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La regola della maniglia

Creato il 22 giugno 2011 da Olga

La regola della maniglia

Fin’Amor
Questa rubrica parla di amore, sia ben inteso: nel modo in cui può farlo una pazzerella delusa come me. Si chiama fin’amor perché è quel che comunemente vien chiamato amor cortese. C i sono tanta confusione e tanti stereotipi incollati all’amor cortese. Dunque, io ci ho scritto sopra una tesi, per cui sono un’esperta (dunque so esattamente come  fare a non innamorarmi). Per il bene dell’umanità è bene condividere il mio sapere.

L’amore cortese

Insomma, non aspettatevi che so, un cavaliere che va con la sua viella dalla sua bella e intona note profumate alla lavanda di provenza per la damina che intanto cala la treccia senza il minimo intento di mettersi a 90. Ecco, no. Magari a 90 si mette pure a un certo punto. Dopo tanto e tanto e tanto tempo. Ed è bene che lo faccia il più tardi possibile, ché l’amore (cortese) si basa proprio su questa castrata insoddisfazione.
In ogni caso, per stringere, la filosofia del fin’amor si basa grosso modo sulle regole, il decalogo del “De amore “di Andrea il Cappellano, una trattato poniamo arbitrariamente del 1175 (anche se pure su questo punto i filologi romanzi si sono accapigliati). Vi stupirete di leggere che, per queste regole, l’amore deve essere adultero e segreto. Che sia segreto è fondamentale: è un topos della poesia trobadorica, e infatti se devono chiamare la bella o il bello, utilizzavano un “senhal”, ovvero un soprannome. Che sia adultero , uhlalalalala!!! Lo possiamo applicare anche adesso se ci pensiamo: l’amore inteso come fulmen, eh sì. La passione. La fase iniziale. Senza preoccupazione per la vita quotidiana, che tu tanto comunque la vita vera la vivi con un altro. Ma questo sarà discutibile per più di qualcuno. La discrezione invece è fondamentale.
E a proposito di discrezione, parliamo delle mie, di regole.

La regola della maniglia

Uno dei miei saggi ex mi ha dato una dritta. Me lo ricordo quando mi ha detto:
“sai, io l’ho capito che ci stavi. La regola della maniglia non mente.”
“la regola della maniglia?” io penso – ovviamente – alle maniglie dell’amore. Ecco sono grassa .
“porti una ragazza a casa, in auto. Se mette subito la mano sulla maniglia, scordatelo, non ci sta. Se tituba, non è detto. Se addirittura si gira, come hai fatto tu, ti guarda, come hai fatto tu, con quel bello sguardo, come hai fatto tu,è fatta. Te la porti a letto, e forse te la sposi pure”
“cioè non sono grassa?”
“no…”
Certo, il fatto di avermi detto che avevo uno sguardo bello non mi ha per niente risollevato dalla figura di merda di tipa che manifesta una disponibilità esagerata e subitanea. Cazzo. Non me lo sono sposato comunque, tiè.
Resta un punto: come cazzo comportarsi di fronte a sta cavolo di maniglia?Senza cadere nella paranoia, intendo.
Se il tipo non mi piace è certo: metto la mano sulla maniglia (antipanico) con l’auto ancora in corsa. Ma se il tipo mi piace? Bellosguardo non se ne parla per niente. Bellosguardo val bene una messa. Adagio la mano sulla maniglia con maggiore delicatezza nel tempo che lui rimette la prima? Dico: “beh, ciao…” puntini e sorriso e mano carezzevole sulla maniglia? Insomma non si deve capire tutto subito.
Le mie conclusioni.
La cosa migliore è non mettere la mano sulla maniglia proprio per niente e chiedere: “scusa, mi fai scendere dalla tua parte?” o, se la macchina ha 5 porte: “senti scendo da dietro” . Ecco sì, da dietro. Circuiamo il problema.
E siamo alla prima regola:
Se ti piace un tipo, e ti fai riportare a casa, la prima sera, non fargli capire subito che ci stai. Non indugiare in auto, facendo di tutto per non uscire, per non toccare la maniglia: è poco serio. Evita l’imbarazzo di non mettere la mano sulla maniglia nei seguenti modi: esci dal finestrino, esci dalla sua parte, esci da dietro. Certo sarebbe tutto più facile con una decappottabile.


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