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da Roma

Creato il 01 giugno 2010 da Gaia

Pausa dal libro che sto riassumendo. Mia sorella vive a Roma, e da lì può osservare da vicino cosa si muove in Italia, sul fronte della politica, dei diritti, della cultura… Sentendo i suoi racconti mi ricordo di cosa significa vivere ai margini geografici di un paese tra l’altro sempre meno influente, vivere un’esistenza protetta, lontana dai grandi conflitti, in cui le linee tra realtà e finzione si mescolano sempre di più. Comunque, mia sorella mi ha raccontato di una giornata dedicata all’immigrazione in un centro sociale di Roma, le ho chiesto di scrivermi qualche appunto, eccoli qui.

Qua a Roma gli immigrati iniziano a organizzarsi. Ma non solo a Roma; ovunque ci sia sfruttamento e riduzione in schiavitù,come testimonia la storia,le persone arrivano ad un punto in cui capiscono che la ribellione è l’unica soluzione.
Domenica sono andata alla Snia, un dei tanti centri sociali di Roma. C’era la sorella di Thomas Sankara, un rivoluzionario comunista che fu ucciso nell’87 dall’attuale presidente del Burkina Faso; c’erano tre rappresentanti di un movimento sudafricano contro i mondiali di calcio, che raccontavano alcune delle enormi ingiustizie che hanno subito e tuttora subiscono i poveri del Sudafrica, spostati dalle città (dove comunque vivevano in estrema povertà) in baracche di lamiera senza elettricità, senza niente; questo perché i turisti non dovranno vedere che in Sudafrica ci sono i poveri. Le autorità hanno impedito ai venditori di strada di aggirarsi per le città, perché i turisti non dovranno essere infastiditi. In un paese con la costituzione più ammirata del mondo, dove è stata condotta una lotta all’aparthaid unica al mondo, grazie ai mondiali sono stati spedi miliardi di dollari per costruire infrastrutture assolutamente inutili: i poveri non potranno mai usufruire di stadi, aereoporti, strade, semplicemente perché non hanno un lavoro e non hanno soldi per permettersi niente. Ci hanno chiesto di boicottare i mondiali, e loro in cambio torneranno in Sudafrica e parleranno dei problemi che abbiano noi nel nostro paese.
C’erano poi tre migranti di Rosarno, che ci erano troppo timidi per parlare, ma posso raccontarvi cosa mi ha detto un sociologo che lavora al Pigneto (quartiere di Roma dove si trova il centro sociale). DIce che venivano bastonati, umiliati, sottopagati e che quando c’è stata la rivolta la polizia gli ha dato alcuni biglietti per andarsene: chi a Roma, chi nel Sud, chi nel Nord, senza nemmeno un posto dove dormire. Qua a Roma sono stati fortunati perché la rete di centri sociali li ha accolti, li ha integrati nei propri spazi; sono molte le persone che li aiutano a studiare l’italiano e a trovare un lavoro. La provincia di Roma si era impegnata ad inserirli nelle coperative laziali che lavorano la terra, ma il tempo è scaduto e per ora non se n’è fatto ancora niente.
Il sociologo mi raccontava che al Pigneto, un quartiere ormai pieno di stranieri e studenti, quando la polizia o la finanza li attacca o li sfratta la gente va in strada a difenderli, perché sanno che nel quartiere loro non fanno niente di male e che sono essere umani come tutti.
Gli africani che hanno parlato domenica ci hanno detto che non pensavano che in Italia avessimo tutti questi problemi, e che tornati in Africa ne parleranno ai loro compagni, diffonderanno ciò che hanno visto e sentito, e io ho pensato quanto in basso siamo arrivati per stupire un africano che non ha soldi per vivere e che magari si immaginava un Paese molto diverso, e ha trovato questo schifo.
Ero emozionata, a volte avevo i brividi come quando ho sentito un lavoratore africano di Castelvolturno raccontare della cattiveria della polizia nei loro confronti. E come quando ha detto: “Abbiamo capito che l’unica soluzione è unire le nostre forze, noi e gli italiani con cui stiamo lavorando a Castelvolturno, perché non c’è un dio che ci dà i soldi e i diritti, ma dobbiamo conquistarceli da soli”.
Questa è la nuova Italia, che lo si voglia o no; i nuovi proletari, i nuovi schiavi che stanno iniziando ad alzare la testa sono gli stranieri e gli italiani che non hanno più niente da perdere,perché non hanno proprio niente.
Prisca


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