Giorni di silenzio sono il minimo che dobbiamo concedere a ciò che segue il disastro. Genova si allaga, di nuovo, ancora, e stavolta l'acqua porta con sé delle vite umane, oltre allo spazzare via case, seminterrati, negozi, ricordi, strade e speranze. Eppure è sembrato opportuno tacere, un giorno, due giorni, senza forzare quelle polemiche postume che siamo tutti capaci di affrontare quando il risultato è sotto gli occhi di tutti. Dopo. A NY per l'arrivo di Irene, il sindaco fu contestato per aver evacuato interi quartieri: un disfattista, si disse. A Genova, il sindaco è contestato per aver cercato di mantenere la città in uno stato di normalità quando di normale, in quella pioggia, pareva non esserci nulla. Ma i rimedi non possiamo prenderli dopo. Le parole del sindaco Vincenzi non confortano nessuno e sono poco credibili, giustificazioni in un momento in cui nulla è giustificabile. Eppure qua non possiamo contestare un ritardo degli interventi, né il disinteresse per mettere in sicurezza una città, una regione, che da sempre soffrono la pioggia. Possiamo contestare una scelta, ma lo facciamo solo dopo aver visto i risultati dell'acquazzone. E non si dica che nel 2011 questo non è possibile, perché lo sarà anche nel 2012. Qualcuno potrà sbagliare scelte tra gli amministratori, ma i cittadini possono agire di conseguenza o scegliere con la propria testa. Conoscono la città in cui vivono, i problemi che ci sono, sanno i rischi che si corrono, e vedere gente che, dopo un'ora di diluvio, camminava per strada come nulla fosse mi ha lasciato supporre che gli errori di valutazione non siano stati commessi solo dalla giunta comunale. Un po' da tutti. E invece di stare calmi, di aver rispetto, preferiamo le polemiche politiche, anche sterili, anche inutili, giocando sulla pelle degli altri. Perdendo dignità, quella dignità che vorremmo subito restituire ai genovesi, ormai abituati a vedere la propria città crollare e rinascere. Ogni volta. E merito quindi a quelli come Alessandro, il mio contatto in città, che dormono con la figlia per darle sicurezza e si accontentano di stare bene. Oggi non è poco, soprattutto per chi si sente umiliato e sa che non saranno le polemiche politiche a risolvere il problema. Ma il coraggio e la dignità.
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Giorni di silenzio sono il minimo che dobbiamo concedere a ciò che segue il disastro. Genova si allaga, di nuovo, ancora, e stavolta l'acqua porta con sé delle vite umane, oltre allo spazzare via case, seminterrati, negozi, ricordi, strade e speranze. Eppure è sembrato opportuno tacere, un giorno, due giorni, senza forzare quelle polemiche postume che siamo tutti capaci di affrontare quando il risultato è sotto gli occhi di tutti. Dopo. A NY per l'arrivo di Irene, il sindaco fu contestato per aver evacuato interi quartieri: un disfattista, si disse. A Genova, il sindaco è contestato per aver cercato di mantenere la città in uno stato di normalità quando di normale, in quella pioggia, pareva non esserci nulla. Ma i rimedi non possiamo prenderli dopo. Le parole del sindaco Vincenzi non confortano nessuno e sono poco credibili, giustificazioni in un momento in cui nulla è giustificabile. Eppure qua non possiamo contestare un ritardo degli interventi, né il disinteresse per mettere in sicurezza una città, una regione, che da sempre soffrono la pioggia. Possiamo contestare una scelta, ma lo facciamo solo dopo aver visto i risultati dell'acquazzone. E non si dica che nel 2011 questo non è possibile, perché lo sarà anche nel 2012. Qualcuno potrà sbagliare scelte tra gli amministratori, ma i cittadini possono agire di conseguenza o scegliere con la propria testa. Conoscono la città in cui vivono, i problemi che ci sono, sanno i rischi che si corrono, e vedere gente che, dopo un'ora di diluvio, camminava per strada come nulla fosse mi ha lasciato supporre che gli errori di valutazione non siano stati commessi solo dalla giunta comunale. Un po' da tutti. E invece di stare calmi, di aver rispetto, preferiamo le polemiche politiche, anche sterili, anche inutili, giocando sulla pelle degli altri. Perdendo dignità, quella dignità che vorremmo subito restituire ai genovesi, ormai abituati a vedere la propria città crollare e rinascere. Ogni volta. E merito quindi a quelli come Alessandro, il mio contatto in città, che dormono con la figlia per darle sicurezza e si accontentano di stare bene. Oggi non è poco, soprattutto per chi si sente umiliato e sa che non saranno le polemiche politiche a risolvere il problema. Ma il coraggio e la dignità.
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