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Cota, Bresso e il teatro dell’assurdo

Creato il 15 gennaio 2014 da Retrò Online Magazine @retr_online

“Giustizia è stata fatta. La giunta Cota non esiste più…è stata una vittoria”. Queste le dichiarazioni a caldo dell’ex presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso (PD), dopo la sentenza del TAR che ha sancito, con un poco di ritardo, l’annullamento delle elezioni regionali 2010.

Il presidente Roberto Cota, uno degli ultimi baluardi della Lega Nord, si è avvalso di 27.000 voti provenienti dalla lista truffaldina “Pensionati per Cota” del consigliere regionale Michele Giovine, i quali gli hanno permesso di ottenere sul filo di lana  l’ambita poltrona.

Effettivamente per Bresso sarebbe stato un grande successo, se non fosse che anche la lista analoga “Pensionati e invalidi per Bresso” è stata giudicata fuorilegge già nell’agosto del 2012. Le motivazioni sempre le stesse: montagne di firme false…ovviamente a sua insaputa, ci tiene a precisare l’ex zarina di Palazzo Lascaris.

Sembra di assistere nuovamente all’indecente spettacolo inscenato non più di un mese fa con la messa al bando del Porcellum da parte della Corte Costituzionale. Vittime e carnefici rimangono immutati: da una parte i cittadini, continuamente raggirati e tenuti in ostaggio da una classe politica sempre più arrogante e collusa con il malaffare, dall’altra una democrazia calpestata e soggiogata per tre anni e mezzo, in balia di una giustizia vergognosamente lenta ed inefficace.

La decenza imporrebbe dimissioni immediate, ma non essendo questa una delle qualità che caratterizzano Roberto Cota e non pago dello scandalo rimborsopoli, annuncia così il ricorso: “Non faccio questa battaglia per me, ma per la difesa della democrazia perchè quanto è successo ieri è incomprensibile ed inaccettabile in un sistema democratico. Vuol dire che non c’è più certezza per nessuno”.

Come nel teatro dell’assurdo, si susseguono da giorni dichiarazioni come questa, prive di senso e nesso logico, ripetitive e surreali, tanto da far impallidire il miglior Beckett. Vengono travolti completamente i criteri di verosomiglianza  e realtà.

Tuttavia, il momento più “alto”di idiozia è stato raggiunto dalle parole del neo-segretario del Carroccio, Matteo Salvini, intervenuto in occasione della “grande fiaccolata” organizzata dal suo partito a Torino. Il prode e mai domo padano  ha infatti paragonato la sentenza della magistratura, ovviamente comunista, ai metodi utilizzati in Corea del Nord contro gli avversari politici; nemmeno il vecchio Umberto si è mai spinto in modo tanto audace sulle vette dell’irrazionalità e della stoltezza. Rispetto per le istituzioni zero.

Chi invece si sperava fosse solo un lontano ricordo, è tornato a bussare prepotentemente alle porte di Torino: Sergio Chiamparino (PD), presidente della Compagnia San Paolo ed ex sindaco di Torino, l’uomo delle Olimpiadi e del buco di bilancio più grande tra tutti i comuni d’Italia, si è detto pronto alla sfida della Regione. Purtroppo, ciò che preoccupa di più non è la candidatura in sé, quanto l’appoggio ad una vecchia volpe come Chiamparino da parte del neo-segretario PD Matteo Renzi…che fine ha fatto il rottamatore? Il cambiamento? La novità? Possibile che il “nuovo PD” non possa proporre qualcosa di meglio per il Piemonte, piuttosto che un antiquato e obsoleto residuato bellico appena uscito dalle aule del tribunale?

 

Ricevuto e pubblicato.


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