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Elezioni, i promossi e i trombati

Creato il 26 febbraio 2013 da Oblioilblog @oblioilblog

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Alle elezioni si tirano sempre le somme. Papaveri, mosche cocchiere e peones devono fare i conti con la volontà del popolo e non sempre il risultato è quello aspettato. Gli esclusi eccellenti non mancano affatto, mentre altri entrano per il rotto della cuffia.

Gianfranco Fini abbandona il Parlamento dopo otto legislature, 29 anni dopo il suo primo ingresso nel 1983, tra le file del Movimento Sociale di Giorgio Almirante. Qualche soddisfazione se l’è tolta, ma lo 0,46% (158mila voti) è proprio pochino. Per dei meccanismi raffinati del Porcellum, se Casini avesse fatto il 2% sarebbero entrati lo stesso, ma il gran macchinatore dall’alto di sta cippa è rimasto sotto la soglia. L’esclusione di FLI porta all’oblio personaggi che nel dicembre 2011 erano tra i protagonisti della scena politica come Italo Bocchino, Fabio Granata, Chiara Moroni e Flavia Perina.

Un altro flop che fa rumore è quello di Ingroia, Di Pietro e comunisti vari. Rivoluzione Civile ha raccolto l’1,79% al Senato e il 2,2% alla Camera (750mila voti). Rimane fuori Tonino (che tuttavia mi sento di ringraziare per tanti anni di solida e intransigente resistenza antiberlusconiana prima delle cappellate), Diliberto, Ferrero e Bonelli che comunque in Parlamento non c’erano. 

I Radicali, in corsa solitaria per via della convivenza difficile che aveva spesso fatto infuriare il PD, prendono lo 0,2%. Fuori personaggi folkloristici e di un certo peso come l’intramontabile Marco Pannella, Emma Bonino (chi ci crede che la fanno Presidente della Repubblica?), Rita Bernardini e Mario Staderini.

Esclusione con polemiche in Abruzzo per Paola Concia (la parlamentare omosessuale del PD) e per l’ex Presidente del Senato Franco Marini (che ha ambizioni quirinalesche). I Democratici, perdendo in Abruzzo, mandano solo un senatore. In Abbruzzo ha vinto il PDL (valli a capire) e pertanto il prossimo Senato potrà vantarsi della presenza di Antonio Razzi.

I pochi voti UDC causano la mancata elezione di Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione, Paola Binetti (deo gratias), Roberto Rao, Giuseppe de Mita e l’ex ministro Mario Catania. Sta fuori anche Enzo Moavero, impalpabile ministro montiano degli Affari Europei, che aveva corso con Monti. Fuori anche l’ex direttore del Tempo Mario Sechi, candidato di Scelta civica in Sardegna.

Per Fratelli d’Italia ce la fanno la Meloni e La Russa, ma non Crosetto, uno dei più feroci critici interni del Cavaliere. Niente posto in aula neanche per Micciché e Lombardo. Con un guizzo, invece, i montiani scaltri Benedetto della Vedova e Pietro Ichino ottengono il posto.

Formigoni, nonostante tutto, aveva un seggio blindato, come Paolo Bonaiuti, Mario Mantovani, Paolo Romani e Salvatore Sciascia (una mazzetta è per sempre). La piroetta ha fruttato bene al nostro beniamino Domenico Scilipoti: sarà un deputato PDL.

Fonte: Lettera43, La Stampa


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