per credere alle storie tristi che si va raccontando, non riesce a comprendere la giustezza della realtà che è fatta di luce e buio, di momenti belli e di momenti brutti, alimentando la spirale dei pensieri negativi, che sono tossici, e allunga più del dovuto i periodi di tristezza nonostante non gli manchi nulla dal punto di vista materiale e affettivo.

Per rimediare in qualche modo all’angoscia esistenziale c’è una grande risorsa: l’ottimismo; e per diventare ottimista occorre essere grati alla vita. Grati per quanto possiedi, per quanto hai costruito, per quello che sei diventato. E’ questa consapevolezza di essere cresciuto abbastanza, di essere stato capace di avere risultati importanti, di avere ormai spalle robuste sui cui contare, ossia la coscienza di sapersi tirare fuori dai guai all’occorrenza, che ci fa sentire grati verso la vita e verso se stessi e ci fa stare bene producendo pensieri positivi e fiduciosi che ci facilitano la vita. Se non sei abbastanza grato per tutte le cose belle che già hai, sei automaticamente pessimista e scontento, anche se non ti manca nulla. E nessuno può aiutarti.

Proprio sentendoti grato alla vita e a te stesso per le tue capacità, le tue convinzioni e la sicurezza che hai saputo conquistare grazie alla costanza e alla flessibilità, riesci a superare i momenti no della vita che arrivano all’improvviso, quando meno te li aspetti.

Dunque, fatti un bell’elenco, anzi un album con tutte le cose belle che hai e che sei riuscito a costruire, di tutte i beni materiali che sei riuscito a conquistare, di tutte le cose che hai imparato e di cui sei fiero, di tutte le belle relazioni che hai, fai l’elenco di tutte le persone che ti hanno amato e ti amano, che hai amato e che ami: più è lungo l’elenco, meglio è! Quando ti senti giù, prendi il tuo album e ti tiri su. Non pensare alle cose che non hai: esse arriveranno sicuramente grazie al tuo atteggiamento di gratitudine verso la vita quando le visualizzerai e ti farai le domande giuste!

La vita è un continuo compromesso tra i nostri desideri e ciò che riusciamo a realizzare. Non rovinarti la vita convincendoti che devi riuscirci per forza: se ce la fai bene, festeggia la tua vittoria; ma se non ce la fai subito non dev’essere un problema, ritenta, correggi i tuoi errori e ti avvicinerai sempre più alla meta.

Devi sapere che è il percorso che ci riempie la vita, che ci carica di entusiasmo e ci fa diventare persone migliori; durante il viaggio impariamo tante cose nuove, acquisiamo nuove capacità e maggiore sicurezza e riduciamo i nostri limiti; e imparando cose nuove manteniamo giovane il nostro cervello.

Queste cose devono essere chiare a tutti. Quando giungiamo a destinazione il viaggio è finito; quando possiamo gridare “finalmente ce l’ho fatta”, sentirai un vuoto dentro di te perché i tuoi neuroni non hanno più nulla di cui preoccuparsi, non hanno più nulla da fare o da imparare per costruire nuove sinapsi. E quando i neuroni non hanno nulla da fare perché non vengono impegnati, avviene il processo inverso: inizia la rottura lenta e graduale delle sinapsi e arrivano le malattie degenerative come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson, ecc.

Per quanto assurdo possa sembrare ad un ragionamento superficiale, possiamo ritenere che non arrivare subito alla meta, per esempio alla pensione, o ritardare un obiettivo importante, abbia non solo svantaggi ma anche vantaggi considerevoli! E dunque non ce ne dovremmo fare un problema. E’ proprio ciò che ci fa soffrire, ciò che ci tormenta, ciò che non riusciamo a ottenere subito che ci fa crescere, maturare e migliorare e ci irrobustisce le spalle.

Anche perché quando si raggiunge la meta arriva inesorabile la delusione! E’ questo uno dei più grandi paradossi della vita: ci si strugge dal desiderio per avere qualcosa e si resta delusi dopo averla avuta! E la delusione sarà ancora più grande se non sei preparato, se non hai imparato a festeggiare per ogni piccolo successo, se non ti sei premiato ad ogni piccola vittoria, se durante il viaggio non hai imparato ad essere grato per le cose che hai imparato, che hai creato e conquistato. Ma non sarà un dramma se avvii subito un nuovo progetto, se ti dai da fare per realizzare un nuovo desiderio ancora più importante e più difficile, insomma procurati volontariamente nuovi… problemi.

I neuroni se non sono sotto pressione soffrono: non sei tu che soffri e sei triste, ma il tuo cervello.  La serenità non è mai una situazione permanente. La serenità è breve perché è l’intervallo tra il vecchio desiderio realizzato e quello nuovo che sta nascendo, è l’intermezzo tra i vecchi problemi ormai risolti e quelli nuovi che stanno sorgendo. Insomma, se hai già tutto, se non ti manca nulla, se sei nelle condizioni di chi dovrebbe sentirsi felicissimo, ti sentirai insoddisfatto, ti mancherà la serenità, sentirai un vuoto inspiegabile e opprimente. 

La felicità non dipende dall’avere tutto ciò che desideriamo, e neanche dall’essere pienamente apposto nelle tre aree della vita: lavoro/ carriera, famiglia/relazioni e salute fisica/mentale. La felicità o serenità consiste, come dicevo, nell’essere grati per la persona che siamo diventati durante il viaggio della vita che ci ha portato alla realizzazione dei nostri progetti; consiste nel saper gioire per i nostri progressi, per le capacità apprese, per la sicurezza conquistata e per la forza di carattere raggiunta grazie alla quale siamo in grado resistere alle frustrazioni e ai dispiaceri della vita. 

La serenità non è mai definitiva perché la vita è pulsazione, la vita è alternanza tra luce e buio, proprio come l’alternanza tra il giorno e la notte di cui il nostro corpo, i nostri organi, tutte le nostre cellule sono impregnate e pervase fin dal momento della nascita, non solo nostra, ma anche di chi ci ha messo al mondo e di tutti gli ascendenti.

Quando non hai proprio più nulla da fare per te, impegnati a fondo per aiutare i tuoi nipoti ad acquisire capacità, forza e sicurezza; aiuta le persone che hanno bisogno dei tuoi consigli, insomma riempi la tua vita con i problemi… degli altri.

E tuttavia, tutto ciò ancora non basta per recuperare la serenità perduta, per allontanare il vuoto interiore, per scacciare la scontentezza che ti afferra all’improvviso, a prescindere dalle tue fortune o sfortune materiali e morali. Non appena cominci a sentirti scontento, mettiti a correre, suda abbondantemente, elimina le tossine, ossigena il tuo corpo, scuoti i tuoi muscoli, rinforza il tuo sistema immunitario e fa’ un pieno di endorfine! Le endorfine sono le molecole della felicità: esse si esauriscono rapidamente quando conduciamo una vita sedentaria. Molti rimediano mangiando di più perché il cibo dà effettivamente un senso di benessere, ma ingrassano maledettamente e si ammalano, per cui non è quella la soluzione giusta contro la mancanza di serenità. La soluzione è la corsa a piedi o in bicicletta e il movimento fisico in genere.

Il corpo soffre e muore quando si muove poco, quando non lo alleniamo, quando non facciamo esercizi fisici, per cui i muscoli si atrofizzano e noi non ci eccitiamo più e non siamo più neanche in grado di fare all’amore come si deve. Per ringiovanire nel corpo e nello spirito devi correre!

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