Magazine Cinema

Gli echi hitchcookiani de “I Due volti di Gennaio”

Creato il 12 ottobre 2014 da Marianocervone @marianocervone
Gli echi hitchcookiani de “I Due volti di Gennaio” Basato sull’omonimo romanzo di Patricia Highsmith, I Due volti di Gennaio ne è l’adattamento cinematografico a tinte fosche, in cui sono evidenti volute atmosfere hitchcookiane. Interpretato da Viggo Mortensen, Kirsten Dunst e Oscar Isaac, il film vede l’esordio alla regia dello sceneggiatore iraniano Hossein Amini. Al centro della pellicola una coppia di americani che si recano ad Atene apparentemente per trascorrervi un indefinito periodo di vacanza, in realtà si tratta di un broker truffaldino e della sua giovane moglie in fuga, che si imbattono nell’ambigua guida turistica Rydal, un oriundo americano, che si trasforma in un complice e fortuito compagno di viaggio, mantenendo quella vaga aria sospetta.   La trama si snoda sul tessuto della fiducia, in cui i tre protagonisti sembrano muoversi inseguendo ognuno il proprio interesse quasi a discapito dell’altro. Una fuga che porta lo spettatore dalla Grecia a Creta, fino alle coste turche di Istanbul, e si trova proiettato tra lingue incomprensibili e caratteri sconosciuti, restituendo quella sensazione di estraneità e scoperta di panorami orientali. Paesaggi esotici, ritmi lenti e qualche colpo di scena danno a questo film un retrogusto noir di metà anni ’60, epoca in qui è ambientata la vicenda, ricordando ai cultori del cinema echi di L’uomo che sapeva troppo. Un ménage à trois morboso e affascinante, con un Viggo Mortensen distante dal fascino invincibile da Aragorn della trilogia de Il Signore degli Anelli, invecchiato certo, ma coriaceo, col volto solcato dalle rughe dello spietato uomo d’affari che fugge i suoi errori cercando rivalsa e vendetta, e trascinando con sé una donna frustrata che ha nostalgia di casa e di quel lusso diventato ormai solo un lontano ricordo, interpretata da una Dunst che, a poco più di trent’anni, porta già i segni di un viso che appare in video botulinico e plasticoso come una Barbie. Pur non reggendo sempre la tensione, il film tuttavia non annoia, e ci mostra un viaggio di redenzione e perdono, che allontana finalmente Kirsten Dunst dalle commedie romantiche e dalla trilogia blockbuster de L’Uomo Ragno, in cerca di un ruolo più maturo à la Naomi Watts, per dimostrare di non essere più la baby attrice che esordiva negli anni ’90 con un film di Scorsese e di saper andare oltre con un film che sa a tratti di pellicola indipendente.

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :