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Il mercato nasce in ambito cattolico, non protesante

Creato il 22 aprile 2011 da Uccronline

Il mercato nasce in ambito cattolico, non protesanteMax Weber ha creato la leggenda secondo cui sarebbe da ritrovarsi nell’etica protestante la matrice dello «spirito» del capitalismo. Questa tesi è assai fragile, sottolinea il filosofo Carlo Lottieri -direttore del dipartimento Teoria Politica all’Istituto Bruno Leoni, membro del comitato di redazione del Journal of Libertarian Studies e del Journal of Private Enterprise, fellow dell’International Centre of Economic Research di Torino e membro del comitato scientifico dell’Institut Turgot di Parigi e dell’Institut Constant de Rebecque di Losanna, nonché Adjunct Faculty member del Ludwig von Mises Institute di Auburn-, specie se si considera il ruolo che negli ultimi secoli del Medioevo giocarono i banchieri e i mercanti delle maggiori città dell’Italia centro-settentrionale e delle Fiandre.

Ben prima di Lutero -continua Lottieri su Il Giornale- il mercato capitalistico si era imposto in varie parti d’Europa, e certamente sono medievali e tardo-medievali anche alcune tra le riflessioni teoriche più interessanti sul tema. A detta di vari studiosi – da Raymond de Roover a Murray Rothbard – uno degli autori che più ha favorito la comprensione dell’economia libera è stato proprio un santo, Bernardino da Siena, di cui è stata ora pubblicata una raccolta di scritti:“Antologia delle prediche volgari. Economia civile e cura pastorale nei sermoni di San Bernardino da Siena” (Cantagalli 2011). Soprattutto in Italia e negli Stati Uniti è emersa una nuova storiografia, che rovescia i cliché weberiani.

Bernardino mette in guardia dalla tentazione di amare i beni della terra più di quelli del Cielo, ma questo non comporta una perdita di interesse per l’esistenza: è solo un invito a viverla con una diversa intensità. Da qui discende pure una specifica etica degli affari (legata al rifiuto di mentire all’acquirente o contraffare le merci), insieme a un modo davvero peculiare d’intendere la società. È allora in errore chi considera il capitalismo cattolico come un capitalismo «indebolito», solo perché in questo quadro tutto quanto l’uomo possiede, in ultima analisi, è di Dio stesso e da ciò discende una decisa responsabilità morale a carico dei possidenti.


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