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Il grande Gatsby di B. Luhrmann

Creato il 13 maggio 2013 da Oggialcinemanet @oggialcinema

«Amo i lunghi sodalizi con gli attori, perché quando si tratta di grandi interpreti non finisci mai di scoprire tutti i loro lati, c’è n’è sempre uno nascosto che neanche loro conoscono. Scoprirlo è la parte più soddisfacente del mio lavoro con loro». Così il regista australiano Baz Luhrmann, che dopo aver diretto per due volte consecutive la splendida Nicole Kidman in Moulin Rouge! (2001) e Australia (2008) torna a collaborare a distanza di diciassette anni con l’ex giovane rampante Leonardo Di Caprio, ora attore dal curriculum impressionante (James Cameron, Steven Spielberg, Martin Scorsese, Quentin Tarantino).

Era il lontano 1996, Luhrmann aveva alle spalle solo un film, Ballroom – Gara di ballo (1992), presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, e Leo era l’attore emergente ancora in cerca di una consacrazione professionale che lo allontanasse dallo stereotipo di sex symbol delle teenager. Romeo + Juliet commosse il pubblico di tutto il mondo, lanciò definitivamente la stella Di Caprio e impressionò per la sua originale quanto eccentrica trovata di modernizzare l’ambientazione dell’opera scespiriana mantenendo il suo linguaggio originale. Oggi che si è riformata la coppia, ci sono anche altri elementi che ritornano. L’ambizioso Il grande Gatsby sarà l’evento di apertura della 66° edizione del Festival di Cannes, dove iniziò la carriera del cineasta australiano, offre di nuovo a Luhrmann la possibilità di rapportarsi con un grande autore del passato, F. Scott Fitzgerald, e mette il divo Leo a confronto con un altro mitico personaggio della storia della letteratura, Jay Gatsby, già portato sullo schermo, entrando nell’immaginario collettivo, da Robert Redford nel 1974 (nella versione di Jack Clayton, mentre nelle precedenti trasposizioni cinematografiche, quella del ’26 e quella del ’49 fu interpretato rispettivamente da Warner Baxter e Alan Ladd). Il risultato sarà solo da godere sullo schermo, per chi potrà la sera del 15 maggio sulla Croisette, o altrimenti dal giorno successivo nelle sale italiane. Un film alla Baz Luhrmann – possiamo ormai dire, nonostante questo sia solo il suo quinto lungometraggio – caotico, folle, ipercromatico, dalle scenografie tanto vicine al realismo quanto all’espressionismo, con un utilizzo straniante della colonna sonora e con un uso intelligente della computer graphic, in questo caso valorizzato anche dal 3D. Effettivamente la storia di Jay Gatsby, plurimilionario dell’America “jazz” e amorale degli anni ’20, solo ma innamorato della bella Daisy (interpretata da Carey Mulligan) e organizzatore di favolose feste nella sua villa, sembra il perfetto luogo d’azione per il visionario e creativo regista di New South Wales, strenuo seguace dei colori accesi, dell’eterna agitazione, dei balli frenetici, così come di personaggi afflitti da pene d’amore alle prese con i propri demoni e con una vita avversa. Come sottolinea Tobey Maguire, che nel film dà corpo e voce a Nick, cugino di Daisy e narratore in prima persona degli eventi, «Luhrmann e sua moglie Catherine Martin, costume designer del film, hanno creato un’esperienza cinematografica unica che immerge lo spettatore negli anni’20 rendendoli contemporanei». Un’opera che sfrutta la tecnologia non per soli fini spettacolari: «Questa trasposizione del romanzo di Fitzgerald – continua l’ex Uomo Ragno – rientra nella scia di quei film che usano effetti speciali e un particolare linguaggio visivo per darci qualcosa di eccitante, in questo caso una pellicola che ha la forza di un action movie impegnativo, sexy, divertente e pieno di musica, pur essendo un dramma in costume». I puristi già gridano allo scandalo e sul web vicino ai commenti di chi non sa attendere l’uscita del film sono leggibili anche diverse critiche prevenute. La versione pop di Luhrmann, prima ancora che veda il buio della sala, non piace ai fan di Fitzgerald né a quelli che sono affezionati al film di Clayton con Redford e la Farrow. A mettere benzina sul fuoco anche alcune dichiarazioni dello stesso Di Caprio (È incredibile vedere quello che è stato tagliato. Tutto ciò che rendeva il libro unico è stato eliminato) così come la scelta della colonna sonora, supervisionata da Jay Z, in cui si potranno apprezzare i contribuiti di Lana Del Rey, Beyoncé, André 3000, Florence & The Machine, The xx, Fergie, Q Tip. Da una parte quindi trepidazione ed interesse, dall’altra c’è chi non ci sta proprio. Ma d’altronde questo è il destino dell’arte del regista di Australia, un cineasta eccessivo, iperbolico, sfarzoso, che giustifica così i cambiamenti apportati nella sua trasposizione cinematografica del romanzo che T.S. Eliot definì “il primo passo in avanti fatto dalla narrativa americana dopo Henry James“: «Portare Il Grande Gatsby integralmente sullo schermo significava fare un film di sette ore, abbiamo dovuto necessariamente tagliare qualcosa. Il nostro obiettivo era comunque quello di restituire lo spirito del romanzo e mettere il pubblico nelle condizioni di vivere il film così come negli anni ’20 i lettori del tempo vivevano il romanzo». Ecco quindi che la particolare scelta della colonna sonora rientra in questa direzione: «Una delle cose che faceva Fitzgerald con successo era prendere tutte le cose nuove e moderne, prendere la cultura popolare e metterle nel romanzo. In particolare utilizzava la nuova musica afroamericana di strada il jazz e lo mise nel romanzo. Fare qualcosa di simile per il pubblico di oggi era la nostra sfida. Così abbiamo cercato di rendere la musica hip-hop di strada attraverso un linguaggio jazz. E ho pensato subito a Jay Z, un grande artista». Lecito quindi aspettarsi tante sorprese nell’accostamento tra note e immagini, quest’ultime che grazie allo strabiliante 3D (Non ho mai visto niente del genere in tre dimensioni – giura l’attore Jason Clarke, che interpreta George Wilson) promettono un’esaltazione della cura del dettaglio e dell’avvolgimento scenico tipici dello stile di Luhrmann. «Fitzgerald era un amante delle cose moderne, del cinema – dichiara il regista. Ecco perché ho voluto realizzarlo in 3D». Le riprese stereoscopiche hanno senza dubbio aumentato il budget produttivo, che ha raggiunto i 127 milioni di dollari, ma anche l’impianto scenografico e la postproduzione digitale hanno pesato molto. New York e Long Island, dove sono ambientate le romantiche, lussuose e tragiche vicende di Gatsby, sono state ricostruite in Australia, nelle Blue Mountains ed a Sydney. Le riprese sono durate cinque mesi e sono state terminate nell’autunno del 2011. Tradotto: un anno e mezzo di postproduzione digitale che ha fatto slittare l’uscita dal dicembre 2012, data prevista per il release americano, ad oggi. L’attesa fortunatamente è finita.

di Antonio Valerio Spera

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