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Crisi, arredo italiano a rischio: “Il Governo deve aiutarci, ma dov’è?”

Creato il 12 dicembre 2012 da Ladyblitz @Lady_blitz
Crisi, arredo italiano a rischio: “Il Governo deve aiutarci, ma dov’è?”

ROMA – Non è un buon momento per il macrosistema arredamento, che negli ultimi anni ha registrato un vero e proprio tracollo di vendite (quasi il -20%) a causa, soprattutto, della caduta dei redditi reale delle famiglie superiore al 2009 a al blocco dell’erogazione dei mutui che  hanno inciso profondamente sull’indotto della casa.

Ma non è finita perché nel quinquennio 2007 – 2012 si è registrato, per il macrosistema Legno Arredo, un drastico calo (il -39%) dei consumi passati da 33,8 a 20,6 miliardi di euro.

Il principale “imputato” il crollo interno degli acquisti che quest’anno ha accusato un calo del 17,6%, addirittura più accentuato di quello già drammatico del 2009.

Sono queste le allarmanti notizie emerse durante la conferenza stampa di fine anno di FederlegnoArredo.

Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo, ha dichiarato: “La gente non consuma più, le tasse sono opprimenti, i giovani non riescono ad accedere al credito. All’estero, invece, le banche li aiutano ad accedere ai mutui favorendo, di conseguenza, il ritorno all’acquisto di mobili. È importante comprendere che se l’edilizia non si muove non si può tornare a crescere e al momento ci sono migliaia di appartamenti invenduti”.

Secondo quanto riporta Pambianco, in crisi sono anche le importazioni di prodotti provenienti dall’estero “a dimostrazione che gli italiani non si sono indirizzati su alternative estere più economiche. Dalla Cina, ad esempio, le importazioni si sono ridotte del 20%”.

Solo l’export riesce ancora a resistere, anche se a fatica, tenendo il passo benché negli ultimi mesi si sta registrato un rallentamento nei mercati Ue 27 che rischia di compromettere il buon andamento delle vendite extra Ue (+ 10%), fino ad oggi l’appiglio che ha consentito al sistema Legno Arredo di non crollare.

Snaidero ha però annunciato: “Il tempo stringe e non si può pensare che il sistema possa reggersi solo sulle esportazioni”.

Analizzando i fatturati delle aziende si nota come il settore abbia vissuto nel 2012 uno degli anni più drammatici dal dopoguerra: il fatturato del macrosistema è passato dai 42,5 miliardi del 2007 ai 28,5 miliardi del 2012 (-33%) e questo ha significato la chiusura di oltre 10.000 aziende per un totale di 51.651 addetti. Nel solo 2012 le aziende chiuse sono state 2.400 per 8.200 posti di lavoro persi. Infine, si è registrata un’impennata delle ore di cassa integrazione (+697% rispetto al 2007).

Il 2013 non è di buon auspicio. Si prevede infatti l’aggravarsi delle difficoltà con il conseguente peggioramento del mercato interno ed il rallentamento della domanda mondiale: “Per questo motivo è urgente rilanciare i consumi. La proposta di FederlegnoArredo, presentata al Ministero dello Sviluppo Economico, è di includere gli arredi fra le opere ammesse alla detrazione del 50%, già prevista per le ristrutturazioni edilizie. Tale misura, condivisa e sottoscritta da industria, sindacati (CGIL, CISL, UIL), commercio (Federmobili), costruttori (ANCE), Confartigianato Legno Arredo e CNA Produzione, parte dal presupposto che l’arredamento è parte integrante della riqualificazione edilizia e del benessere abitativo delle famiglie, oltre a non comportare nessun incremento aggiuntivo dei costi per lo Stato già previsti dal decreto” ha spiegato Snaidero, che poi ha concluso: “Stimiamo che tale misura (contenuta nell’ordine del giorno presentato alla Camera dei Deputati il 26 luglio 2012 e finora totalmente ignorata), che auspichiamo si trasformi in emendamento parlamentare, sia in grado di generare un incremento dei consumi nazionali d’arredamento del 20% (pari a circa 1,2 miliardi di euro) offrendo un po’ di ossigeno alle imprese dopo 5 anni molto duri”.

“Già in occasione del Salone del Mobile di quest’anno – ha commentato Giovanni Anzani, vice presidente vicario di FederlegnoArredo – avevamo chiesto l’IVA al 4% per i mobili fissi da appartamento, di non alzare l’IVA dal 21% al 23% ma non siamo stati ascoltati. Le istituzioni sono presenti nei grandi eventi ufficiali, come i tagli dei nastri, ma scompaiono quando devono dare supporto alle nostre imprese. E non stiamo assolutamente parlando di incentivi. Auspichiamo, inoltre, la ristrutturazione dell’ICE, una struttura molto importante per la promozione delle aziende italiane all’estero che, però, purtroppo, non è ancora attiva a livello giuridico”.


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