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Il soccorso della poesia

Creato il 22 maggio 2015 da Gadilu

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Il testo ministeriale è laconico: “La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto che il 24 maggio 2015, in occasione del centesimo anniversario dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra, la bandiera nazionale ed europea siano esposte sugli edifici pubblici”. Non sussistono richiami di tipo celebrativo – sarebbero peraltro suonati assurdi – e neppure indicazioni precise sulla modalità con la quale esporre tali vessilli. Eppure la polemica non ha tardato a divampare, soprattutto nella nostra regione.

Per ridurne la portata, basta leggere in sequenza i comunicati stampa dei due Presidenti delle province autonome di Bolzano e Trento, subito diramati in risposta alla circolare. Per Arno Kompatscher “l’indicazione di Roma di ricordare in questo modo l’inizio del conflitto è incomprensibile e sbagliata. Avremmo invece volentieri seguito un eventuale invito a mettere la bandiera a mezz’asta, che sarebbe stato il modo giusto per ricordare le vittime di questa tragedia”. Ed ecco quanto affermato da Ugo Rossi: “Le bandiere dell’Italia e dell’Europa il 24 maggio le esporremo, ma a mezz’asta, perché l’inizio di quella guerra, come di tutte le guerre, è già di per sé una sconfitta per l’umanità e per chi crede nell’ideale della convivenza pacifica. Sono certo che l’invito della presidenza del Consiglio non nasca con intento nazionalistico, ma per ricordare che non devono più accadere eventi che hanno devastato l’Europa e con essa la nostra terra”. Senza contraddire la riflessione critica di Kompatscher, condividendone anzi per intero l’assunto di fondo, mi sembra che dall’interpretazione di Rossi discenda l’atteggiamento migliore da tenere anche in Sudtirolo.

Ridotta ai minimi termini la polemica, è utile soffermarsi ancora brevemente sul significato che il ricordo del 24 maggio può avere per noi oggi, a un secolo esatto dal compiersi del tragico evento bellico. Gli atti istituzionali, purtroppo, non aiutano a trovare il tono giusto per farlo. Meglio così affidarsi al linguaggio più denso della poesia. Anche in questo caso, però, si tratta di saper scegliere. “Fa che una primavera rossa di sangue e di martirio sorga da questa vecchia terra, e che la vita sia come una fiamma. Viva la guerra!” (Corrado Govoni); “Invecchiamo di cent’anni, e accadde in un’ora soltanto: l’estate breve già finiva, e fumava il corpo delle pianure arate. Coprendomi il volto supplicavo Dio di uccidermi prima del primo scontro” (Anna Achmatova). L’anniversario del 24 maggio può essere inteso solo come un’invocazione affinché nulla del genere possa ripetersi.

Corriere dell’Alto Adige, 22 maggio 2015


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