Magazine Diario personale

La damigella del diavolo

Da Paperoga

me

 

Due nostri amici si sposano. Organizzano un matrimonio in una bella chiesa e il ricevimento in una splendida masseria. Prevedono tutto nel dettaglio, scelgono ogni particolare con gusto e attenzione. Ma dopo mesi di preparazione certosina perdono un po’ di lucidità, e fanno un errore mortale: chiedono che nostra figlia faccia da damigella e porti gli anelli in chiesa nel momento della sacra unione. Fatal error.

Il pomeriggio già era partito storto. Arrivati nel paesotto pugliese, manco il tempo di scendere dalla macchina, arriva un temporale da tregenda, con tanto di grandinata di sassi. In macchina cerchiamo di tenere ferma la bimba che si dimena tra il sedile davanti e di dietro aggrappandosi a volante e cambio, tra un piede in bocca al padre e una gomitata sulla tempia alla madre.

Il temporale finisce. Si entra in chiesa. Il problema è: come riuscire a farla stare buona in chiesa per un’ora e mezza, dovendo tra l’altro occupare i primi posti dopo i parenti prossimi? Qualcosa ci viene incontro. Ci sono musicisti che suonano durante la messa, un organo e un violino conquistano la bimba e durante l’esecuzione lei rimane in piedi, ritta e silenziosa ad ammirare lo spettacolo. Quando la musica finisce, cominciano i guai. Anzitutto la bimba non ne vuole sapere, e chiede che i musicisti continuino a suonare: “ANCOA!!! BAVI!!! ANCOA!!! Poi, siccome non è accontentata, comincia a vagare alla ricerca di divertimento. Noi cerchiamo di tenerla ferma con mille ammennicoli (ventagli, libretti della messa, giocattoli portati a posta), poi ricomincia la musica e lei di nuovo ritta in piedi, ma quando finisce decide di vagare inquieta per la chiesa. Mi metto al suo seguito come un bodyguard. La gente la guarda camminare vestita come un confetto e le sorride, ma non sa quale potenziale distruttivo nasconda il suo bel faccino da angioletto. Si avvicina alle candele votive delle offerte, chiede di essere presa in braccio. Io le faccio vedere  le candele, sono del tipo elettrico che si accende con la levetta, e le spiego che la gente mette i soldi, accendo la candela e dice una preghiera, ma mentre sto parlando lei sta accendendo e spegnendo di tutto, fulminandone una, quasi staccando una levetta dall’altra, ignorando le preghiere dei fedeli e i soldi pagati per poterli esprimere. La allontano per evitare un corto circuito, e manco la sposto che si sta già gettando a pesce dentro l’acquasantiera. La metto per terra, siamo in fondo alla navata, e si dirige verso il confessionale. Anzi, ci entra direttamente dentro. Dalla parte del prete. Per farla uscire ci metto mezzo minuto, ma alla fine è fuori. Giusto in tempo per notare un tavolino con delle ampolle di acqua e vino e un po’ di pane. Per i cristiani è l’offertorio che va benedetto dal prete, per lei è solo un tavolo da rivoltare. Per mezzo secondo evito il disastro.

Arriva il momento di portare gli anelli. Le fedi si trovano su un cuscino che la bimba deve porgere al prete o agli sposi, ora non ricordo. Fatto sta che lei guarda sto cuscinetto, guarda il prete, guarda sua madre, e butta per terra cuscino ed anelli e se ne va a sedersi ai piedi dell’altare. Sunofyork prende gli anelli, li porge a chi deve porgerli, chiede scusa a sposi, testimoni, prete e chierichetti, e torna al suo posto. La bimba vaga vicino all’altare, rischiando di far inciampare fotografi e sacrestano, e quest’ultimo manda a me padre uno sguardo da clint eastwood che conferma la massima evangelica “lasciate che i bambini vengano a me”. Ma non rompano i coglioni in chiesa.

Però alla fine il matrimonio è celebrato. Nel frattempo la bimba passa il tempo a colorare dei figlio coi pastelli a cera, ma comincia a colorare anche i banchi ed io a pulire con le salviettine come una colf. Usciamo dalla chiesa e prendiamo il riso per la solita lapidazione rituale. ma la bimba non può aspettare. Comincia a lanciarlo dentro la chiesa, con la conseguenza che diversi invitati rischiano di scivolare sul marmo e finire il pomeriggio al pronto soccorso. Le sottraggo il riso e scoppia in un pianto abissale. Le ridò il riso e me lo mette nella camicia. Gli sposi escono. Dalla furia repressa tiro il riso a chiunque.

Rientriamo in macchina. Ho perso un paio di chili, ho il vestito sporco di colori a cera, ed ho mezzo chilo di riso dentro ai pantaloni.

Ma sono solo le 18, e manca ancora l’intero ricevimento. La prossima volta che la vogliono come damigella la sedo come un cavallo.

 



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