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L’Assessore alle Figure Retoriche.

Creato il 07 novembre 2012 da Tnepd

L’Assessore alle Figure Retoriche.

“Posso mantenere questa posa per giorni e giorni…”

A distanza di mesi, il nostro appello ha avuto più successo del 99,78% dei casi di “Chi l’ha visto?” (conteggiando nel restante 0,22% anche i ritrovamenti di cadaveri). Ringraziamo Rosario Crocetta per aver scelto l’esca giusta e averci così riportato Battiato sano, salvo e, soprattutto, con la coerenza che l’ha sempre contraddistinto.
Attendiamo con ansia le sue iniziative per “far dialogare la Sicilia col mondo”, pur ritenendo che il suo “non voglio aver a che fare con la politica” non gli permetterà neppure di organizzare una sagra del panino al prosciutto a Ficarazzi (PA). 

Ah, ci dicono che il Battiato scongelato abbia anche pubblicato un nuovo lavoro dal titolo “Apriti Sesamo”. Prima di catalogare l’opera come “boiata dell’anno”, riportiamo l’esclusiva esegesi sul cantautore del filosofo Manlio Sgalambro.

Premetto che non ho nulla contro Franco Battiato, tutti abbiamo un mutuo da pagare, ma a farmi girare i coglioni sono i suoi sostenitori, fascisti che non tollerano la minima critica al Genio Inossidabile dell’autore siciliano.

Ad esempio, provate a metterne in discussione un testo: oltre alla difficoltà nel reperire periodi di senso compiuto nella faretra artistica dell’Inarrivabile Artista, i suoi sostenitori riusciranno ad elevare a immortale capolavoro ogni misera cacata proveniente dalla sua produzione arrivando a difendere persino la profondità culturale di Cuccurucucu.
Ve la meritate proprio gente come i Marta Sui Tubi, Lo Stato Sociale e Mannarino.

“Franco Battiato non ha mai voluto confondere l’attività musicale con quella politica, dimostrandosi generalmente equidistante dall’argomento e affermando più volte che l’artista non deve necessariamente essere impegnato, tanto meno politicizzato”*.
Ma vediamo come il buon Franco ha saputo rimanere coerente con sè stesso nel corso degli anni con una distaccata ed imparziale analisi socioplutogiudaica del sempre attuale brano conosciuto come Il Ballo Del Potere.

“Ti muovi sulla destra poi sulla sinistra
resti immobile sul centro
provi a fare un giro su te stesso, un giro su te stesso.
You miss me and I miss you.
Fingi di riandare avanti con un salto,
poi a sinistra con la finta che stai andando a destra,
che stai andando a destra.
You miss me and I miss you.”

Il potere, dove fingi di andare a sinistra, poi fai un passetto verso destra, e tutto al solo scopo di ottenere ritorni personali, che brutto, che schifo, che orrore.
Un po’ come all’inizio della sua carriera, quando “Battiato si esibiva con canzoni di ribellione davanti alle scuole durante l’uscita degli studenti tanto che fu notato dalla casa discografica “Jolly”, che inserì la figura dell’artista nel filone di “protesta” che in quel momento andava molto di moda”*.
Fino a qualche tempo fa, quando in un’intervista da Lilli Gruber asserì di non essere mai stato nè di destra nè di sinistra, ma in alto.
O stava solo fingendo di riandare avanti?
Certo, a pensar male si direbbe che dopo aver mangiato per decadi nel piatto della cultura radical chic politicamente impegnata, totalmente demodé da un paio d’anni a questa parte, Battiato abbia deciso di infarcire la sua pietanza con una sana spolverata di grillismo d’avanguardia.
Se non è così spiegatemi le ragioni del duetto con Marco Travaglio al Foro Italico di Roma, Franco Battiato feat. IMieiVecchiFanStannoMorendoDiVecchiaiaHoBisognoDiGiovani.
Il potere, dove fingi di andare sinistra, poi fai un passetto verso destra, e tutto al solo scopo di ottenere ritorni personali, che brutto, che schifo, che orrore. Adesso che ti ho fatto vedere quant’è brutto perché non compri il mio disco?

