Magazine Diario personale

Eresia flash - fantasmi da premio

Creato il 13 aprile 2015 da Zioscriba
Io mi considero un timido, un pazzo eremita, un monaco della scrittura riservato e schivo. Ma il nome e la faccia sui miei scritti li ho sempre messi. Ce li metteva persino J.D. Salinger, che viveva autoconfinato in un bunker in mezzo ai boschi. Quando leggo Paul Auster, o Philip Roth, stabilisco con questi Autori un contatto umano, personale. Se mi venissero improvvisamente a dire che Philip Roth come Scrittore non è mai esistito, che i suoi romanzi giovanili sono stati scritti da due diaboliche redattrici settantenni, e che i suoi romanzi della maturità e vecchiaia sono stati confezionati da una squadra di diciotto abilissimi ragazzotti laureati in truffologia letteraria, io mi sentirei tradito, e getterei quei libri nel cesso, anche se mi erano piaciuti, anche se li avevo amati. Anzi, proprio perché li avevo amati: poche persone sono più tristi e rabbiose di un amante tradito! Ecco perché i libri di questa vera o presunta Ferrante non mi interessano, non mi possono interessare: adesso come adesso mi farebbero lo stesso effetto di quegli auguri preconfezionati che certi pigri conformisti ti inviano col telefonuzzo nei giorni di festa. Belli finché si vuole, ma non autentici, non fatti col cuore, tristemente fasulli – e soprattutto freddi come circolari ministeriali. Perché qui il problema vero non è tanto che ci possa essere dietro un fantasma complessato o misantropo (per il quale potrei provare empatia) bensì che ci possa essere dietro un’équipe di furbetti che si prende gioco di me-lettore. È anche colpa mia, ma sono fatto così. Per esempio, Luther Blissett e Wu Ming hanno l’onestà di dirlo, che sono in tanti, eppure i loro libri, proprio per questo, pur immaginandoli di pregevolissima fattura, non mi attirano. Per me sarebbe come prendere parte a un’orgia con persone sconosciute e mascherate, anziché fare l’amore con chi decido io. Non m’interessa, punto e basta. Il collettivismo e le cooperative di produzione (per non parlare di certe patetiche web-ammucchiate sperimentali) hanno ben poco a che vedere con la mia concezione di Narrativa, un’Arte che si nutre di un delicato e magico rapporto lettore-scrittore, paritario e intimo, sincero e leale, onesto e profondo. Chi ha detto che il miglior team è quello composto da tre persone due delle quali assenti forse non ha ragione in tutti i campi dell’azione umana, ma di certo ha perfettamente ragione in campo letterario. Cara Ferrante: se esisti, fai come me, che ho a cuore ogni mio singolo potenziale lettore: mandami un messaggio via posta elettronica, raccontami la tua storia e spiegami le tue ragioni. Prometto riservatezza e rispetto della tua privacy. Vieni a dirmi per quale motivo dovrei leggere i tuoi libri. Se ti va, naturalmente. E guarda che se al posto tuo mi scriverà un ufficio stampa, astuto finché si vuole, io me ne accorgerò. Un abbraccio, se esisti, e auguri di ogni bene.

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