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Il passato – La recensione

Creato il 19 novembre 2013 da Drkino

Acuta analisi di come, in una società, come la nostra, protesa verso il futuro, a volte sia necessario soffermarsi a ragionare sul proprio passato.

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Dopo quattro anni di lontananza, Ahmad torna a Parigi da Teheran, su richiesta di Marie, sua moglie, per portare a termine la procedura di divorzio. Nel corso del suo breve soggiorno, Ahmad scoprirà il dolore che si cela dietro la conflittualità del rapporto tra Marie e sua figlia Lucie.

Farhadi torna due anni dopo Una separazione, premio oscar 2011, con Il passato, interamente girato in Francia. Ambientato a Parigi, il film ci restituisce un’immagine della capitale diversa da quella canonica, raccontandoci una piccola storia di periferia. La trama in sé, infatti, non è poi così originale, ma Farhadi, ci dimostra, ancora una volta, come spesso la storia sia la scusa per raccontare qualcos’altro. Uno stato d’animo, un dolore profondo radicato nel passato che irrimediabilmente fa già parte del futuro.  Ciò che anima le parole e le azioni dei personaggi, è un passato torbido, a tratti solo accennato. D’altronde al regista poco interessa approfondire ciò che è successo quando Ahmad se ne andò, o le sue ragioni; infatti non gli permetterà mai di spiegarsi, lasciando che gli altri personaggi in scena lo interrompano ogni volta che tenta l’impresa di aprirsi. Ciò che interessa Farhadi è il delicato rapporto tra passato e futuro, e quanto infondo l’uno influisca sull’altro. In mezzo riesce anche ad inserire una sottotrama che cela un segreto. Ciò l’aiuta nel rende più fruibile un film che è in gran parte costituito da dialoghi. I personaggi parlano fino allo sfinimento, svelando  tratti della loro personalità spesso celati. Ciò che li accomuna è il dubbio, che è anche ciò li spinge ad agire. Un dubbio che è rivolto al futuro, spesso imperscrutabile, ma soprattutto al passato, sempre più opaco. In un’epoca che ci fornisce centinaia di strumenti, anche molto tecnologici, per conservare i nostri ricordi, Farhadi sembra dirci che in realtà il nostro passato è diventato ancora più oscuro. La vita moderna, sempre più frenetica, ci spinge a proiettarci verso il futuro, ma il peso del nostro passato continua zavorrarci. Malgrado i continui tentativi che i protagonisti fanno di catapultarsi verso un futuro che pare più roseo, non possono fare a meno di tener conto del peso che il passato rappresenta. Sorge così il dubbio. Bisogna rinunciare al passato, e mostrarsi sleali nei confronti di chi ne ha fatto parte, o prediligere una certa lealtà per ciò che esso rappresenta? Il dubbio permane fino alla fine, oltre i titoli di coda, anche dopo l’uscita dalla sala. La scena finale è , in tal senso, paradigmatica.

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Il passato ci propone una quotidianità fatta di piccoli gesti, di parole all’apparenza insignificanti, che celano,  in realtà un intero mondo. Farhadi è abilissimo, sia in fase di scrittura che nella messa in scena, nel far muovere all’interno di un’ambiguità che li rende efficaci  nella loro sfaccettatura. Ciò di cui, forse,  si sente la mancanza, è l’assenza, in alcuni momenti, che avrebbero donato alla trama un respiro più ampio. 

Il passato, nonostante tutto, si dimostra un film capace di scavare nella coscienza di ognuno di noi, lasciandoci, come succede anche ai protagonisti, col dubbio sul difficile rapporto tra passato, presente e futuro.

ASSUMERE CON CAUTELA: POTREBBE CAUSARE DEPRESSIONE.

Mattia Gariglio

Regia: Asghar Farhadi – Cast: Berenice Bejo, Tahar Rahim, Ali Mosaffa – Nazione: Francia – 2013 – Durata: 130'

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