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La conchiglia di sofonisba

Da Nina
Solo due parole a introdurre la conchiglia di oggi, che parla da sola. Ricordo che quando è arrivata erano gli ultimi giorni di maggio, a breve sarebbe iniziata l'estate. 
Non sapevo ancora nulla di quel che mi aspettava di lì a qualche mese.  L'ho letta tutta d'un fiato, sono arrivata alla fine, all'ultima frase che mi ha fatto piangere come un vitello. 
Lacrime, le mie, di commozione
Lacrime per una gioia che non avevo ancora provato, ma che nel mio cuore di giàmmamma io conoscevo. Volevo fosse la mia di storia, lo volevo e nello stesso tempo ci credevo che lo sarebbe diventata.  Una conchiglia, questa, che custodisco con gratitudine insieme alle altre che in quei giorni di dubbi e paure sono state per me fonte di incoraggiamento e forza. Che lo sia anche per voi.
LA CONCHIGLIA DI SOFONISBA
LA CONCHIGLIA DI SOFONISBA
LA CONCHIGLIA DI SOFONISBA Illustrazione di Francesca Ballarini
*
Ho sempre pensato di esser iper fertile, non so perché... forse per i dolori lancinanti che dai 14 anni in poi hanno sempre accompagnato i miei cicli mestruali, che tra l’altro duravano e durano ancora minimo 7 giorni e arrivano ogni 28 puntuali come i treni giapponesi.
Mamma diceva: "Dopo aver avuto un figlio i dolori ti passeranno!!!". Ho deciso (abbiamo deciso) di avere un figlio a 33 anni (nel 2008) dopo essermi operata per una cisti endometriosica grossa come un’arancia all’ovaia sinistra. Il ginecologo mi ha detto più o meno così: “L’endometriosi è una malattia recidiva che si “nutre” attraverso il ciclo.. ti consiglio una cura per 6 mesi che inibisce l’ovulazione ed in pratica ti mette in menopausa precoce.” Menopausa!!! Ma che scherziamo!!! Mi vengono subito in mente capelli bianchi, caldane, aumento di peso, inibizione della libido... no no “E se e facessi un figlio?”, dico al ginecologo – “Bene“ – risponde – “la gravidanza è un ottima cura per contrastare la formazione di focolai endometriosici”. Uscita dall’ospedale comunico al mio ragazzo che dobbiamo metterci all’opera... non avevo un contratto di lavoro a tempo indeterminato (me lo dovevano fare da lì a qualche mese), Lui dice: “Bè aspettiamo che ti fanno il contratto fisso a gennaio” – era novembre – “così  potrai beneficiare della maternità!!”. Eccerto perché io, sempre con la convinzione di essere iper fertile, pensavo: “Un paio di mesi e rimango incinta!!.” Mica me l’aveva spiegato il ginecologo (ora ex) che l’endometriosi oltre ai dolori insopportabili pre-ciclo avesse come “piccoli” effetti collaterali quelli di creare aderenze pelviche che possono assottigliare e/o ostruire le tube e di peggiorare la qualità ovocitaria... dettagli secondari insomma!
Dettagli che sono venuti a galla nei mesi e mesi successivi quando il ciclo tornava regolare dopo 28 giorni ed io, che cominciavo ad affliggermi, ho iniziato a cercare in rete notizie sull’endometriosi e impallidivo sempre di più man mano che ne scoprivo le conseguenze sulla fertilità. A settembre 2009 inizio a fare dei monitoraggi follicolari  per avere rapporti mirati ma niente, a dicembre 2009 su consiglio del mio ex ginecologo eseguo un’isterosalpingografia per verificare lo stato delle tube.  E’ stata un’esperienza terribile, il dolore più forte che abbia mai sentito, ti infilano un catetere nella cavità uterina e ti iniettano un liquido di contrasto che sale per le tube, se queste sono ostruite il liquido non scorre ma in compenso senti delle fitte allucinanti. Scesa dal lettino svengo, mi  fanno una flebo, mi fanno gentilmente accomodare su una sedia in corridoio e mi dicono di aspettare 15/20 minuti prima di andarmene, la radiografia potevo passare a ritirarla dopo 15 giorni. Ritiro la radiografia è la porto dal mio ginecologo, secondo lui la situazione non era poi così male, certo una tuba è completamente chiusa ma l’altra “tutto sommato” poteva funzionare!!!! Nel frattempo il mio ragazzo va da un andrologo e anche lì, beata sfiga, viene fuori qualche problema, spermatozoi un po’ pochi e po’ lenti... fortunatamente però a differenza del mio ex ginecologo l’andrologo si dimostra una persona comprensiva e professionale: prescrive una cura che nel giro di qualche mese migliora decisamente i risultati dello spermiogramma.
