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I nuovi guadagni della camorra : le pizzerie. i clan ripuliscono denaro sporco in catene con espansione straniera

Creato il 29 agosto 2011 da Madyur

Sono stati trovati 8 milioni in contanti murati nell’abitazione di un cassiere della criminalità campana. Solo una parte dei 20 milioni messi a disposizione degli imprenditori che fanno parte dell’area camorra. Lei affida i capitali a chi sa fruttarli. Puntando soprattutto su quello che i napoletani sanno far meglio: la pizza.

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Non scelgono singoli ristoranti , ma catene di successo che si stanno espandendo in tutto il mondo. Questa è l’ultimo segreto rivelato dalla procura antimafia di Napoli : un’inchiesta che ha conquistato le prime pagine e che mostra quanto sia profonda la contaminazione dei quattrini sporchi nell’economia più ghiotta.

Soldi che fanno gola a manager, commercialisti, calciatori, politici , professionisti. Persone che non si fanno troppe domande sull’arrivo dei fondi. E così che sono diventati soci di fatto di boss come Salvatore di Lauro , uno dei nomi storici della camorra e che si vantava di aver smerciato oltre 600 Kg di cocaina in pochi minuti.

La storia tra cibo e camorra è vecchia da anni. Tutti i grandi capi avevano un loro locale, che serviva sia per le riunioni di famiglie sia per far girare un po’ di denaro.. Ma questi esercizi alla buona sono stati sostituiti da una strategia sempre più industriale. D’altronde la ristorazione offre guadagni favolosi a chi ha le vetrine giuste , nei punti strategici della città.

Una serie di indagini in tutta Italia stanno cominciando a far luce su cosa si nasconde dietro l’inarrestabile crescita di pizzerie in franchising vesuviano , pub dai nomi irlandesi e gestori calabresi, bisteccherie texane con dietro società siciliane. Tutti legali, con proprietari incensurati e la possibilità di rilevare immobili a costi elevati e di ristrutturarli senza badare e a spese.

E mentre le cronache si interessano di locali clamorosi – come il sequestro del Café de Paris a Roma o la gelateria nella Galleria a Milano – questi nuovi esercizi hanno continuato a dilagare. In alcuni casi si tratta di reali miracoli imprenditoriali. Ma dimostrare il reato di riciclaggio è difficilissimo, ma non impossibile.

L’indagine su Salvatore Di Lauro ha fatto svelare alcuni segreti di questi esercizi. Il boss ha guidato la camorra nella zona nord di Napoli. Un uomo importante , fu lui a recuperare gli orologi d’oro rubati a Maradona. Nel frattempo smerciava droga in tutta Italia. Dopo l’arresto e la segregazione nel carcere duro del 41 bis ha deciso di collaborare. Iniziando con i 2 milioni di euro investiti nei ristoranti di Marco Iorio. Un nome a sorpresa , ma che era già finito nei verbali quando si indagava su un altro capo della camorra : Giuseppe Misso, il padrone del Rione Sanità.

Iorio è l’enfant prodige della ristorazione napoletana , capace di lanciare decine di locali. Tra i suoi scoi ci sono l’ex senatore di Forza Italia Antonio Maione e l’ex deputato Martusciello uno dei fondatori del partito del Premier e attuale commissario dell’Autorità per le telecomunicazioni. Ci sono poi calciatori come Fabio Cannavaro e altri , come Borriello, che stavano per entrare nell’impresa. I magistrati credono che Iorio era solo socio di un soggetto più importante : Mario Potenza, O’Chiacchierone, erede della famiglia leader del contrabbando delle sigarette, che nel tempo si era interessato anche nell’usura. Potenza era quello che aveva gli 8 milioni murati.

Nella lista nera dei negozi ci sono le pizzerie Regina Margherita , i bar Cocozza, i pub Nexxt e una decina di altre sigle di cui si sta indagando. Le attività incriminate erano a Napoli, Caserta , Torino, Bologna, Genova, Roma mentre altre stavano per essere aperte a Bergamo e Varese. Le aziende andavano benissimo.Nei rapporti tra Iorio e i suoi finanziatori non ci sono rapporti di violenza. Salvatore Di Lauro lo pregò di diventare socio. In cambio dei 2 milioni di euro , voleva un ingresso di 150 mila euro l’anno. Ma Iorio respinse. Alla fine si accordarono per 100 mila. Nei nastri di intercettazioni si parlano dei locali per ingressi al nero di 40-50 mila euro al mese per ogni ristorante, almeno 800 mila euro l’anno. Il tesoro viene trasferito in Svizzera , dove Iorio aveva traslocato anche la famiglia , con un giro di fatture fittizie.

La Dia ha registrato trattative con Geppi Marotta , uno dei big della cucina campana, proprietario dei locali La Bufala, che adesso tra gestione e franchising ha 95 locali. Con Marotta non ci sono accuse. Iorio voleva potenziare la rete estera dei “La Bufala” : il 30% a Iorio, il 30% a Marotta , il resto a Cannavaro e altri due calciatori. Inoltre era stato inventato un piano per un fondo destinato a gestire un investimento di 30 milioni a favore di quattro cordate imprenditoriali , al fine di rendere più difficile il rintraccio dei capitali di ogni soggetto.

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Una storia diversa è quella della famiglia Righi e della loro friggitoria a Via Foria a Napoli chiamato Frijenno magnanno. Nel 1983 furono coinvolti nel rapimento del gioielliere Luigi Presta , rilasciato dopo il pagamento di 1 miliardo e 700 milioni di lire. La famiglia fu arrestata per aver ripulito parte del riscatto. Si presumeva che erano affiliati alla camorra della Nuova famiglia. Uno dei figli ,Salvatore Righi , scontala pena apre una serie di pizzerie a Roma. La pizza è ottima e l’avanzata si Salvatore sembra inarrestabile. I locali , intestati a società amministrate da due commercialisti, nel giro di pochi anni sbucano negli angol,i più suggestivi della città. Le società a capo della famiglia sono 73 sigle in 15 anni: solo a Roma ci sono 17 pizzerie e ristoranti, più un famoso pub per il jazz. Poi si sono sbarcati a Viareggio e Rimini.Nulla di illegale. Alcuni collaboratori della giustizia hanno indicato i fratelli Righi come persone molto vicine al clan Contini. Uno dei pentiti rivela come la famiglia avrebbe svolto ruolo per riciclare denaro per conto dell’organizzazione camorristica. Salvatore Righi nel 2006 hanno messo in liquidazione la società, dove compariva come socio. Da allora Salvatore non compare nei registri della società , ma si comporta come il padrone.


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