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It’s all about 18

Creato il 27 dicembre 2010 da Basketcaffe @basketcaffe

kevin garnettE’ la frase che sintetizza perfettamente mentalità e motivazione con cui i Boston Celtics affronteranno l’intera stagione: ottenere il 18esimo titolo ad ogni costo, confermandosi la franchigia più titolata della NBA. I Big Three sono ormai avviati a chiudere la propria carriera e far spazio al nuovo che avanza? Chiedete un parere a chi se li è trovati davanti finora. In assoluto non vantano il miglior record (23-5), secondi soltanto ai migliori Spurs di sempre in un avvio di stagione e alla pari con dei sorprendenti Dallas Mavericks, ma certamente sono la squadra più calda del momento, ben 14 successi di fila raggiunti dalla Gang Green di coach Doc Rivers prima della sconfitta contro Orlando il giorno di Natale.

I “Real Big Three“, nonostante tre anni in più dall’ultimo successo, sono finora apparsi al meglio quanto a forma e determinazione. Il più in evidenza forse è Kevin Garnett, che sembra aver superato definitivamente i problemi al ginocchio infortunatosi nel febbraio 2008 e causa dell’assenza nell’intera post-season e condizionando anche la passata stagione. Inoltre sembra essere tornato a quel ruolo di trascinatore che da sempre KG porta sulla sua pelle, carisma e grinta capaci di infuocare il TD Garden e caricare i compagni con le sue giocate, il suo apporto è consistente non solo in attacco, producendo finora 15.6 punti e 9.7 rimbalzi a partita, ma anche in difesa, lui che è stato miglior difensore della Lega, e tutt’ora stabilmente tra i migliori. Quanto a carisma non servono chiarimenti su capitan Pierce, che è sembrato fin dalle prime partite fisicamente più asciutto e in una forma persino superiore a quella delle annate precedenti, come al solito è il top scorer del gruppo con 18.2 punti conditi da 5.1 rimbalzi di media, ma soprattutto già diverse volte quest’anno ha mostrato di essere ancora l’uomo dei minuti finali, quando c’è da chiudere una gara con scarto esiguo. Sullo stesso piano ovviamente Ray Allen, classe e freddezza al servizio del gruppo, il solito cecchino dall’arco già in più occasioni, secondo miglior realizzatore di squadra con 16.9 di media. A questi si affianca di diritto ormai Rajon Rondo, nell’anno della sua definitiva consacrazione, infortuni permettendo, il presente e futuro della franchigia è suo, e mostra di potersi assumere responsabilità della conduzione del gioco d’attacco, servendo un gran numero di assist a gara; a tal proposito suoi sono per ora 11.2 punti a cui si uniscono 13.8 assist ogni sera, che si traducono in media dai 28 ai 35 ulteriori punti per i C’s grazie alle sue giocate e si comprende perchè sia diventato così determinante.

Contributo importante è stato fornito da “Big Baby” Davis, che sigla ben 12.1 punti a partita (massimo in carriera) partendo dalla panchina, come del resto un determinato e quanto mai disciplinato Nate Robinson (altro signore che in quanto a personalità non è secondo ai precedenti), che riesce a non far rimpiangere Rondo nelle sue assenze e quando si tratta di dare un po’ di fiato al numero 9, supportando la causa finora con 8.3 punti a gara. Scommessa finora vinta dal front office di Boston per quanto riguarda l’ingaggio di un 39enne Shaquille O’Neal, il migliore delle ultime stagioni, motivato come non mai dalla seria possibilità di vincere il suo ultimo anello (arriva a quota 5 come Bryant gli piacerebbe parecchio); fa registrare 10.8 punti e 6.2 rimbalzi a partita in appena 21.7 minuti giocati, senza contare il contributo che il suo “being Shaq” ha portato nella looker-room e in tutto l’ambiente Celtics. Seguono infine un comparto di riserve che finora per la verità poco è stato chiamato in causa, ma che all’occorrenza ha saputo fornire il contributo necessario, si pensi ai vari Semih Erden e Marquis Daniels.

perkins
Motivo di grande ottimismo per l’ambiente dei Celtics è la consapevolezza che i risultati finora conseguiti sono arrivati nonostante la costante presenza di giocatori importanti alle prese con lo staff medico, si pensi in primis a Kendrick Perkins il centro titolare che, infortunatosi in gara sei delle scorse Finals, rompendosi entrambi i legamenti del ginocchio destro, ha ripreso solo da poco a lavorare con il resto della squadra sul campo (anche se a carichi ridotti), e si ipotizza per lui un ritorno dopo l’All-Star Week-End, successivamente a Jermaine O’Neal, che insieme a Shaq è stato preso come rimpiazzo di lusso di “Perk” e che, come il “Big Shamrock”, è stato poco utilizzato a causa dei numerosi infortuni che lo hanno colpito finora e anch’egli è ormai quasi recuperato del tutto. Lo stesso Shaq, anche se in discreta salute, necessita di riposo dopo un certo numero di gare di seguito giocate. Il più sfortunato però è Delonte West, che al ritorno da una serie di infortuni accorsi durante la preseason e dopo aver saltato la prima decina di gare stagionali per la squalifica comminatagli dalla NBA, si è fratturato il polso: successivamente operato non sono ancora stati indicati tempi di recupero, si parla dell’inizio dei play-off.

Viene da chiedersi che Celtics si vedrebbero senza questi infortuni, sicuramente una delle poche squadre con ricambi in panca di così grande qualità, e c’è ulteriore ottimismo dalle parti di Waltham Massachusset in questi giorni, per il primo allenamento stagionale con il reparto lunghi finalmente al completo.
Oltre a poterle schierare in campo, i Celtics una stella ce l’hanno sicuramente a bordo campo, quel Doc Rivers che ha fronteggiato il tornado di infortuni che ha colpito il suo gruppo, facendo le scelte giuste, dando spazio e minuti a uomini che lo hanno poi ripagato dando il massimo e gestendo accuratamente i suoi non più giovani All-Stars. Abile in questo come pochi, Doc cura tanto l’aspetto tattico quanto quello individuale e personale di ciascuno, e non è un caso che gente come Allen e Pierce hanno deciso di rifirmare anche per questa stagione, solo dopo che Rivers ha confermato di voler restare alla guida di questo gruppo a cui si sente fortemente legato al di là di questioni professionali.

Dunque i Celtics hanno nell’essere squadra e nell’affiatamento il loro punto di forza, un gruppo gerarchicamente guidato dai suoi elementi di maggior esperienza, seguiti da tutti gli altri, con umiltà, lavoro e una grande fame di vittoria che stanno portando questa squadra ad attestarsi sui livelli della stagione dell’ultimo titolo; solo la condizione fisica dei suoi elementi principali per adesso potrebbe rovinare i piani della Gang Green.


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