“I pigmei dell’Africa, si siedono per terra
con un rito di socialità, tranquilli fumano l’erba.”

Ed ecco arrivati al capolavoro della peggiore retorica antioccidentale tanto cara alla cultura postsessantottina, ossia l’ostinata equazione “uomo bianco sta a sporco guerrafondaio assetato di potere come uomo nero sta a inoffensivo antimilitarista amante della democrazia”.
Come se l’Africa non avesse conosciuto antichi conflitti tribali, odierne guerre civili e dittature liberamente attuate e subite dalla popolazione autoctona. È stupendo l’ampolloso razzismo inverso di questo poeta: se vieni dall’Africa non puoi mica essere cattivo o avere mire espansionistiche verso zone limitrofe. E se sei come Balotelli, un nero nato in Italia? Oppure se sei come Violante, un bianco nato in Etiopia?
Inoltre la maggior parte delle tribù africane non ha il problema del ballo del potere: lì il capo lo scelgono direttamente dopo una lotta all’ultimo sangue. E per festeggiare il tripudio di democrazia una lapidazione per adulterio seguita da una bella infibulazione nel ridente Sudan. Ma sono dinamiche che noi, nostro malgrado abitanti di culture inferiori militariste ed assetate di potere, non possiamo di certo capire.
Allargando il raggio potrete obiettare che le popolazioni africane non hanno mai voluto attaccare al di fuori dei propri confini ma, a mia volta, potrei obiettare che, mettendo da parte l’antichità, se da un certo lasso di tempo in poi non hanno “potuto” attaccare al di fuori dei propri confini non dimostra che non lo abbiano “voluto”. Questione di tecnologie militari, se dalle guerre puniche in poi si sono quasi sempre fatti i cazzi loro, o di capacità fisiche come nel caso dei pigmei, che a malapena riuscivano ad uccidere qualche cicogna.
Infine, quel “tranquilli fumano l’erba”. Ovvero, se siete consumatori di droghe leggere dunque siete anche pacifisti in via di beatificazione che non ucciderebbero una mosca, tanto meno per via di una mera lotta di comando.
D’altronde il tasso di criminalità in Giamaica è pari allo zero.
Sul serio, dovrebbero abolire l’Onu ed obbligare i capi di stato a farsi un tiro ogni tanto per risolvere ogni conflitto mondiale:
“Ehi Assad, ho un Hawaian Snow che è la fine del mondo, provala! Ecco, lo vedi che non c’è bisogno di uccidere tutte quelle persone? La soluzione era dietro l’angolo, se solo avessimo ascoltato prima questa canzone di Battiato… cosa? Ok, ok, adesso metto Le Radici Ca Tieni.”

“The circle symbolizes T’ai Chi which is formless and above duality.
Here it is manifesting itself as the progenitor of the universe.
It is divided into yin (the dark) and yang (the light) which signify
the negative and positive poles.
Pairs of opposites, passive and active, female and male,
moon and sun.”

Ed eccoci all’apoteosi del paraculismo d’assalto new age, ovvero come inserire aneddotiche conoscenze di culture orientali tanto per fare il fico alternativo e rimorchiare un paio di grassone divorziate al corso di yoga e meditazione.
Lo Yin e lo Yang.
Il bene e il male.
Isaac Hayes e Francesco De Gregori.
Un musicista e un musicista che decide di andare a Sanremo.
Ricordo la rivolta tra i fan quando Battiato annunciò la sua partecipazione al Festival:
“Franco Battiato a Sanremo è come Gesù che bestemmia.”
“Franco Battiato a Sanremo è come Napolitano che fa la fila al Sert.”
“Franco Battiato a Sanremo è come una neocatecumena che ingoia.”
Appunto: non ci vedo niente di male.
Battiato partecipò al Festival e si autoplagiò due vecchi pezzi che, cantati da uno sconosciuto e valutati realmente per quello che sono, misero d’accordo pubblico e critica facendo vomitare merda a spruzzo da ogni poro cutaneo a tutti i presenti, evidentemente poco avvezzi alla studio della cosmologia taoista.

“Gli aborigeni d’Australia si stendono sulla terra,
con un rito di fertilità vi lasciano il loro sperma.”


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