La disfatta angelena a tinte gialloviola

Creato il 07 maggio 2013 da Basketcaffe @basketcaffe

Nonostante la west-coast californiana sia nota per le elevate temperature durante tutto l’anno, di questi tempi su Los Angeles tira un forte vento, carico di dubbi a preannunciare l’arrivo di una tempesta. No, queste non sono le previsioni del tempo nella città di Los Angeles, bensì il clima di grande incertezza che oscura il cielo di Los Angeles Lakers e Clippers, entrambe eliminitate al primo turno dei playoffs. Osservando quello che è l’elevato lignaggio della franchigia, e considerando anche i macchinosi lavori di allestimento della squadra a stagione in corso, la sconfitta al primo turno dei Los Angeles Lakers contro i San Antonio Spurs forse non stupisce, ma invita sicuramente a molte riflessioni.

Si potrebbe partire ad esempio dal fatto che, sulla carta, questa versione dei Lakers non sarebbe potuta andare molto lontano. Anche con un Kobe Bryant sano e motivato. Eppure una sconfitta senza appello per 4-0 contro la truppa del sergente Gregg Popovich non erano in molti a prospettarla. Il successo dei nero-argento si è fondato su due solidi pilastri che LA non è riuscita ad abbattere:

- Efficienza dal perimetro in aggiunta alle scorribande senza freni di Tony Parker;
- Dominio assoluto nel pitturato grazie al signor Tim Duncan.

Per risolvere a proprio favore il primo punto, Los Angeles aveva bisogno di molte cose: di un Kobe sano al 100%, per contrastare dal perimetro Ginobili e guidare il suo team nella metà campo offensiva, nei tanti momenti di buio giallo-viola vissuti in questa serie. A dir la verità sarebbe servito come il pane anche un antistaminico a coach D’Antoni da sempre allergico al concetto di difesa, nel suo spartito tecnico in cui domina il concetto: “L’attacco è la miglior difesa”. Per ribadire il concetto di assoluta inefficienza difensiva si può osservare come l’accoppiata Ginobili-Parker ha fatturato di media 34 punti a partita, tirando globalmente con percentuali molto vicine al 50%.

Per rispondere adeguatamente al secondo punto, avrebbe senz’altro fatto comodo a Los Angeles una coppia di lunghi affiatati come la coppia di Memphis, Zach Randolph – Marc Gasol, in grado (da soli o quasi) di traghettare Memphis al secondo turno. Al contrario della coppia giallo-viola Pau Gasol e Dwight Howard che sembra tutt’altro che coesa. Però va sottolineato con la matita rossa l’exploit di un redivivo Gasol, che risolti i problemi di fascite plantare ha provato a trascinare i suoi mettendo sul tavolo una doppia-doppia 14 punti + 11.5 rimbalzi nelle 4 apparizioni playoffs.
Un lavoro a testa bassa sopratutto nella fascia di campo che va dalla linea dei tre punti a quella del pitturato, da sempre ad appannaggio di un Dwight Howard a volte un pò a corto di soluzioni in grado di far aumentare il peso specifico dei lunghi Lakers sotto le plance avversarie.

E come per i Clippers, guadagnato in largo anticipo le vacanze estive, occorre mettere in cantiere delle strategie per il futuro. Che inevitabilmente saranno influenzate dalle scelte di Chris Paul da una parte e di Howard dall’altra.
Per Superman i deludenti risultati sportivi, il rapporto conflittuale con Kobe, il desiderio di essere la prima donna della squadra e l’opportunità di guadagnare tanti dollari alla free agency sono tutti ottimi motivi per preparare le valigie migrando verso altri lidi. Magari seguito a stretto giro di posta da un Mike D’Antoni mai amato dall’ambiente gialloviola, che un giorno si e l’altro no pensa ad un ritorno sul pino di coach Zen.

La sensazione avvertita da tutti è che per i Lakers si avvicina il momento della rifondazione, di cui non potranno fare parte Steve Nash (che ha comunque altri due anni di contratto ma una schiena a pezzi) e Kobe Bryant, ma con la speranza di poter ripartire da un grande giocatore, meglio ancora se di mestiere fa il Supereroe.


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