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Dall’infermeria al parquet

Creato il 03 agosto 2013 da Basketcaffe @basketcaffe

Mai come la prossima stagione NBA, buona parte dei risultati sportivi saranno in mano a giocatori che hanno passato gli ultimi mesi in palestra a fare riabilitazione nel tentativo di recuperare da infortuni piuttosto gravi. Il riferimento è ovviamente a Derrick Rose, MVP 2011 rimasto ai box per l’intera scorsa stagione; Kobe Bryant, reduce da un gravissimo infortunio al tendine d’achille; Rajon Rondo, spaccatosi il crociato a fine gennaio; e Greg Oden, caduto in disgrazia dopo una serie infinita di infortuni, ed ora pronto a ripartire con i Miami Heat. Tutti e quattro questi casi meriterebbero un libro anche presi singolarmente, perché da un punto di vista tecnico e da quello giornalistico rasentano veramente le migliori opere di Samuel Beckett, uno dei maestri del teatro dell’assurdo.

La riabilitazione di D-Rose, infortunatosi al legamento crociato in gara-1 di playoffs 2012, è stata protagonista di una campagna pubblicitaria massiccia da parte di Adidas, di cui l’ex Memphis Tigers è uomo simbolo. Per mesi il mondo si è dovuto sorbire il lavoro in palestra della star dei Bulls che però ha posticipato il suo rientro, anche quando ha avuto il via libera dei medici. Chicago è comunque riuscita a passare un turno di playoffs, ma di Rose si sono visti solo dei gran completi, elegantissimi, sfoggiati a bordo campo. Finalmente in estate, incontrato a Milano durante un evento NBA, ha annunciato di sentirsi finalmente pronto per ricominciare a giocare (ecco la schiacciata nel playground del Parco Nord): i Bulls riavranno così finalmente la loro stella, e torneranno ad essere una contender della Eastern Conference.

Tutto da vedere anche il curioso caso di “Benjamin Kobe“. Il numero 24, prima di infortunarsi lì dove anche l’eroe della mitologia greca Achille aveva il suo punto debole, stava giocando una delle migliori stagioni degli ultimi anni, pur non riuscendo a trascinare i suoi Lakers a dei risultati entusiasmanti. Senza tanto “hype” Bryant sta lavorando in palestra per recuperare da un danno che avrebbe fatto alzare bandiera bianca al 90% degli atleti suoi coetanei, ma non lui, non il Black Mamba che è convinto di poter vincere contro tutti, figuriamoci contro il suo corpo.

Interessante anche la situazione Rondo che ha lasciato dei Celtics malandati di cui era leader tecnico, ma non morale, e ne ritroverà degli altri in cui dovrà fare pentole e coperchi in una fase di ricostruzione poco conosciuta in quel di Boston. Il suo nome è stato spesso inserito in possibili trade nel corso della scorsa stagione: l’infortunio ha cambiato completamente il panorama per Danny Ainge, che nel frattempo ha perso Paul Pierce e Kevin Garnett, gli uomini simbolo dell’ultimo quinquennio bianco-verde. I Celtici ripartiranno quindi da Rondo, che forse non sarà pronto per l’inizio della regular season, ma siamo sicuri tornerà presto a pattinare sulle assi incrociate del TD Garden.

Mistero totale per il quarto dei “big” in uscita dall’infermeria, Greg Oden. Prima scelta assoluta dei Blazers nel 2007 (prima di Kevin Durant), l’ex centrone di Ohio State ha giocato appena 82 partite, curiosamente il totale di una stagione regolare NBA, in sei anni. Dopo una carriera scolastica da assoluto dominatore, Oden non è mai riuscito a mostrare il suo potenziale nella NBA, ma i Miami Heat hanno deciso di dargli una chance, forse l’ultima, proponendogli un biennale (solo parzialmente garantito) al minimo salariale per un veterano. Nonostante tutto il 25enne da Buffalo ha ancora parecchi estimatori in giro per gli Stati Uniti, così ha potuto scegliere tra una rosa di proposte tra cui le più gradite risultavano quelle di Miami e New Orleans. Nei campioni in carica potrà ritagliarsi un ruolo da specialista, forse il più adatto vista la sua fragilità, e chissà che non possa risultare anche importante in una serie playoffs contro i Pacers di Roy Hibbert.


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