“Questa sera finalmente una buona notizia, in Italia c’è tanto, ma tanto, lavoro, che forse non andremo mai in pensione… l’ipotesi sarà quella di andare in pensione a 67 anni, il problema è che a 66 avremo appena trovato lavoro…”. Così apre il suo programma Gday, Geppi Cucciari, strappandoci un sorriso e andando dritta verso il percorso strategico previsto dal nuovo governo, ma…”chi ce la farà ad andare in pensione a 67 anni?” si domanda l’ironica conduttrice, insieme a Don Andrea Gallo, in libreria con il suo nuovo libro:” “Se non ora, adesso“. Gli incassi della vendita “faranno del bene a voi ma anche agli altri, perché andranno alla comunità di don Gallo, sacerdote non giovanissimo, che difficilmente farà carriera, perché sarebbe disdicevole avere un “Papa-gallo”!
Pare che uno dei pilastri fondamentali di Mario Monti sarà l’innalzamento dell’età pensionabile. Cominciano a farsi più concrete le proposte di riforme relative al sistema pensionistico, che dovrebbero essere rese pubbliche a giorni. Sarebbe allo studio un aumento della soglia minima d’età dopo la quale è possibile chiedere il pensionamento per anzianità. Attualmente per avere diritto alla pensione sono necessari 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Il minimo dovrebbe, secondo indiscrezioni, raggiungere i 43 anni di contributi. La nuova ipotesi di adeguamento dell’età (che equiparerebbe il settore maschile a quello femminile) potrebbe partire già l’anno prossimo per concludersi nel 2016, o al massimo nel 2020.
Il domandone: Il governo alzerà ancora l’età pensionabile, perché tutti devono fare sacrifici. Lei è d’accordo o è stanco di essere chiamato “tutti”? La risposta degli italiani
stanchi di essere considerti “tutti”, raggiunge quota 95%.L’opinione di Don Gallo:” Vogliono convincermi che solo colpendo i lavoratori o le lavoratrici, che risolvono il problema dell’economia mondiale. Ma non è possibile, toccare le pensioni, lasciateli in pace, pensa uno che ha lavorato nelle fonderie? Ma questa gente qui, che mette queste disposizioni, ti dico, non ha mai lavorato”!
Forse chi ci governa non sa che le giovani donne e i giovani uomini di oggi hanno lavori così precari e mal pagati che non possono neppure sognarsi di andare in pensione con i contributi e se si deve attendere l’anzianità, si deve sperare di arrivarci in buona salute, visti i costi della sanità. Non è solo questione di lavoro quello che il tema delle pensioni mette a fuoco, come sappiamo bene, ma della qualità della vita e delle relazioni umani, prodotti non scambiabili sul mercato ma beni irrinunciabili. E non parlate di uguaglianza, in questo caso, visto che le donne svolgono, gratuitamente, tra le mura domestiche, parecchi ruoli, dall’assistenza sanitaria all’educazione, dall’alimentazione al risparmio energetico. Lavoro sostitutivo di servizi sociali inesistenti, lavoro di cura dei figli e degli anziani, che non è servizio per sé ma rientra nella produzione di ricchezza umana, di quel bene chiamato “famiglia”. Pensioni, spesso largamente insufficienti al sostentamento e che non riconoscono nemmeno per nome il lavoro nascosto nella vita domestica delle casalinghe. Le donne hanno spesso alle spalle percorsi lavorativi più discontinui di quelli dei maschi, proprio per il loro impegno nel lavoro di cura, in particolare per la maternità.
L’allineamento dell’età pensionabile deve avvenire su altri fronti, che riducano lo squilibrio esistente tra il lavoro femminile e quello maschile, a cominciare dalla parità di retribuzione o di opportunità. Si pensi piuttosto a favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e scoraggiarne l’abbandono a sostenere la maternità e la paternità dei giovani, rendendo più facile la scelta i fare figli. Non parlateci di uguaglianza, prima di equiparare l’età pensionabile, bisognerebbe raggiungere il riconoscimento esplicito del doppio carico di lavoro, familiare e professionale, delle donne, soprattutto nel nostro Paese dove la pensione sarà un beneficio, per quasi nessuno!