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FABIANA LUZZI, 5 mesi dopo: Quando l’amore uccide

Creato il 29 ottobre 2013 da Andreafilocomo1995

Sono passati cinque mesi.
Cinque lunghi mesi senza Fabiana.
Com’è sopravvissuta una semplice famiglia del Sud ad una tragedia simile?
Come può la stessa colmare un’assenza tanto grande?
E come può, un piccolo paesino della Calabria, lasciarsi tutto alle spalle?
Semplice: NON PUO’. E NON VUOLE!

Fabiana è stata uccisa da chi diceva di amarla.
Fabiana è stata privata dei suoi anni migliori da chi, tra un “Ti amo” e una carezza, le stava accanto.
Perché Fabiana (16 anni, calabrese, studentessa, bellissima) amava la vita. Eccome se la amava.
Amava i suoi genitori, uscire con le amiche, ascoltare Alessandra Amoroso della quale aveva i poster in camera e sognava di incontrarla, un giorno…
Non amava tanto la scuola, pero’, tant’è che vagabonda (simpaticamente e bonariamente) ha ripetuto la prima classe.
Pero’ amava vivere, e questa è la cosa più importante.
E allora perché spezzare i sogni e i desideri di una piccola, grande donna?
Perché negarla dei giorni migliori?
Perché farla volare in cielo così presto?
Non sempre c’è una risposta a tutto. Purtroppo.
E non c’è nemmeno una risposta a ciò che ha spinto un ragazzo pseudo-innamorato e insospettabile a fare ciò che ha fatto.

A ripensarci e a voler ricordare un angelo tanto amato, viene un po’ di rabbia. Perché?
Perché la violenza, l’odio e il male fanno sempre rabbia.
E fa ancor più rabbia pensare che una giovane donna sia stata uccisa. Un’altra.
Uccisa! Senza pietà e con la freddezza e la lucidità di chi voleva farlo.
Non sono bastate le lacrime, le urla e le implorazioni di una povera anima che sta per andare incontro al suo destino. Tutto invano.
Non è bastata una faccia piena di sogni e di vita. Niente. Uccisa come un animale al macello.
E lui…? L’assassino? L’orco? Il male in persona?
Nei giorni precedenti ha persino aiutato la famiglia di Fabiana nelle ricerche.
Nei giorni successivi, invece, crollato psicologicamente per un peso insostenibile, ha confessato. Tutto. Nei minimi dettagli, come se stesse vivendo, con gli inquirenti, quei tragici istanti, che lo hanno fatto diventare un mostro: agli occhi di Fabiana e agli occhi del Mondo.

Seguono giorni di rabbia generale miste alla commozione, ai pianti e ai ricordi di un popolo, quello coriglianese, che di fronte a queste tragedie risulta sempre unito.
E manifestazioni, cortei, fiaccolate, messaggi di cordoglio, troupe televisive di tutte le reti, interviste a chi l’ha amata davvero e movimenti nati per Fabiana e per dire basta ad una violenza senza fine che condanna le donne, che amano e che vivono storie tormentate, ad epiloghi sconvolgenti.

Passano i giorni, dunque, e passano le settimane. E i mesi. Inevitabilmente.
Del resto è il comune ciclo della vita. Si deve andare avanti, per forza. Vuoi o non vuoi.
Lo devono fare anche i genitori di Fabiana, rassegnati all’idea di non avere più la loro piccola figliola accanto a sé fisicamente, ma sanno per certo che un giorno tornerà e/o che sotto forma di energia, o di angelo, o di forza positiva (per chi ci crede!) c’è sempre. Sempre accanto a chi nella vita, Fabiana ha amato e voluto bene per davvero.

Riapre un nuovo anno scolastico nell’istituto Commerciale che frequentava. E lo fa nel segno di Fabiana. Tra foto, fiori e nostalgia, il “Luigi Palma” non dimentica quella bella ragazza che coi suoi sorrisi illuminava un po’ tutti.

Uniti, come non mai, grande prova di altruismo e vicinanza, lo danno proprio i ragazzi. Tutti, senza distinzione. Ragazzi e ragazze a cui Fabiana manca e pure tanto. Persone che l’hanno conosciuta ed altre che, invece, dicono avrebbero voluto farlo.

“Un gravissimo episodio che si spera non capiterà più”, mi dice una ragazza.
Gravissimo è il minimo, per una tragedia di tale portata. Certo, si spera non capiterà più, ma fino a quando nel Mondo ci saranno uomini gelosi, possessivi e violenti, altro sangue sarà versato. Sangue e vite di povere vittime che non avevano nessuna colpa.
Perché “l’amore dovrebbe essere amore, quindi un sentimento positivo, ma purtroppo, può uccidere”, continua questa ragazza. “Purtroppo”, termine che andrebbe sottolineato mille volte, perché l’amore non può uccidere. Non deve uccidere. L’amore andrebbe generato con altro amore. Non si è più uomini maltrattando la propria ragazza, non si è più virili facendola sentire uno straccio, un oggetto tutto per sé. Si è, semplicemente, più vigliacchi. E non va bene. Assolutamente.

C’è chi vorrebbe dare un senso a questa vicenda, capire cosa ha spinto quel ragazzo a togliere la vita di Fabiana, ma come ci si può minimamente immedesimare in una mente malata e contorta? E’ proprio per questa che “la mentalità umana può essere l’arma più letale per l’uomo stesso” e ne abbiamo visto le conseguenze: una ragazza uccisa, una famiglia distrutta e un sorriso spento. Per sempre.

L’atroce (e agghiacciante) delitto di Fabiana “ha lasciato l’amaro in bocca ad un’intera popolazione, la quale purtroppo sta lasciando il suo ricordo nel dimenticatoio”, dice un ragazzo. In realtà, nel cuore di chi resta, il ricordo di una persona tanto dolce e solare come Fabiana non andrà mai perso. E se è vero che tg, giornali e tanti altri hanno smesso di parlare di lei, è anche vero che tanti altri, in un modo o nell’altro, non smetteranno mai di farlo, attraverso foto su Facebook, aneddoti personali e pensieri che sembrano dolci preghiere a lei rivolte.

Nel paradosso della vita “è inammissibile privare l’esistenza ad una giovane ragazza” ma è anche vero che “tragedie del genere appartengono alla realtà”, una brutta realtà che lascia senza parole.

Tutti, escluso nessuno, sembrano urlare ad alta voce che “L’AMORE NON PUO’ UCCIDERE”. Mai!!!

“NESSUNO MUORE SULLA TERRA FINCHE’ VIVE NEL RICORDO DI CHI RESTA”.
Né Fabiana né tutte quelle donne e quelle povere vittime che, in un modo o nell’altro, sono diventati esempi di vita. E angeli, che volano felici nel Cielo più celeste e proteggono con il loro amore chi, sulla terra, li ha amati davvero.

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