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depressione sociale o sindrome da assenza di futuro

Da Psicoterapeutico

depressione sociale o sindrome da assenza di futuroSindrome da assenza di futuro“. E’ questa la nuova patologia psicologica che sta emergendo nel bel mezzo della crisi economica. A evidenziarla è Raffaele Felaco, presidente dell’ordine degli psicologi della Campania. “Si tratta – spiega – di una vera e propria depressione sociale che rende impossibile l’essere parte attiva nella società, a partire dallo studio fino al lavoro e all’impresa”.

La sindrome sta emergendo in particolare nel Mezzogiorno, dove si sta perdendo anche ‘l’arte di arrangiarsì che contribuiva a tenere insieme il tessuto sociale. “A Napoli, in particolare, i problemi di disoccupazione sono endemici ma la città ha sempre basato la sua capacità di reagire sulla fiducia nel futuro che ora sta venendo meno”, spiega Felaco.

“Fino a qualche anno fa – prosegue lo psicologo – i napoletani riuscivano a organizzare qualche attività che mandasse avanti la famiglia, puntando anche sulla creatività, sull’innovazione, sul coraggio di tentare strade nuove. E, per quanto precaria e non strutturata, l’economia girava. Ora c’é un blocco totale e molti hanno l’impressione di essere in un tunnel, in apnea, senza vedere possibilità di uscire”. Una situazione grave, che investe non solo chi ha perso il lavoro o si trovi in difficoltà economiche.

“Stiamo registrando il disagio psicologico – prosegue il presidente degli psicologi campani – di persone che non hanno storie cliniche precedenti e, soprattutto, non hanno oggettive difficoltà economiche. Ma per il clima di crisi e di mancanza di prospettiva di miglioramento della situazione, sono entrate in una situazione di sofferenza psicologica che determina mancanza di energie e di risorse.

Questo colpisce lo studente che pensa di non avere prospettive di lavoro indipendentemente dai suoi sforzi, ma anche i piccoli imprenditori o i commercianti che se anche possono permettersi un investimento, non lo fanno, pensando che quel denaro gli servirà un domani quando i tempi si faranno ancora più difficili”. Una chiusura totale, quindi, quella che registrano gli psicologi e che va trattata non solo con l’analisi ma con l’aiuto reciproco.

“In questa fase – spiega Felaco – stiamo puntando molto sui gruppi di auto-aiuto per tirare fuori le energie positive dalla società”. Insomma, la depressione sociale si combatte ritrovando proprio l’apertura al sociale.

“La crisi economica – conclude lo psicologo – si affronta anche sul piano psicologico, con una propensione positiva che permetta di credere ognuno nel proprio progetto di vita e di investire sulle proprie capacità”.

E proprio gli psicologi, insieme con gli ordini professionali degli avvocati, dei dottori commercialisti, dei consulenti del lavoro, in collaborazione con il Comune di Napoli daranno vita, in ognuna delle dieci municipalità cittadine, a un nuovo sportello dal titolo ‘S.o.s.tegno anticrisi’. Un servizio a disposizione delle persone che perdono il lavoro o che si trovano improvvisamente in grave difficoltà economica.
(Fonte ANSA).

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Da Fabrizio N. Bonaiuto
Inviato il 06 gennaio a 18:10

Questo articolo, anche quando parla di disagio che coinvolge persone senza particolari difficoltà finanziarie, sembra, comunque, rimanere su un piano esclusivamente economico nella valutazione dell'appagamento della vita degli individui. Non si fa nessun riferimento a quanto vuota e senza senso possa essere la vita in sé, per sua stessa natura: nascere, perdere progressivamente i propri sogni (non la possibilità di realizzarli, ma proprio la capacità di averne!!) e soprattutto i propri cari, inghiottiti dalla morte che, bene che vada, al termine di un nostro progressivo invecchiamento e deperimento prenderà anche noi. Se a questo si aggiunge, che la nostra società nel suo complesso è fondamentalmente ateistica e, quindi, nega incessantemente e con persecutorio disprezzo, persino la remota possibilità di un senso della vita che trovi la sua sublimazione e il suo vero fine oltre i suoi termini terreni (dando, pertanto un valore trascendente alla nostra stessa vita qui e ora), allora non vedere alcun futuro non è soltanto comprensibile ma logicamente corretto. Se non abbiamo un fine ultimo, ma soltanto un perdurare e tenersi occupati in attesa di essere uccisi e cancellati dimenticando così ogni esperienza ed ogni sentimento acquisito, allora quale appagamento può essere ricercato sia nella nostra vita come individui, che come società. Quello che resta è un senso di raggelante disperazione...e in attesa della nostra definitiva "macellazione" dobbiamo persino correre forsennatamente nelle vuote attività quotidiane, come criceti in una ruota che non porta da nessuna parte ed in costante competizione e conflitto con nostri "simili" senza pìù amore, né anima...[altro che sicurezza economica...]