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Fu il PCI di Togliatti a volere Antonio Gramsci in carcere? Una ipotesi sconvolgente

Creato il 03 maggio 2012 da Iljester

Fu il PCI di Togliatti a volere Antonio Gramsci in carcere? Una ipotesi sconvolgente

Sarebbe una notizia col botto questa, se non fosse che viviamo in un paese dove ancora la cappa culturale comunista persiste, seppure più diradata e più sottile. Lo sarebbe anche se arrivassero ulteriori conferme all’ipotesi prospettata nel titolo. La verità è che ancora il “mistero” è tutto da chiarire, ma già possono essere offerti una serie di elementi che dovrebbero portare in questa direzione; nella direzione cioè di un Gramsci che negli ultimi anni della sua vita, stanco e provato dalla prigionia e dallo stalinismo, avesse riconsiderato l’ideologia leninista e il comunismo e si fosse avvicinato a posizione politiche di stampo liberaldemocratico.

L’interessante ipotesi storico-culturale viene riportata da L’Occidentale ed è tratta da un articolo apparso sull’Osservatore Romano. Qui ve la voglio sintetizzare, anche perché l’articolo in questione è decisamente molto lungo e fitto.

Partiamo dalla considerazione che negli anni ’50 Einaudi pubblicò tutti gli scritti di Gramsci. Fu un’operazione politico-culturale sulla quale Togliatti si spese parecchio. Erano gli anni della guerra fredda e serpeggiava fra gli italiani dell’epoca il terrore (o il sogno) che l’Italia potesse diventare un regime comunista sotto il controllo dell’allora Unione Sovietica. L’operazione “Gramsci, santo subito” (così la chiamo io), fu un grande successo culturale per il PCI dell’epoca

Afferma lucidamente l’articolo dell’Osservatore Romano:

… riuscì a conquistare stabilmente buona parte del mondo intellettuale, dando un inedito prestigio alla propria -politica e imponendo una serie di temi con cui la cultura italiana si sarebbe confrontata per oltre un trentennio: insomma, un’operazione “egemonica” in gran parte riuscita. Essa ruotò attorno all’immagine di un Gramsci leninista e fino in fondo fedele al partito, che approfitta degli spazi che l’amministrazione carceraria gli concede per scrivere qualcosa che duri (com’ebbe a dire) für ewig.

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A ciò — dicevo — contribuì Togliatti che si spese in prima persona anche con una serie impressionante di falsi storici. Quando il segretario del PCI tornò in Italia dall’Unione Sovietica e scrisse un articolo su Gramsci, egli riferì una serie di inesattezze dette ad arte per rafforzare il processo di canonizzazione dell’intellettuale, tra cui la falsità secondo la quale Gramsci morì in carcere nel quale vi scrisse tutti i suoi Quaderni. Sappiamo invece che lo scrittore morì da libero in una clinica di Roma, scrivendo i suoi ultimi 12 Quaderni in libertà condizionata fuori dal carcere.

La verità prospettata parrebbe dunque quella di un uomo che progressivamente si stava allontanando dalla “teologia” comunista e i cui rapporti con il partito diventavano sempre più logori. Già alla vigilia del suo arresto, il rapporto epistolare con Togliatti era drammatico: Gramsci stigmatizzava violentemente le purghe di Stalin e Togliatti ovviamente assumeva un atteggiamento ostico nei confronti del compagno di partito dissenziente. E se mentre Gramsci tentava di minimizzare con il regime fascista il suo ruolo e la sua importanza politica negli equilibri all’interno della formazione comunista, una lettera arrivatagli improvvisamente da Mosca ne peggiorò la posizione, tanto che il giudice istruttore andò ad affermare:

Onorevole Gramsci lei ha degli amici che certamente desiderano che lei rimanga un pezzo in galera.

In altre parole, quella lettera, fatta arrivare in quel momento da Mosca a firma di un alto dirigente del partito, Ruggero Grieco, comprometteva ancor più Gramsci e forse contribuì alla sua condanna a venti anni di carcere1. A ciò si aggiunga che negli anni successivi, Gramsci non approvò “la svolta a sinistra” del Comintern, destando ancor più le ire staliniane che non ammetteva dissenso in questa direzione. Ma altri indizi fanno pensare che tra Gramsci e il PCI si fosse instaurata una sorta di guerra fredda. In particolare, tenendo presente che i rapporti epistolari tra lui e la moglie Iulca e tra lui e gli stessi dirigenti del PCI in Unione Sovietica passavano attraverso l’ambasciata sovietica e la cognata che vi lavorava, è opportuno sottolineare che la sua corrispondenza era sottoposta a controlli sia delle autorità carcerarie sia dei suoi compagni di partito. Addirittura la cognata ne copiava il contenuto e ne consegnava una copia a Togliatti, tramite l’amico Sraffa. Il motivo è evidente: verificare il dissenso di Gramsci, verificare la sua fedeltà al partito e all’ortodossia comunista. Non a caso Gramsci andò a scrivere:

… Io sono sottoposto a vari regimi carcerari: c’è il regime carcerario costituito dalle quattro mura, dalla grata, dalla bocca di lupo, ecc. ecc. (…) Quello che da me non era stato preventivato era l’altro carcere, che si è aggiunto al primo…

Gramsci dunque inizia a rendersi conto che il regime comunista non è meglio del regime fascista. Entrambi del resto sono regimi totalizzanti che non ammettono il dissenso e la libertà di pensiero. Da qui il tentativo di far passare messaggi attraverso lettere criptiche ed enigmatiche che la storiografia comunista tenta di giustificare come tentativi volti ad aggirare la censura fascista. La verità è che probabilmente Gramsci intendeva aggirare anche (e soprattutto) quella comunista.

