La richiesta di Beppe Grillo di candidarsi come segretario del PD alle prossime primarie non sarà (naturalmente) accolta. In fondo la cosa è comprensibile; dopo aver detto peste e corna del partito e aver dichiarato che l'unica forza decente è L'Italia dei Valori, il Beppe si è meritato l'uscita laconica e sgrammaticata di Gentiloni, ieri mattina su Radiotre: "facesse il segretario dell'IDV" (a proposito: non siete stufi del "romanesco ufficiale" che sempre più spesso compare sulla bocca di politici e giornalisti e storpia tutti i congiuntivi? Facesse al posto di faccia, andasse al posto di vada. Fanno vomitare, andassero a quel paese!).
Non credo che molti simpatizzanti o tesserati del PD avrebbero votato per Grillo, ma mi sembra davvero pusillanime non ammetterlo a delle elezioni primarie che dovrebbero essere la massima espressione della volontà popolare e della democrazia e che, a mio parere, dovrebbero essere aperte a tutti coloro che lo chiedano e che abbiano un programma e/o un manifesto politico. Anziché vedere il bluff di Grillo, i nostri amici Democratici si sono affrettati a cercare i motivi formali per non averlo tra i piedi. E per Beppe è perfetto, meglio delle elezioni, viste anche le apparenti reazioni di molti del popolo della sinistra.
