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Il "Lupi" del nuovo cinema documentarista italiano

Da Emajoeleo


LA BOCCA DEL LUPO
Un docufilm di Pietro Marcello
Un delinquente torna a casa, dopo una lunga assenza. Scende al volo da un treno in una Genova portuale ripresa in un vecchio formato amatoriale. E' Vincenzo, che l'attraversa cercando i luoghi di un tempo, ormai in dismissione, luoghi che affiorano alla memoria nel loro antico splendore. Nella piccola dimora nel ghetto della città vecchia, l'aspetta da anni una cena fredda e la compagna di una vita. O forse "compagno": con Mary, transessuale non molto avvenente, si erano conosciuti al "fresco", dietro le sbarre. Lui c'era finito per un vizio d'irascibilità un po' con il mondo. Lei per droga. Poi i messaggi in codice per amarsi. Il sogno di una casetta in campagna sopra la città. Sono navi senza àncora, i loro desideri.
La macchina di Hollywood ne avrebbe fatto una bella storia in 3D, magari con un budget da attrici Oscar. Qui invece la recitazione è ai livelli di ulcera duodenale. Va be', si dirà, è un documentario. A cui però non serve la voce fuori campo dell'animo rabbioso e burbero di Vincenzo a commento di immagini di vialetti, dove viados prendono in giro un vecchietto con il volto appena uscito dal manicomio. Va be', si dirà, è la scelta stilistica del regista: due forze che si contrappongono come significato, proprio come il carattere del protagonista. Noi invece diciamo che anche il significante annoia. La sua Mary ci dice che si era innamorata di lui proprio perché un po' lupo e un po' agnello capace di piangere davanti al cartone animato Bambi.
Oltre gli stereotipi, non fa nemmeno innamorare noi. Non tanto nel soggetto, ma nel trasmetterlo. Un docufilm prodotto dalla Compagnia dei Gesuiti (forse una similitudine con un Cristo colpevole, peccatore e moderno, magari innamorato di un trans?) fatto di appunti da quadernetto di scuola senza climax. Un lirismo caricato, condito ogni volta da inserti video di album di famiglia, come se gliene importasse a qualcuno vista l'assenza di una linea di storia.
Una cosa positiva: dura solo un'ora e dieci minuti.
Last but not least. Gira voce che Vincenzo, il protagonista, si sia piazzato davanti la porta delle sale che proiettano il film dove appunto si parla di lui e pare che abbia urlato ai passanti: "Oh! Guarda che questo sono io!". Ecco dove RAI CINEMA spende i soldi, a nuove forme di "Nuovi Media".
Proprio per quest'ultimo motivo: VOTO 4/10

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