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L’accoglienza dei lupi

Creato il 17 giugno 2011 da Albertocapece

L’accoglienza dei lupiAnna Lombroso per il Simplicissimus

A volte succede di riflettere su se stessi. Io senza essere madre ho amato molti figli. E sento il futuro di tutti i ragazzi di oggi e domani come una responsabilità e a volte una colpa. E ci sono momenti nei quali una strana specie di egoismo mi fa essere contenta di non averne avuti di figli per non fare i conti con loro per via dell’abisso di infamia nel quale abbiamo acconsentito, a vario titolo e con vari livelli di consapevolezza e complicità, a precipitare.

Ieri con la soddisfatta protervia di un killer professionista, Berlusconi annuncia: “Abbiamo approvato con Maroni un decreto in materia di immigrazione che ci consentirà le procedure di espulsione coattiva immediata per immigrati clandestini e per i comunitari che commettono violazioni. Con il decreto approvato oggi prolunghiamo il tempo di trattenimento nei Cie da sei a 18 mesi, attraverso una procedura di garanzia che passa dal giudice di pace”.

Dopo il Cdm, il ministro della semplificazione normativa, Roberto Calderoli, si fa portavoce della soddisfazione leghista. “Arrivano le prime risposte concrete ai problemi abbiamo posto – scrive Calderoli -. La settimana scorsa in Consiglio dei ministri avevo chiesto al presidente Berlusconi di attivarsi personalmente con il governo provvisorio della Libia perché, a fronte del loro riconoscimento e delle garanzie economiche da loro richieste al nostro Paese, vi fosse da parte loro l’impegno al raccoglimento dei loro profughi che sono arrivati o che arriveranno sulle nostre coste. A seguito della nostra richiesta, domani mattina il ministro degli Esteri firmerà un’intesa in questo senso con i nuovi governanti libici, un accordo che prevede, tra l’altro, anche la realizzazione di un centro di accoglienza per i profughi direttamente a Bengasi”.

La barbarie di questo regime si declina nella forma tracotante della superficialità “goliardica” combinata con la ferocia sociale e con una interpretazione paradossalmente iniqua e privatistica della giustizia, della legalità e della solidarietà. In senso inverso alla democrazia il “controllo” della legalità è diventato egemonia della corruzione cresciuta anche in virtù di condizioni istituzionali propizie, grazie a leggi che hanno ridotto e cancellato trasparenza e controlli. Ancora più aberrante l’opera di delegittimazione e svuotamento della giustizia. Ma forse l’aspetto più corrosivo dell’umanità, della civiltà e della socialità è rappresentato da questo stravolgimento del bisogno di sicurezza che trasforma la cittadinanza in un club esclusivo con regole di ingresso così ardue da limitare sempre di più l’appartenenza a pochi privilegiati, opulenti e ubbidienti. La percezione dell’altro da anni ha perso ai nostri occhi le sembianze del legame sociale e della solidarietà per assumere quelle dell’inaccettabile diverso, della pericolosità da respingere. Creando un contesto legislativo fatto più per dividere che per unire, per rifiutare più che accettare, per stigmatizzare più che per ascoltare, per discriminare più che per accogliere. Gli italiani brava gente sono razzisti, xenofobi, intolleranti e che lo siano per timore non rappresenta certo un’attenuante e non lo è nemmeno la consapevolezza che questo atteggiamento è alimentato dagli imprenditori della paura che aprono operosi cantieri per adottare politiche pubbliche di controllo delle persone, a prescindere dalle etnie e dalle origini, per incrementare su larga scala la negazione di diritti sociali, civili e economici, chiudendo in varie forme di recinti dell’emarginazione immigrati, donne, vecchi, omosessuali, precari, lavoratori o disoccupati.

Così i vincoli di coesione sociale declinano sul versante egoistico di un riproposto familismo, imperniato sulla centralità di relazioni primarie, parenti e “paese” ridotti a riempire i vuoti lasciati da una statualità in ritirata. Anche rispetto all’accoglienza e alla cura, sostituite dalla privatizzazione e individualizzazione delle pratiche solidaristiche, retrocesse da obbligo e diritto sociale a benevolenza arbitraria e funzione morale.
Così le politiche sull’immigrazione conferiscono alla nozione di rifiuto ed esclusione un significato che riconferma anche le ingiustizie interne, testimoniano non solo simbolicamente la perdita di riconoscimento e rispetto dei diritti.

La segregazione, la sommersione di nostri uguali in galere senza colpa non è solo una vergogna, è anche la sinistra anticipazione di possibili esclusioni per chi sgarra all’obbligo di assimilazione a regole inique. È affare nostro insomma e riguarda il nostro futuro e quello dei nostri figli. E quello delle nostre coscienze.
I nostri commentatori che ogni giorno rivelano una totale incapacità di vedere: fermenti del nordafrica, prodezze indigene dei loro compagni di merende, la nostra collera, hanno interpretato le nuove regole sull’immigrazione come un regalo alla Lega. È anche così, certamente. Ma lo è perché si tratta di una orrenda bistecca gettata in pasto ai lupi che ci sono tra noi o al lupo che nascondiamo dentro, per nutrirli di rancore, invidia, ferocia e farli essere come loro.


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