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In and out of Wonderland

Da Mammabook
In and out of Wonderland
Avrei potuto scrivere questo post in un momento qualsiasi dell’anno, e invece ho aspettato fino ad ora. Ho provato a illudermi che un tema potesse ‘concludersi’, di potermi trovare per le mani tutte le mie creazioni dedicate a Alice in un solo momento. Per fortuna non è così, le casette dedicate al Paese delle Meraviglie vanno e vengono dal mio laboratorio, e io mi sono resa conto che tutto quello che posso fare è fermare un attimo di questo flusso…
I could have written this post in whatever moment this year, but I waited until now. I duped myself, imagining that there would be a moment where I would have all my creations dedicated to Wonderland, all together in my hands. I am lucky after all, if it is not the case: Alice’s houses come and go, and I realized that all I can do is showing a moment of this flow…
In and out of Wonderland Ogni cosa che dipingo porta centinaia di possibili combinazioni con sé; potrei dipingere tutto il giorno e non venirne mai a capo. Sono una persona fortunata, perché riesco a immaginare quello che non c’è, lo faccio continuamente, e ho anche la fortuna di aver capito come posso dare un corpo a questi fantasmi.
Everything that I paint brings a thousand of possibilities with it; I could paint the whole day, and still not give shape to all the combinations I have in my mind. I am a lucky person, I can imagine something that is not, I do it all the time, and I also leaned how to give shape to my ghosts.
In and out of Wonderland
Dopo aver tanto aspettato, ho capito che non c’è una fine, per nessuno dei temi che affronto. In particolar modo per Alice, questa storia che non finisce di farmi capire cose, e che sembra appassionare allo stesso modo tanti di voi… Una casetta tira l’altra, nascono sempre nuovi dettagli. E poi questa settimana mi sono messa persino a disegnare un set per raccontare la sua storia, e me ne sono davvero innamorata (si è intuito dalle foto?)!
After waiting for so long, I understood that there is no end, for none of the themes I represent. Especially for Alice, a story which has always something to tell me, and seems to thrill all of you in the same way… A little house appears, and then another one, and another… e this week I even painted a storytelling set with stones, dedicated to Alice. I like it so much (and had so much fun taking the pictures)! In and out of Wonderland
Qual è il vostro preferito? Personalmente, uno dei personaggi che più mi affascina di Alice è il Bianconiglio, che corre senza avere mai un attimo di tempo per ascoltarla, e così lei gli corre dietro, inciampa nella tana, lo perde e lo reincontra ogni volta che sembra essersi dimenticata di lui.
Which one is your favourite? I am really fascinated by the character of the White Rabbit, who runs all the time and never finds a moment to listen to Alice, and so she runs after him, falls in its den, looses him and finds him again each and every time that she almost forgot about him.
In and out of Wonderland
Mi sento tanto Bianconiglio ultimamente. Mi chiedo: come ho fatto a non avere più tempo? Come è possibile avere già riempito tutto il tempo della mia giornata, ancora prima che questa cominci?
I do feel a lot like the White Rabbit lately. I wonder: how comes that I have no time anymore? How is it possible that my day is already full before I even started it?
In and out of Wonderland
Ho ‘perso’ tanto tempo nella mia vita: tanti pomeriggi in casa a scarabocchiare e leggere, ho perso tempo dietro al mio bimbo, e poi dietro alla piccoletta, ho perso tempo a inventare giochi, a dipingere, a fare una foto al giorno a questa città.
I ‘wasted’ so much time in my life: so many afternoons doodling and reading, I wasted time after my baby boy, and then also my baby girl, I wasted time inventing games, painting, taking at least a picture every day of this wonderful town.
In and out of Wonderland
E poi mi sono inventata questa attività, e sembrava il lavoro più bello del mondo. E poi sono arrivati lo Stregatto, e Panco Pinco e Pinco Panco e Facebook, e il SEO, e i messaggi che devono essere calibrati tra privato e pubblico, il me-prodotto, i bambini che sul blog ci starebbero tanto bene. Cartelli a destra e sinistra, gatti che consigliano di andare in una direzione, e strani esseri a forma di scopa che cancellano la strada che hai appena percorso.
And then I invented this activity, and it looked like the most beautiful job in the world. And then the Cheshire Cat came, and Tweedledum and Tweedledee, and Facebook, and the SEO, and the messages which must be perfectly equilibrated between public and private, and the me-product, and the kids who would look so cute on the blog. Signs up and down, cats telling you which way you should go, weird things with a broom-shaped head cleaning away the path you just took.
In and out of Wonderland
Ho la sensazione di aver cominciato lì, a perdere tempo per davvero. Perché diciamocelo chiaro e tondo, io non sono una multinazionale, né aspiro a diventarlo. Ho sempre immaginato il mio pubblico ristretto, ma speciale. Magari crescerà, ma sarà sempre formato da persone di un certo tipo – irriconoscibili per strada, innamorate delle cose fantastiche, persone che sanno stare da sole e dedicarsi a quel che amano in silenzio, che sanno cosa le rende felici, e sono perfino capaci di trovare bello un sasso.
I have this feeling: that’s where I started to waste time for real. Let’s be honest: I am no multinational corporation, I don’t want to become one. I always imagined my public as small, but very special. Sure its number will increase, but the kind of people will be always the same you won’t spot them in the streets, but believe me they love stories and fantasies, they can spend time alone, they know what makes them happy, and can even find a stone beautiful. In and out of Wonderland
E riguardo al mettere in piazza la mia vita, no, non chiedetemelo. In questo blog ho sempre parlato di me e ho parlato anche dei miei figli, ma si è trattato sempre di cenni calibrati tratti da una vita intera che resta dietro le quinte. Ho sempre preservato la mia famiglia, soprattutto a livello di immagini, e la sola idea di ‘metterla in gioco’ in favore della mia attività mi fa venire un nodo alla gola. Non fraintendetemi, non è una critica a chi lo fa, ogni persona è libera di fare come crede. Vorrei solo far capire che, per me, proteggere il nostro spazio è importante, è salutare – e che si tratta di una libertà a cui non sono disposta a rinunciare. Porre dei limiti mi consente di avere un rifugio, mi permette di vedere le cose a distanza e di riconoscere quelle inutili da seguire, di tagliare gli impegni e liberarmi dell’orologio… è come la marmellata negli ingranaggi! …e poi: ma davvero avete bisogno di sapere di più? Non vi parlo già abbastanza di me? Ho scritto più di quattrocento post in questi quattro anni, davvero vi do la sensazione di ‘non esserci’? Non ci credo.
And about sharing my life more than I do – no, don’t ask me that. In this blog I always talked about me and I even talked about my kids, I told single stories and experiences taken from a whole big life which keeps on staying in the backstage. I always preserved my family, especially concerning images, and the idea of ‘using’ them for my activity makes me sick. Don’t misunderstand, I am not criticizing – everyone is free to choose. I just want you to understand that, for me, protecting our ‘area’ is important and healthy – and that’s a freedom I am not willing to give up. Establish boundaries allows me to keep my shelter, gives me the distance to focus and recognize what is useless to follow, helps me to cut on the obligations and free myself for the watch… it’s like marmelade in the gearwheels! …and then, seriously: do you need to know more about me? Don’t I talk enough about myself? I wrote more than 400 posts for this blog, do you really feel like ‘I’m not there’? I can’t believe it.

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