Ad aprile 2010 mi rompo decisamente le palle di vedere la faccia del mio ginecologo, che intanto mi aveva prospettato di fare una IUI (per la precisione ha detto “Proviamo con le IUI, ne facciamo 3 e dopo “casomai” faremo una fecondazione. ???????? NO COMMMENT), e mi rivolgo ad un esperto in problemi di infertilità molto conosciuto nella mia regione. Il tizio, che ho visto solo una volta perché mi ha fatto un’impressionaccia, dopo avere controllato tutte le mie analisi, ecografie, radiografie e avermi visitata ha sentenziato: “Fare una IUI non serve a niente sei piena di aderenze, le tube sono tortuose e chiuse (entrambe!!!) l’unica soluzione è fare una FIVET, nella clinica dove la eseguo io il costo è di € 3.500/4.000 e le percentuali di successo per una donna della tua età (35 anni) sono nell’ordine del 30/32% a tentativo”.   Sono uscita dall’ambulatorio che il colorito della mia faccia faceva albedo sui quei muri grigi e anonimi, una segreteria ultrasettantenne del peso di massimo 40 kg mi ha chiesto 150 Euro, aspetto una decina di secondi che mi fa la ricevuta ma lei abbassa la testa sul giornale di gossip che sta leggendo, non parlo, non chiedo niente e me ne vado a piangere in macchina. Nei giorni, nelle settimane successive la depressione tocca livelli altissimi e mi regala anche una simpatica chiazza di alopecia da stress , intorno a me “tutte” rimangono incinte, vedo solo donne incinte”, i miei amici cominciano a non dirmi più “Ma dai che se ti rilassi, non ci pensi, rimani subito incinta”, ma il “mio Amore” è sempre lì, forte come sempre, positivo come sempre e come sempre in cerca di soluzioni alternative... Decidiamo di incontrare il suo andrologo che mi presenta una ginecologa con la quale collabora per eseguire fecondazioni in vitro...  Mi dice sostanzialmente le stesse cose dell’altro esperto con la stessa schiettezza, con le stesse percentuali di successo, ma decido che mi sarei affidata a lei per tanti importanti motivi:
  1. Nella sala d’aspetto ci sono delle graziose sedie colorate: fucsia, giallo limone, blu elettrico;
  2. Lei, la ginecologa, sorride sempre;
  3. I bagni sono pulitissimi con delle candele profumate sopra al lavandino.

A parte gli scherzi, la decisione di sottoporci alla FIVET l’abbiamo presa all’istante quel giorno stesso del colloquio con l’andrologo e la ginecologa, lui (il mio Amore) perché era sicuro che ci avrebbe permesso di realizzare il nostro sogno di diventare genitori ed io (che sono un pelino più pessimista) per non avere il rimpianto di averle provate tutte per diventare genitori. E’ giugno 2010 e cominciamo a fare tutte le analisi pre-FIVET, iniziamo da quelle che non vanno ripetute: mappa cromosonica e fibrosi citica e dopo l’estate con tutte le altre... una sfilza infinita.. fortunatamente grazie all’esenzione non sborsiamo un euro e ancora più fortunatamente l’isteroscopia non la devo fare perché ho già dato con l’isterosalpingografia! Ad ottobre torniamo dalla ginecologa con tutte le analisi e lei dice: “Per me è tutto OK, vogliamo iniziare con le stimolazioni ormonali dal prossimo mese?” Io mi spavento un po’, Ma come? Già è ora? Ma non è meglio aspettare dopo le feste? Capirai che Natale se dovesse andare male... Invece Lui decide insindacabilmente che procediamo subito senza troppi se e troppi ma...
