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La visione di Emergency a In Onda

Creato il 06 settembre 2013 da Ilsegnocheresta By Loretta Dalola

In_Onda_-_LA7“Soffiano venti di guerra, si parla di un attacco ma sembra che l’opinione pubblica di tutto il mondo sia in letargo, come se pensasse che non è vero. Come se pensasse che si tratti di una guerra finta”…Così inizia l’intervista a Cecilia Strada  ospite di Luca Telese nel suo programma InOnda su La7.

 È Cecilia Strada, presidentessa di Emergency, figlia del medico chirurgo che nel 1994 fondò la Ong, che racconta che siamo circondati da guerre. “Siamo in letargo non solo al possibile, imminente attacco alla Siria, ma anche rispetto all’Afghanistan dove l’Italia è in guerra dal 2001. Viviamo in  un paese in  guerra ma, non ce lo ricordiamo mai. In Iraq per esempio ci sono decine di morti al giorno”.

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I chirurghi di Emergency conoscono da vicino gli effetti devastanti delle mine antiuomo perché ne curano le vittime.”In Afghanistan lavoriamo tanto, nei primi sei mesi del 2013 abbiamo avuto un aumento del 53% dei feriti rispetto all’anno precedente e il 70% in più rispetto a due anni fa” . Dunque la “missione di pace” italiana fa si che ci siano sempre più feriti di guerra. ” Abbiamo speso quattro miliardi, almeno ufficialmente, per ottenere che negli ospedali si registri un aumento di feriti. Difficile spiegarlo agli italiani, come fai a spiegare che in guerra muoiono i bambini e che la Nato ha commesso crimini di guerra, meglio fingere di la guerra sia finta”.

Occhi grandi e spalancati sul mondo, voce ferma e sicura. Ha ereditato dal padre la grinta e la tempra. Stessi ideali, stessi sogni, che devono scontarsi ogni giorno con la tristre realtà. ” Le conseguenze della guerra possono durare per sempre, le mine non finiscono mai. Noi curiamo bambini, che saltano, oggi, su mine sovietiche, bambini che sono nati dopo che i sovietici erano già andati via dal paese. Continuiamo a ridare braccia e gambe ai mutilati della guerra dell’Iraq. Persone che saltano ancora sulle mine italiane. Persone che hanno poi bisogno di fare e rifare le loro protesi, man mano che crescono, perchè si devono adattare al corpo che cresce. Quella delle mine è una guerra che non finisce mai”.

IRAQI BOY WOUNDED IN AIRSTRIKE LIES IN A HOSPITAL IN BAGHDAD
Cecilia è chiaramente dalla parte dei bombardati. Gli anni trascorsi da volontaria nell’associazione umanitaria fondata dal papà la fanno schierare apertamente contro la logica della guerra. ” Le mine, servono non solo a mutilare ma a rendere l’individuo un peso per sempre per la comunità, perchè non potrà mai lavorare”.

Ma ci sono anche armi che non si vedono, le bombe intelligenti che la tecnologia ha creato, ordigni che non fanno danni ma, colpiscono solo i cattivi: “Non esistono bombardamenti mirati o bombe intelligenti, nelle guerre moderne il 90% delle vittime sono civili, se sono mirate, vuol dire che i civili sono il bersaglio e non l’effetto collaterale. Tutte le volte che sento un politico o un generale parlare di effetti collaterali, vorrei fargli un invito e sono disposta a pagargli il biglietto del viaggio, per venire a vedere uno dei nostri ospedali. Nessuno di quelli che votano o finanziano missioni di pace è mai venuto a vedere un ospedale in Afghanistan. Perchè quando uno vede in faccia un effetto collaterale, lo annusi, perchè la guerra è anche questo, l’odore della gente che brucia, allora è più difficile parlare di bombardamenti mirati e bombe intelligenti”.

Ma come si garantisce la pace? “Credo che la pratica dei diritti sia la cosa più giusta, più efficace e più economica per chi vuole portare davvero in giro per il mondo la democrazia e costruire la pace. Bene: facciamolo costruendo i diritti umani e non con le bombe. Perché costruire i diritti – e parlo evidentemente di costruire ospedali, scuole, creare situazioni per far lavorare la gente – costa infinitamente meno di una guerra”.

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Cecilia ha la determinazione di chi con quegli occhi ha visto la miseria, la devastazione e la disperazione delle guerre, e la voce sicura di chi ha compreso che un mondo migliore è possibile. Non è una lezione di morale ma di speranza che Cecilia persegue, vorrebbe provare a eliminare il commercio di armi. “Smettere di produrre armi e la partica dei diritti umani è quello che può portare la pace, perchè non provarci, visto che le guerre non hanno mai portato a durature democrazie, proviamo a fare altrimenti”.

Il rispetto dei diritti umani dovrebbe essere una regola per tutti i governi del mondo ed è quello più difficile da ottenere. ” Quello che vorrei vedere è che si ricominci con forza a fare un percorso diplomatico, perchè sotto, sotto, chiunque vinca la guerra, chi farà la fame son sempre gli stessi, il popolo”.

Non c’è vittoria che valga il sangue che è costata. Dwight Eisenhower


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