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Donne

Creato il 09 novembre 2010 da Selena
Ogni mattina esco a passeggiare con Gabi. Ho preso l'abitudine da quando, il mese scorso, dovevo portarlo alla fisioterapia ogni giorno. Ora é per piacere, adoro quest'ora o piú in cui ce ne andiamo in giro per le vie del paese, o per la spiaggia. Lui se ne sta tranquillo, guarda curioso tutto ció che lo circonda, a volte s'addormenta, ed io cammino spingendo il passeggino, e penso.
Ci son tante cose da pensare, davvero troppe dire. Non ho neanche tempo per finire i miei pensieri, a volte.
Oggi vedendo un monumento ad una donna, di cui non ricordo il nome, famosa per esser riuscita a dare il voto alle donne in Spagna, ho iniziato a collegare tante cose.
Sulle donne, naturalmente.
Perché io, ad esempio, non riuscirei ad essere devota ad una causa per tutta la mia vita. Non dico che sia contraria, ma il fatto di vedere sta gente che si sacrifica per delle cause a volte penso sia tempo sprecato. Intendiamoci, non tolgo meriti, perché queste persone hanno bisogno di una gran forza per andare avanti con i loro progetti, ma spesso molti di loro diventano iconi di sacrificio. Che poi troppo spesso vedo e sento queste persone portare avanti la loro causa solo per rabbia.
Non puó essere la rabbia che ti spinge a voler intensamente qualcosa. Non puoi vivere arrabbiato per ottenere un miglioramento. Almeno io la penso cosí.
Classico esempio é di qualcuno in famiglia ammalato che, purtroppo, non sopravvive. Ed allora inizia la lotta per combattere l'ingiustizia, la malattia, o quel che sia. Mi sembra un'ottima cosa, bisogna migliorare ció che non funziona, ma con la rabbia si ottiene qualcosa? Queste persone passano l'intera vita lottando.
Forse sono troppo pacifista, forse ho un'anima hippie che vive dentro di me, o forse son pigra, chissá...no, non son pigra, anzi, ma la questione é se son felici queste persone che si sacrificano.
(sempre la felicitá, é questo il punto, la mia ricerca continua)
Metti Gandhi, lui lottava pacificamente, non viveva nella rabbia, non voleva dolore, lui cercava la pace. La stessa cosa per Lennon, pacifista, sempre amabile...Certo, se si pensa che li hanno uccisi forse non é il metodo appropriato...
Comunque continuavo a pensare, perché la mente vaga sola, associa cose...
E dalla donna che aveva ottenuto il voto, alle donne normali, di ogni giorno, che sopportano mariti che non amano solo perché non possono mantenersi. Quante volte ho ascoltato e letto queste storie. Anche di persone che all'apparenza non hanno problemi economici. Donne che passano la vita lamentandosi del patner e che non riescono a trovare una soluzione, o forse neanche la cercano convinte che non ci sia altra possibilitá per loro. Che poi le possibilitá son infinite, basta cercarle, basta pensarci e volerle.
Ma forse é la mia generazione che pensa cosí, forse quella dei miei genitori ancora vive con il pensiero che una donna deve sopportare, e non diciamo quella dei nonni, dove mi sentivo sempre ripetere da mia nonna che la vita era cosí, bisogna accettare quel che viene. Fatalisti.
Mi perdo in questi pensieri, mi chiedo perché una donna debba sempre essere la parte debole. Mi chiedo perché con tutto ció che é migliorato, con tutte le lotte, con tutte le richieste, non si riesca ad ottenere che le donne riescano ad essere indipendenti, che ricevano degli aiuti per i figli, che riescano, con il loro lavoro, a guadagnare abbastanza per essere indipendenti e dare una vita degna ai figli.
Perché si puó lottare contro le malattie, contro le guerre, contro tutto ció che ci sembra ingiusto, ma il fatto é che ci son comportamenti che non vengono ritenuti ingiusti, anzi, sono la quotidianeitá, e ció che si pensa é "beh, sfortunata lei che ha un compagno come quello". Commiserare.
Solo quello sappiamo fare?
Non puoi dirti donna se solo pensi "poverina". Lei non vuole una pacca sulla spalla, lei vuole forza, lei vuole dimostrazioni, lei vuole sentirti dire "mandalo a quel paese, lotta per te, trova una soluzione!".
Perché se una donna riesce ad ottenere il diritto al voto in una nazione, non vedo come non riesca, un'altra donna, a rendersi indipendente mandando a quel paese un uomo che non ama o non la rispetta.
Non esiste la solidarietá. Almeno tra donne. Solo si commisera, solo le dai una pacca sulla spalla, ma poi continui per la tua strada, torni a casa, e ti dici che tu non vivi quella situazione, che tu hai una vita migliore, e che magari...si, magari se l'é voluto lei.
Alla fine bisogna sempre trovare una scusa al perché non diamo forza agli altri. Al perché é cosí difficile dire "senti, ma se sei infelice cambia, una soluzione c'è sempre!". Perché non serve offrirsi, non serve immolarsi come salvatori delle anime perse, solo con poche e semplici parole si puó offrire un aiuto.
Quelle donne non hanno bisogno che tu le trovi un lavoro, che le ospiti a casa. Hanno solo bisogno di sicurezze, di parole che le facciano sentire che magari ci metterá del tempo, che sará anche difficile ma non impossibile, ma che se lo vuole davvero lo puó ottenere.
E intanto cammino, ammiro le belle vie del paese, tranquille in questo novembre mite, mentre Gabi si sveglia e gioca con il suo pupazzo, lo prende con le sue instabili manine, guarda in alto, trova il mio sguardo, sorride e continua a scoprire il mondo attorno a lui.
Per fortuna sei nato maschio, mi dico spesso, perché non dovró vegliare su di te tutta la vita, Perché tu potrai essere indipendente, trovare un buon lavoro, sempre se lo vorrai, e comunque avrai molti meno problemi qui o altrove, solo perché sarai un uomo. Ma mi raccomando, figlio mio, rispetta le donne, e per questo ci son io qui, per insegnarti tutto ció che loro possono fare.

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