L’articolo dell’Osservatore Romano riporta a questo punto uno studio di Franco Lo Piparo, docente di filosofia del linguaggio all’università di Palermo, da oltre trent’anni studioso di Gramsci, il quale, in un suo libro (I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunista, Roma, Donzelli, 2012, pagine 144, euro 16) riferisce dell’uso da parte di Gramsci della lingua esopica per aggirare le censure del regime2 e non solo del regime fascista. Afferma Gramsci in modo esopico:

… io sono stato condannato il 4 giugno 1928 dal Tribunale Speciale, cioè da un collegio di uomini determinati, che si potrebbero nominalmente indicare con indirizzo e professione nella vita civile. Ma questo è un errore. Chi mi ha condannato è un organismo molto più vasto, di cui il Tribunale Speciale non è stato che l’indicazione esterna e materiale, che ha compilato l’atto legale di condanna. Devo dire che tra questi “condannatori” c’è stata anche Iulca, credo, anzi sono fermamente persuaso, inconsciamente e c’è una serie di altre persone meno inconscie. Questa è almeno la mia persuasione, ormai ferreamente ancorata perché l’unica che spieghi una serie di fatti successivi e congruenti tra loro. (…) Ho creduto di doverti scrivere perché mi pare di essere giunto a uno svolto decisivo nella mia vita, in cui occorre, senza più dilazioni, prendere una decisione. Questa decisione è presa. (…) Certe volte ho pensato che tutta la mia vita fosse un grande (grande per me) errore, un dirizzone. (…) Da tutto l’insieme sento che sto attraversando la fase più critica della mia esistenza e che tale fase non può durare a lungo senza determinare, fisicamente e psichicamente, risultati e complicazioni da cui non si può tornare più indietro perché decisive…

Iulca chi è? Tutti sanno che fu la moglie di Gramsci. Nella lingua esopica — secondo Piparo — la povera Iulca era una metafora. Riferendosi a lei, Gramsci in realtà intendeva riferirsi ai compagni e dunque al PCI, e forse anche al PCUS e Stalin. E questo spiega anche il senso della “strana” lettera di Grieco, alla vigilia della sentenza che lo avrebbe condannato a venti anni di carcere. Pare che Gramsci abbia voluto dire che quella lettera fu la vera sentenza che lo condannò, prima ancora del Tribunale fascista. Perché? La domanda è spontanea. Perché il regime comunista, il PCI e Togliatti lo condannarono? Il dissenso ovviamente e forse una riflessione intellettuale che stava portando Gramsci a riconsiderare il comunismo non più come ideale di liberazione, ma come strumento di oppressione né migliore né peggiore di quello fascista. Afferma Lo Piro:

… nella lettera del 27 marzo 1933 Gramsci dichiari e renda ufficiale, anche se in maniera criptica, la propria estraneità, filosofica anzitutto, al comunismo come si andava realizzando e — tendiamo a pensare — al comunismo tout court…

Sarà vero? Ovviamente è difficile dirlo con certezza, ma gli elementi pare ci siano tutti. Seppure esiste anche un’altra possibilità. E cioè che Gramsci fosse stanco e volesse uscire dal carcere, per poi ritirarsi a vita privata in Sardegna. Provato e stanco sia dalle politiche sporche del suo partito e sia dal regime fascista. A tal uopo, si dice intendesse sfruttare il decennale della Marcia su Roma per ottenere la libertà, con l’impegno di non occuparsi più di politica attiva (questo richiedeva il regime per la sua liberazione). Tuttavia, pare che Togliatti anziché agevolare questa intenzione gramsciana avesse peggiorato la situazione, proponendo di fare campagna estera e interna per far liberare Gramsci, e dunque con il rischio che il regime si irrigidisse nuovamente, come alla vigilia della sua condanna.

Ecco dunque la domanda regina: siamo sicuri che il PCI dopo averlo (forse) condannato, lo volesse veramente libero? Una volta scarcerato, non rischiava di diventare un personaggio assolutamente ingombrante e scomodo? Un “capo” di dubbia ortodossia, con una serie di conti da regolare con gli altri dirigenti?

Oggi è difficile affermare simili ipotesi. Gramsci, dal suo canto, non riuscì mai a chiarire esattamente i suoi pensieri e i suoi reali rapporti con il PCI, anche dopo che venne sottoposto a libertà condizionale per essere poi scarcerato nel ’37. Non si sa nemmeno se avesse deciso di espatriare in URSS come gli avevano proposto i dirigenti di partito. Sappiamo infatti che egli morì di emorragia celebrale nell’aprile del 1937, portandosi nella tomba tutti i suoi segreti.

Fonte: L’Occidentale

  1. Dichiarò Gramsci: «Può darsi che chi scrisse (Grieco) fosse solo irresponsabilmente stupido e qualche altro (Togliatti), meno stupido, lo abbia indotto a scrivere»
  2. La lingua esopica è una metodo di comunicazione criptico che solo i diretti interessati possono decifrare. Furono gli stessi amici e controllori di Gramsci ad accorgersi del suo utilizzo.

di Martino © 2012 Il Jester 


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