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Editoriale. Matteo Renzi. Un uomo solo al comando.

Creato il 31 gennaio 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Con l’elezione del Presidente della Repubblica, Matteo Renzi si attesta ad ottenere un notevole primato. E’ il primo segretario del Partito Democratico ad ottenere oltre il 40% dei voti alle elezioni politiche, ad aver agevolmente eletto un Presidente della Repubblica (tra i fondatori del proprio partito), ad aver sommato la carica di Segretario di Partito a quella di Presidente del Consiglio, aver preso in giro Silvio Berlusconi e vinto una dura battaglia contro i Sindacati.

Oltre a tutte le nomine che già il Presidente del Consiglio può proporre, ora si sommano quelle che potrà fare il Presidente della Repubblica del suo partito e, indirettamente, Matteo Renzi. Giusto per ricordarle con chiarezza:

nominare fino a cinque senatori a vita (art.59);
inviare messaggi alle Camere (art.87);
convocarle in via straordinaria (art.62);
scioglierle salvo che negli ultimi sei mesi di mandato. Lo scioglimento può avvenire in ogni caso se il semestre bianco coincide in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi di legislatura (art.88);
indire le elezioni e fissare la prima riunione delle nuove Camere (art.87);
in relazione alla funzione legislativa e normativa:
autorizzare la presentazione in Parlamento dei disegni di legge governativi (art.87);
promulgare le leggi approvate in Parlamento entro un mese, salvo termine inferiore su richiesta della maggioranza assoluta delle Camere (art.73);
rinviare alle Camere con messaggio motivato le leggi non promulgate e chiederne una nuova deliberazione (potere non più esercitabile se le Camere approvano nuovamente) (art.74);
emanare i decreti-legge, i decreti legislativi e i regolamenti adottati dal governo (art.87);
indire i referendum (art.87) e nei casi opportuni, al termine della votazione, dichiarare l’abrogazione della legge a esso sottoposta;
nominare il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri (art.92). Secondo la prassi costituzionale, la nomina avviene in seguito ad opportune consultazioni con i presidenti delle Camere, i capi dei gruppi parlamentari, i presidenti emeriti della Repubblica e le delegazioni politiche;
accogliere il giuramento del governo e le eventuali dimissioni (art.93);
nominare alcuni funzionari statali di alto grado (art.87);
presiedere il Consiglio supremo di difesa e detenere il comando delle forze armate italiane (art.87);
decretare lo scioglimento di consigli regionali e la rimozione di presidenti di regione (art.126);
decretare lo scioglimento delle Camere o anche una sola di esse (art.88);
in relazione all’esercizio della giurisdizione:
presiedere il Consiglio superiore della magistratura (art.104);
nominare un terzo dei componenti della Corte costituzionale (art.135);
concedere la grazia e commutare le pene (art.87). Fonte.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

C’è un motivo se viene richiesta una larga maggioranza per eleggere il Capo dello Stato. Per quanto le mosse politiche, che si sono susseguite in questi ultimi 3 anni, siano strettamente “costituzionali”, mi preme osservare come una concentrazione di potere così forte nella sfera di un solo partito, verticistico, che sta assumendo toni principeschi, possa destare qualche perplessità a chi la Costituzione la conosce e ne conosce il suo spirito. E’ ormai universalmente riconosciuto come il nostro sistema costituzionale si sia trasformato, di fatto, in una Repubblica Presidenziale con tendenza bipolare. Dove da un lato c’è un partito forte del suo 40% e dall’altra un’opposizione che fatica a marciare unita.

Un sistema tipico di altri Paesi, i cui architravi costituzionali mirano molto di più a bilanciare i poteri del Capo dello Stato che, contemporaneamente, è anche il Capo del Governo. In questi ultimi anni le due figure si sono sostituite e spesso sovrapposte, dimostrandoci come la nostra Costituzione, perfetta per i primi anni di vita del Paese, ora sia insufficiente a bilanciare un potere, oggettivamente, incontrastabile allo stato attuale.

I contro bilanciamenti del nostro sistema sono in mano all’opposizione, che dovrebbe, nell’idea dei costituenti, utilizzare ogni strumento utile a limitare il potere della maggioranza. Quando all’opposizione manca la preparazione, o la reale volontà di contrapporsi alla maggioranza, non c’è un vero bilanciamento. Oggi assistiamo alla nascita di una Repubblica Presidenziale, decisamente più marcata della precedente, al cui vertice siede un membro della Corte Costituzionale, l’unico organo rimasto, che avrebbe potuto limitare il potere legislativo del Governo.

E’ necessaria una decisa revisione del nostro sistema costituzionale. Non rassicura il pensiero che l’unica forza in grado di guidare il cambiamento sia la stessa che dovrebbe esserne limitata.

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