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Giocatori d’azzardo crescono

Da Psychomer
by Arianna Motteran on marzo 4, 2013

“Silenziosamente, in diversi angoli e zone delle città, compaiono nuovi punti vendita: videolottery, centri scommesse e addirittura sale poker. Giusto qualche domenica fa, mi sono ritrovata in un comunissimo bar, il cui retro era stipato di slot machine, davanti alle quali erano seduti alcuni uomini di mezz’età, intenti a spingere/tirare una levetta. Occhi fissi sullo schermo e piedi ben piantati. Mi sono messa a fissarli, con curiosità, interesse e – devo ammetterlo – un po’ di preoccupazione. Nessuno, sentendosi osservato, ha sollevato lo sguardo. Io continuavo a chiedermi se fossero giocatori occasionali, compulsivi o moderati, ma la loro conoscenza delle procedure da eseguire, lasciava presagire che non fossero, senz’ombra di dubbio, occasionali.”

Il gioco d’azzardo, infatti, nato come semplice gioco per intrattenere e divertire le persone, è diventato in certi casi patologico, una vera e propria forma di dipendenza senza droga. Lo stesso D.S.M. IV (manuale diagnostico dei disturbi mentali) ne individua la sintomatologia. Qui troviamo elencati diversi sintomi, ma ne bastano 4 per poter parlare di “patologia”:

- Coinvolgimento sempre crescente nel gioco d’azzardo;

- Bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato d’eccitazione desiderato;

- Irrequietezza o irritabilità quando si tenta di giocare meno/smettere;

- Inaccettabilità della perdita e ritorno al gioco per “rifarsi”;

- Azioni illegali per finanziare il gioco;

- Perdita o rischio di perdita delle relazioni importanti, del lavoro, della carriera,…

- Affidamento ad altre persone in caso di necessità economica.

Secondo i Monopoli di Stato, il volume d’affari del gioco legale in Italia nel 2011 è stato pari a 80 miliardi di euro; nei primi 8 mesi del 2012 sono stati giocati 56,9 miliardi di euro, equivalente al 17,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Se la percentuale di aumento è rimasta stabile, si può ipotizzare una proiezione di 94 miliardi di euro complessivi spesi al gioco d’azzardo nell’anno 2012. Pertanto, nonostante la crisi economica che ha investito il nostro paese, crescono le persone che scommettono, affidando il loro denaro ad una dea bendata che non elargisce, ma piuttosto toglie.

Di fronte ad un problema dilagante, ci chiediamo come poter intervenire. Quando la patologia è conclamata, l’intervento di recupero viene effettuato da enti che si occupano di dipendenze generiche (quali Ser.T, comunità riabilitative,…) oppure da specifiche comunità o centri di cura per giocatori d’azzardo. Qui si mettono in atto: terapie psicoterapeutiche, finalizzate al ripristino di una condizione di non-dipendenza, spesso accompagnate dalla somministrazione di farmaci che mirano a stabilizzare l’umore e curare forme di depressione annesse.

In altri casi, probabilmente quando la patologia non è ancora conclamata, si ricorre alla psicoeducazione che si pone l’obiettivo di rendere i soggetti consapevoli del funzionamento del comportamento umano e di certe sue devianze. Si cerca, pertanto, di far riflettere l’utente sul proprio comportamento e sul gioco stesso, fornendo informazioni su quest’ultimo in modo da eliminarne gradualmente l’attrazione e la magia che evoca.

Educare i singoli potenziali giocatori d’azzardo al gioco è importante, ma non può essere il solo intervento curativo e preventivo da utilizzare. L’intero paese deve responsabilizzare ed educare, impedendo ed evitando accuratamente le forme di abuso. Per questo, sono ammirevoli e d’esempio, i sindaci e i comuni (i #comuninoslot), che si sono messi insieme per chiedere una regolarizzazione del gioco d’azzardo e uno stop alle aperture indiscriminate di sale sui loro territori; e ancor di più, è pregevole la scelta solidaristica di molti baristi, di disinstallare macchinette e abbandonare gratta e vinci al fine di non vedere più i loro clienti ridursi sul lastrico.


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