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Disgregazione dello stato e nuovo feudalesimo

Creato il 16 agosto 2011 da Tnepd

Disgregazione dello stato e nuovo feudalesimo

Disgregazione dello stato e nuovo feudalesimo

L’andamento economico finanziario di questi ultimi giorni ha lasciato molti morti sul campo, molti dei quali mascherati da indubbie azioni vessatorie per uno stato ormai morente.

L’Italia, dopo il contropelo della Commissione Europea e della BCE (leggasi Deutch Bank) ha varato una serie di iniziative volte tutte a mantenere uno status quo per lo più ininfluente sull’andamento economico e fiscale italiano, penalizzando come sempre tutta la fascia media della popolazione e gabbando con inique tasse la popolazione meno ricca, quella che a malapena se la cava con una pensione di 500 euro o con stipendio medio di 1000/1200 euro al mese.

Abbiamo avuto, per ora, il plauso della Comunità Europea, e nel frattempo continuano a sbarcare, anzi ce li andiamo a prendere sulle spiagge libiche, i rifugiati che i ribelli libici ci inviano a tutto spiano. Non sono infatti i libici che scappano, ma semplicemente dei poveri disgraziati delle zone subshariane. Anche il noto tecnico Monti, elogiato dall’Aspen Institute, dal Bildeberg, dal Club di Londra e dal Club di Roma, ha elogiato il governo per la forza e per la serietà con cui sono stati affrontati i problemi, denunciando però il ritardo di questa “tassa europea”. Lo stesso Monti ha suggerito ai tecnici del governo le strade da percorrere: liberalizzazione completa di tutto; ma pur evidenziando il ritardo della manovra non omette che le osservazione dei mercati fatte all’Italia ed al suo governo, sono finalizzate alla stabilità dell’euro e al problema che l’eventuale insolvenza dell’Italia potrebbe arrecare al sistema euro/dollaro.

La morale è evidente, in un sistema globalizzato in cui tutte le regole non esistono più, una nazione come l’Italia, o la Spagna o la Francia, non può agire da sola, ma bensì in sintonia con il mercato globale e se il mercato chiede sacrifici per salvare la speculazione globale, questi devono essere fatti senza battere ciglio.

Le premesse sono quindi chiare: l’Italia è ormai governata da Parigi, Francoforte, Londra e New York, Pechino e Tokyo. I governanti attuali hanno la solo funzione di esecutori senza possibilità di cambiare una virgola dalle decisioni prese. Come diceva Casini, ci hanno imposto una egida superiore alla quale nessun politico, anche quello con le buone intenzioni, potrà ribellarsi.

E’ la fine dello stato in senso assoluto e le misure prese: abolizione delle provincie, di molti comuni, stanno ad indicare che non solo il federalismo è una pagliacciata, ma che l’unità di stato che quell’infame di Napolitano ha tanto sbandierato prendendo per i fondelli milioni di italiani, non esiste di più.

Di fatto quindi siamo tornati nell’arco di pochissimi anni, da uno stato sovrano ad una terra a regime feudale, ma non in senso storico, poiché se prima il feudo era un baluardo a difesa delle regole che le invasioni barbare volevano infrangere per imporre il disordine ed il caos, adesso, il feudalesimo mercatista-liberista, ha annichilito l’intera popolazione assoggettandola ad una schiuma informe da usare e gettare quando meglio serve. Le regioni, le provincie, ed i comuni, avranno la sola utilità burocratica di vessare e coercizzare l’intera popolazione rendendola schiava dei nuovi padroni: lo stesso sistema usato nell’Inghilterra vittoriana del 1829 in cui una piccola minoranza deteneva il potere economico e politico a scapito della maggioranza usata per lo più come bassissima manovalanza, insomma gente inutile, da sopprimere senza troppi indugi. La civile Inghilterra, ehh???

Da destra a sinistra la parola d’ordine è liberalizzare tutto e subito, vendere il patrimonio immobiliare italiano, vendere i gioielli di famiglia artistici per dare man forte alle economi anti-italiane di rimpinguare le loro probabili perdite. La stessa Merkel ha detto che a fronte dell’acquisto dei btp italiani l’Italia dovrebbe dare parte del suo oro fisico a garanzia. E’ una dimostrazione del ritorno del vecchio sistema dell’usura che nei secoli passati fu la causa primaria delle guerre dei 30 anni, fu causa primaria delle rivoluzioni storiche che si ebbero in Europa dal 1200 fino all’inizio del 1500.

Ma il debito pubblico ammonta a 1.901 miliardi di euro e l’Europa, per gentile concessione di Germani e Francia, accetta di acquistare i nostri BTP ed altra cartaccia buona da far fuoco. Il problema di fondo è che questi acquisti europei non hanno la base di copertura, ovvero se Italia e Spagna non pagassero l’intero sistema verrebbe giù come un castello di carte. E’ solo una toppa al sistema plutocratico che ormai ha raggiunto vette prima mai viste e che lascia spazio alle manovre di arricchimento alle lobbies finanziarie e bancarie sovranazionali.

Siamo ad un punto storica di enorme gravità e di portata tale che forse non ce ne rendiamo ancora conto. Stiamo passando da stato sovrano a stato vassallo a tutti gli effetti. Già dal 2014 il 95% delle spiagge italiane del demanio passeranno dallo stato ad imprese private (per lo più straniere). Le aziende municipalizzate come Luce, acqua, gas, rifiuti e quant’altro, verranno privatizzate con un obbiettivo unico: massimo utile con il minimo costo, alla faccia della concorrenza. Ma anche qui il bravo discepolo del liberismo keynesiano di Monti affronta il problema delle privatizzazioni come un passo necessario per dare una scossa alla concorrenza per una migliore offerta alla nazione. Sarebbe necessario che Monti però ci spiegasse come mai da quando sono state privatizzate l’Enel, la Telecom, l’Iri, l’Eni, la Cirio i servizi per l’utente finale hanno subito contraccolpi che ancora paghiamo, mentre i gestori hanno fatto guadagni stellari, senza contare le centinaia di migliaia di posti di lavoro persi.

 No cari italiani che avrete pazienza di leggere, ormai siamo messi come bestiame sul palco del macello, pronti ad affrontare la mannaia del mercato e volenti o nolenti non ci rimane altro che attendere la fitta sul collo, quella che spegnerà per sempre la nostra Italia.


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