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I padrini del sud

Creato il 16 novembre 2011 da Madyur
Nel Sud Italia non esistono imprenditori conosciuti in tutto il mondo come Benetton o Del Vecchio di Luxottica. Nemmeno di grandi banchieri, infatti le grandi banche da Roma in giù sono state comprate da quelle del Nord. Nel sud non ci sono multinazionali, ma imprenditori che grazie alla crisi hanno ricevuto più potere.
Sono visti come salvatore della patria , causa disoccupazione alta, e sono quelli che fanno girare soldi. Non chiedono  più scambi ai politici come nella  Prima Repubblica, data l’inaffidabilità del sistema politico,  ma si alleano con un partito o un altro per ottenere benefici o il via libera ad investimenti.
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La borghesia manifatturiera nel  Sud è in crisi e quindi il desolante territorio è in mano a mercanti, agli evasori e alle imprese criminali.
Partiamo dalla Campania. I nomi conosciuti degli imprenditori in questa regione sono Antonio D’Amato , Gianni Punzo e Ambrogio Prezioso. Tra di loro D’Amato è il più celebre. Ex presidente di Confindustria passato alla storia per la lotta con Cofferati sull’articolo 18, ha ufficialmente eliminato Lettieri , Del Pdl, da sindaco di Napoli. Le sue interviste bomba sui giornali ha demolito la sua immagine , spiegando che l’imprenditore sarebbe stato inadatto a governare la città.
D’Amato è una delle poche multinazionali del Mezzogiorno ( 2 mila dipendenti e quasi 800 milioni di fatturato) che ha testa e cuore ad Arzano. E’ big mondiale del packaging alimentare : dai bicchieri di McDonald’s e Coca-Cola , agli involucri del gelato Magnum fino ai contenitori delle pizze d’asporto. Anche la moglie è in affari, ha investito sul progetto Napoli Est , e sta costruendo il Palaponticelli , il più grande stadio per la Musica d’Europa. Ora D’Amato è vicino a Casini, e l’Udc ha fatto il botto nelle Regionali e Comunali.
Gianni Punzo è meno politicizzato, e grande amico di Montezemolo ( partner dell’Alta Velocità). Gestisce l’interporto più importante d’Italia. Punzo ha una storia tipica dei sogni americani, da niente (ex venditore di pizze nei vicoli) a un big ( ha un impero alle porte di Nola). Stato in carcere nel 1995 per associazione camorristica , poi derubricato in favoreggiamento. Non ha mai ricevuto un processo. Senza il  suo interporto il pil della Campania scenderebbe sotto zero.
Il terzo è Ambrogio Prezioso. E’ un uomo che tesse alleanze tra fazioni e gruppi di potere: il suo cuore batte a centro-sinistra , riservato e mediatore nato. Si è preso sulle spalle l’Associazione dei costruttori dopo gli anni bui di Tangentopoli , trasformandola in una delle più autorevoli del territorio. Da Bassolino a De Magistris , passando per Caldoro del Pdl tutti i politici bussano per conoscere intenzioni e progetti.
In Puglia i potenti sono tanti e si dividono in settori. Ci sono i fratelli Columella , originari di Altamura, chiamati i “re dei rifiuti della Murgia”. Carlo Dante con la sua Tra.de.co ha scalato il potere in vent’anni di duro lavoro e ora gestisce un business milionario che s’è intrecciato con gli interessi dei politici e, qualche volta, della criminalità. Nel settembre 2010 è stata condannato a cinque mesi in primo grado per concorso in lottizzazione abusiva, mentre il figlio nello scorso figlio è finito in manette per irregolarità sull’assegnazione di un appalto per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti speciali di alcune strutture sanitarie.
Il salentino Paride De Masi , boss del business delle energie alternative , è considerato un dalemiano doc , amico di imprenditori come De Santis ed Intini. La sua azienda si chiama Italgest , leader dell’eolico , nel fotovoltaico e nella biomassa liquida.
A Bari ci sono i Degennaro, i Matarrese del nuovo Millennio. I costruttori da 350 milioni sono capitanati da Gerardo, consigliere regionale Pd. I Degennaro , albergatori, sono vip della Bari-bene, che aspetta con ansia i risultati di un’inchiesta sulla Dec della Guardia di Finanza , incentrata sulla costruzione di parcheggi sotterranei e alcune lottizzazioni , quasi 500 appartamenti destinati inizialmente alle forze dell’ordine e poi venduti ai privati.
Poi ci sono i cugini, si mormora di centrodestra, capeggiati da Lello Degennaro , ricchissimo imprenditore, proprietario dell’interporto bolognese e di alcuni magazzini , nonché proprietario dell’Università Lum, la libera Università mediterranea. Lello nel 2007 superò un record: appena laureato s’incoronò Magnifico rettore del suo Ateneo. Oggi è indagato per riciclaggio , nell’ambito di un’inchiesta sul clan mafioso dei Parisi.
In Sicilia c’è Mario Ciancio , editore, giornalista, latifondista discendente della casata Sanfilippo di Adrano, che trasmette la sua influenza attraverso l’impero mediatico di famiglia. “La Sicilia” il quotidiano più influente dell’isola. Ma negli anni i suoi tentacoli , l’uomo è finito nelle indagini della Procura di Catania per concorso esterno in associazione mafiosa , hanno raggiunto anche l’etere. Sono tante le radio e le tv sotto il suo controllo. Un potere enorme che fa convenire ai politici siciliani di non essere suo nemico. L’editore ha ottimi rapporti con Lombardo. Ha interessi nell’edilizia, nei business dei musei e ultimamente una passione per i centri commerciali : grazie a una legge ad hoc varata dalla giunta  Cuffaro , Ciancio ha costruito a Catania il centro commerciale più grande della Sicilia.
Anche a Maurizio Zamparini piacciono i centri commerciali. Il suo carisma sull’isola è legato ai successi del Palermo calcio , e qualcuno lo vedrebbe sindaco. Di politici ne frequenta pochi e il suo amico del cuore è Pietro Grasso. Il suo business è nel Varesotto, ma vorrebbe espandere i suoi affari in Sicilia. C’è il progetto Zampacenter, megacentro che dovrebbe sorgere vicino allo Zen di Palermo. Un business delicato dovuto a possibili intercettazioni mafiose.
In guai grossi c’è Salvatore Moncada , re dell’eolico e del fotovoltaico e capo di un gruppo che in pochi anni è arrivato a macinare fatturati vicini ai 60-70 milioni di euro. UN anno e mezzo si è dimesso da Confindustria, sembra per il fatto che l’organizzazione vuole cacciare i colleghi in odore di cosche. Moncada dopo un anno dall’uscita di Confindustria è finito sotto inchiesta perché una sua azienda ha affidato alcuni subappalti alle società di mafiosi legati a Madonia.
La Calabria resta un caso nazionale , le ‘ndrine si sono radicate profondamente. Uno che cerca di lottare è Pippo Callipo , produttore di tonno e altri prodotti ittici , è alla testa di un gruppo composto da 6 società e 300 addetti. Un anno fa chiese l’intervento dell’esercito contro la criminalità. Ha il ruolo di Commissario della Confindustria di Reggio.
L’alter ego di Callipo è Antonino Gatto , presidente di Despar Italia, un gruppo da 25 mila dipendenti e oltre 2000 punti vendita. Un record macchiato nel 2008 da un inchiesta dalla Commissione antimafia. Si sono evidenziati rapporti con imprenditori che riforniscono supermercati , legati alle ‘ndrine.

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