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Dall’Alsazia un Riesling tripla A: dolcezza e versatilità

Da Eatitmilano @Eatitmilano

Riesling BinnerMetti una sera a cena in Valtellina, dopo aver passato il week-end tra cantine e vignaioli, in uno scenario incantevole di montagne innevate ad aprile, vigneti estremi e vignaioli coraggiosi.

Il menù è invitante, la carta dei vini ricca di tutto il meglio che il territorio offre: sarebbe scontata una sceltaa km zero. E invece… la curiosità ha la meglio e si finisce per aumentare i chilometri ed andare enologicamente oltreconfine. Il vino non è solo gioia per le papille gustative, lo è anche e soprattutto per l’anima, per esempio quando ti trasporta idealmente a centinaia di chilometri di distanza.

Dalla Valtellina all’Alsazia con un Riesling 2007 non filtrato di Audrey et Christian Binner. Un vino naturale, biodinamico,quello che si definisce tripla A(Artigiani Artisti Agricoltori, definizione steineriana che indica un metodo di coltivazione pulito, vale a dire senza chimica). In questo caso, nessun ricorso ai pesticidi di sintesie vendemmia manuale.

Stiamo ovviamente parlando di un bianco, affinato in modo naturale sui lieviti per18 mesi. UnRiesling completamente diverso quello alsaziano: a fare la differenza il terreno argilloso, granito e mica, in questo spicchio di Francia al confine con la Germani a e l’esposizione al sole dei vigneti.

Colore paglierino carico, note dolci tipiche dei vini alsaziani di uve maturate al sole. Ampio ventaglio di sentori: miele, camomilla ma anche erbe aromatiche, the, sentori terziari.

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Ogni sorso una sorpresa, ogni connubio col cibo è un’espressione di questo vino che dimostra una versatilità estrema. Al di là della dolcezza che ti sorprende al primo assaggio, riesce a non coprire il sapore dei piatti che abbiamo scelto dal menu, a mantenere la propria personalità senza sopraffare  spaghetti al ragù di missoltini e nemmeno i pizzoccheri di farina di castagne, latteria stagionata, verza e patate. Opposti concordi. E poi ancora matrimonio perfetto con la  brisaola della valchiavenna (che si distingue dalla bresaola valtellinese per una leggera affumicatura)  ed il tortino di erbe selvatiche.

Lo abbiamo assaggiato all’Osteria del Crotto di Morbegno (Sondrio), che consigliamo a tutti coloro che quest’estate cercheranno il fresco a due ore da Milano (http://www.osteriadelcrotto.it). Qui il territorio, la cultura e le tradizioni si esprimono perfettamente: piatti ricercati perchè frutto dell’attenzione alla provenienza delle materie prime locali e di stagione e  semplicità.


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