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La “strana” burocrazia australiana…

Creato il 09 novembre 2013 da Lamagadioz

La “strana” burocrazia australiana…

9 novembre 2013

La “strana” burocrazia australiana…

Non so se conoscete questa storia, è davvero particolare ma dietro a questa ce ne sono altre, di minore entità, che mostrano quanto anche il sistema australiano abbia le sue pecche in materia di immigrazione, soprattutto in materia di tutela nei casi in un cui un immigrato temporaneo abbia bisogno di cure mediche e assistenza.

Claire Hewitt è un’infermiera inglese che nel 2009 decise con il marito fotografo Terry di emigrare in Australia. Dopo un precedente viaggio in camper nella terra dei canguri, entrambi si erano innamorati di questa terra e avevano deciso di trasferirvisi. L’obiettivo non era Sydney o Melbourne, ma l’interno: Claire voleva vivere in un posto completamente diverso. La scelta cadde su Alice Springs.

Lavorò come infermiera per il Dipartimento Salute del Northern Territory soprattutto nelle comunità aborigene, e si occupava del trattamento del tracoma, una malattia facilmente curabile ma principale causa di cecità in 59 tra i paesi più poveri del mondo: l’Australia è l’unico paese industrializzato dove il tracoma è ancora presente, soprattutto nelle comunità che vivono in aree remote. Claire avrebbe voluto ottenere subito un visto permanente, ma il Northern Territory non glielo concesse subito a causa di esperienze negative precedenti, con professionisti come lei che dopo qualche tempo, con il visto permanente in tasca, avevano preferito levare le tende e spostarsi sulla costa.

Così Claire iniziò la sua avventura australiana con un visto 457. Disse che gli ufficiali del Dipartimento le avevano fatto intendere che se avesse iniziato con un 457, dopo 12 mesi avrebbero potuto sponsorizzarla per il visto permanente.

La tragedia accadde nel bel mezzo delle pratiche burocratiche.

Nel maggio del 2010, Claire stava guidando lungo l’autostrada verso le comunità remote del Monte Liebig. Perse il controllo del veicolo e l’auto rotolò sei volte sulla strada. Riportò gravi ferite alla testa, 33 fratture al torace, danni al sistema nervoso di entrambe le braccia. Iniziò il suo incubo.

Dopo un lungo periodo di riabilitazione, Claire cominciò lentamente e non senza fatica, a riprendersi.

Ma non avrebbe mai più potuto tornare operativa al 100%. Il suo cervello doveva reimparare molte cose e il suo fisico era stanco, anche se la sua mente vorrebbe spaccare il mondo. Durante la riabilitazione, il Dipartimento Salute del Northern Territory la assicurò sul pieno sostegno al suo reinserimento lavorativo, seppur con mansioni differenti.

Poi cambiò tutto. Poco tempo fa, stando a quello che afferma Claire, il Dipartimento le disse doopo la scadenza del visto temporaneo (giugno 2014) non avrebbe potuto più sponsorizzare la sua domanda di residenza permanente. Ma la domanda di residenza permanente adesso non si può inoltrare, dice il Dipartimento, perché Claire non ha più i requisiti di lavoratore qualificato necessari per ottenere la residenza permanente. Li aveva prima dell’incidente, ora non li ha più. Non è agghiacciante tutto ciò?

Quindi se nulla cambierà, Claire e Terry dovranno lasciare l’Australia il prossimo anno.

Le implicazioni sono profonde. Per i medici che l’hanno curata, il rientro di Claire e il conseguente abbandono delle cure mediche intraprese e della stabilità ambientale raggiunta in questi mesi per la sua riabilitazione, potrebbero peggiorare il suo recupero. Per Claire significherebbe un peggioramento della salute e un addio definitivo ai suoi sogni di infermiera.

L’incidente di Claire fu un incidente di lavoro: era alla guida di un veicolo governativo al momento del sinistro.

Il Governo ha pagato le sue spese mediche e Claire ha continuato a ricevere il 75% dello stipendio. Se tornasse in Inghilterra avrebbe comunque le spese mediche pagate, ma per il salario la questione sarebbe diversa.

Se Claire fosse una residente permanente e non in grado di tornare a lavorare a tempo pieno, o no in grado di tornare allo stesso livello di stipendio di prima, il regime di compensazione previsto servirebbe a mantenere il suo reddito iniziale.

Se, al contrario, Claire tornasse in Inghilterra, dopo due o al massimo quattro anni i suoi diritti sullo stipendio cesserebbero. A quel punto potrebbe tirare avanti solo con una pensione di invalidità.

Claire vorrebbe al sponsorizzazione per il visto permanente, ma quasi certamente il Dipartimento immigrazione la respingerà.

L’unico modo per farla restare è un intervento diretto da parte del Ministro per l’immigrazione.

Ma per la legge australiana, il ministro dell’immigrazione non può usare il suo potere discrezionale per intervenire in un caso – anche uno con circostanze così gravi – fino a quando non siano state percorse tutte le altre vie legali.

Mi viene in mente il caso Cancellieri-Ligresti, ma fate finta che non lo abbia scritto.