E così a novembre inizio il protocollo (lungo) pre-FIVET: iniezione di Decapeptyl al 21° gg del ciclo e poi appena arriva il ciclo comincia a spararmi tutte le punturine di Gonal F 300 (io infilo l’ago sulla coscia e Lui inietta) e quindi a fare i monitoraggi follicolari. Il 4 dicembre 2010 andiamo in clinica a Roma per il pick-up, mi sedano per circa 20 minuti e riescono a prelevare 7 ovuli. Il 7 dicembre ritorniamo per il transfer e mi trasferiscono 3 embrioni, il biologo mi dice: “Io li ho coccolati per 2 gg  e mezzo Signora adesso ci pensi lei!” I successivi 15 gg non metto il naso fuori di casa, la ginecologa mi dice che devo fare quello che mi sento (ovviamente vietato lo sforzo fisico, i rapporti sessuali (ma chi ci pensa!!!), guidare la macchina e fare bagni caldi), posso andare al lavoro, uscire per una breve passeggiata. Io mi sento di rimanere a casa, di leggere, cucinare cose buone, farmi venire a trovare da qualche amica, dormire fino a tardi la mattina.   Nel frattempo faccio il tifo per tutti e tre (gli embrioni), non sento nessun sintomo, passo dal pianto al riso nel giro di 5 minuti, faccio l’albero di Natale e ci metto sotto una scatolina con dentro Gesù Bambino. Il 21 dicembre di mattina presto esco per andare a fare le beta e mi dicono di ritornare nel primo pomeriggio, dalle 15 in poi. Va a ritirare le analisi il mio Amore, alle 15:01 gli telefono “Sto andando” – mi dice – alle 15:07 lo richiamo “Sto salendo le scale dell’ambulatorio” – alle 15:10 richiamo “ Sto in fila per il ritiro delle analisi, ecco tocca a me, ti richiamo subito che devo pagare” – Alle 15:12 richiama: 96 SONO INCINTA. Piango, rido, tremo, libero Gesù Bambino dalla scatolina e lo sistemo in bella vista nel piccolo presepe della Thun. ...... 8 MESI DOPO Il 2 agosto 2011 nasce nostra figlia, 4 settimane prima del termine previsto, con taglio cesareo programmato a causa di placenta previa centrale. Me la fanno vedere mezzo secondo, avvicinandomela al viso, scorgo un musetto da micia, mi pare di sentire un miagolio. Tre giorni dopo mi permettono di vederla, il mio Amore mi accompagna con la sedia a rotelle in terapia intensiva neonatale dove è ricoverata a causa del basso peso (kg. 1960) per il resto però mi dicono che sta bene. Prima di entrare in TIN, il papà mi illustra tutte le procedure da seguire: prendere un camice e scrivere sulla targhetta “Mamma di Viola”, lavarsi le mani ed asciugarle con un panno pulito, non piangere (“Perché ci sono Mamme e Papà che non sono fortunati come noi – dice – e i loro bimbi hanno problemi più seri che mettere su qualche etto come la nostra”). Mi avvicino all’incubatrice, vedo una gattina con i capelli un po’ rossi come il papà e la bocca a cuore, comincio a parlarle e subito si illumina una spia rossa ed esce un fischio di allarme assordante.. Mi prende un colpo!!!
“Non si preoccupi – mi dice l’infermiera – è solo il battito cardiaco che si è accelerato, si è emozionata perché ha riconosciuto la sua voce” Da lì in poi la musica è cambiata ed oggi è tutta un’altra storia.
LA CONCHIGLIA DI SOFONISBA

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