Riprendiamo la storia. Finché il Territorio non farà la richiesta di sponsorizzazione e finché questa non sarà effettivamente rigettata, Claire non potrà impugnare proprio nulla.

Non può impugnare una mancata sponsorizzazione. Può solo condannarla moralmente eventualmente, come ha fatto raccontando questa sua storia.

Sebbene il caso di Claire sia unico, altre situazioni come la sua potrebbe verificarsi. Si tratta dei destini incerti di chi come Claire si trova tra le maglie dell’immigrazione temporanea. In Australia esistono due categorie distinte, con distinte tutele legali e diritti: i visitatori a breve termine e i residenti o cittadini. Chi sta nel mezzo, come gli immigrati con visti temporanei, corre dei seri rischi in materia di tutela.

Ci sono altri esempi oltre a quelli di Claire.

Molti studenti stranieri erano stati impiegati nel gruppo Servizi Swan (2500 dipendenti) che si occupava di pulizie. Quando l’azienda è andata in crisi, il sindacato United Voice si è fatto avanti per chiedere il pagamento arretrato di 2,3 milioni di dollari di salari e 7,2 milioni di dollari di ferie annuali.

I lavoratori potevano essere tutelati dal governo, ma solo i residenti permanenti o i cittadini. Gli studenti internazionali che rappresentavano una grossa fetta delle risorse umane, non erano tutelabili.

Quella della tutela sul posto di lavoro era una tara che era venuta pure a me ai tempi del mio soggiorno australiano…non facevo che chiedermi se anche io avrei potuto essere assistita ma per fortuna non fui mai nella situazione di dovermi informare seriamente.

In ogni caso prima di partire è opportuno informarsi sulle tutele legali e sindacali, perché a quanto pare per l’immigrazione temporanea non esistono.

Anche per i “fratelli” neozelandesi le cose non vanno benissimo. Sebbene loro possano lavorare e vivere in Australia indefinitamente, nel caso di eventi tragici potrebbero essere esclusi dall’assistenza governativa.

Nell’estate del 2010-11, molti neozelandesi, residenti a lungo termine del Queensland, furono inizialmente esclusi dall’ assistenza di emergenza del governo federale per le vittime delle inondazioni e del ciclone Yasi.

Avevano vissuto in Queensland per 10 anni, avevano figli che andavano a scuola, avevano aperto attività commerciali, acquistato case……..ma non corrispondevano alla definizione del residente in Australia secondo il Social Security Act.

E pensare che gli australiani in Nuova Zelanda hanno un ben altro tipo di trattamento: quando ci fu il terremoto a Christchurch nel 2011, gli australiani residenti in quella città ricevettero gli stessi aiuti e la stessa indennità di disoccupazione dei cittadini neozelandesi.

In conseguenza di questo comportamento, il governo australiano si offrì di pagare l’assistenza ai neozelandesi che non avevano ricevuto aiuto. In seguito pagamenti simili, dal carattere eccezionale, furono eseguiti anche per le emergenze successive, come le inondazione del 2013 nel Queensland e le inondazioni nel New South Wales, ma rimangono pur sempre pagamenti straordinari, perché il sistema generale di ammissibilità ai pagamenti non ha subito variazioni.

Secondo lo stesso legale di Claire, Chris Johnston, altri migranti temporanei sono a rischio: esisterebbe infatti una percentuale di datori di lavoro che adotta questo visto temporaneo proprio per evitare obblighi che dovrebbe invece rispettare con i lavoratori permanenti o cittadini.

Sul caso Claire, il Dipartimento Salute del Northern Territory dice che si sta impegnando a fondo per vagliare tutte le ipotesi e capire quale visto immigrazione poter applicar; nega di aver mai promesso la sponsorizzazione per il visto permanente a Claire ma che si era impegnato a sponsorizzare il visto temporaneo di due anni per permetterle di continuare la riabilitazione e pianificare il rientro a lavoro.

Secondo il Workers Rehabilitation e Compensation Act la riabilitazione è “il processo necessario per garantire, per quanto possibile, a un lavoratore infortunato il ritorno alla stessa condizione fisica, economica e sociale in cui si trovava prima di subire il danno in questione. Nel caso di Claire, l’unico modo per consentire la piena riabilitazione è farla rimanere in Australia. “Non sto chiedendo un favore,” dice Claire. ”Solo lo stesso sostegno che sarebbe stato offerto a un lavoratore infortunato residente o cittadino. La nostra vita è qui. Non siamo venuti qui per una vacanza, ma ci siamo trasferiti”. E dopo tutto quello che hanno vissuto, nonostante l’incubo burocratico in cui sono piombati, Claire e Terry si sentono a casa solo in Australia.

Mi auguro che questa storia possa esservi di aiuto per farvi capire che anche Down Under la burocrazia gioca brutti scherzi e c’è sempre qualcuno che ne approfitta a discapito dei lavoratori temporanei.

Mi auguro che il Governo chiarisca una volta per tutte con una legge seria e definitiva l’assistenza legale e lavorativa dei lavoratori temporanei, perché è una categoria che in Australia sta crescendo a dismisura.

 

Fonte:http://inside.org.au/falling-between-the-cracks-of-temporary-migration/


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